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Favonio Brutto

Ascoltando “Brutto di faccia, brutto di cuore”, terzo e più recente album dei Favonio, che ha già raccolto apprezzamenti dalla critica, è facile cadere nella tentazione dei rimandi: le dodici tracce evocano le atmosfere più disparate, ma sempre riconducibili a quell’impalpabile filo rosso della canzone d’autore. De Andrè, Rino Gaetano, ma anche – perché no? – Tom Waits e i Police.

E man mano che le suggestioni si assommano e si confondono, passa la voglia di inseguirle, e si preferisce abbandonarsi all’ascolto di quello che alla fine suona come un impasto originale di ingredienti conosciuti. Condito da una salutare dose di ironia e dal timbro pieno e ruvido del frontman: Paolo Marrone, con cui abbiamo fatto qualche riflessione al proposito.

 

C’è un motivo particolare per cui avete deciso di aprire il vostro album con “A me mi piace vivere alla grande” di Fanigliulo? Ci sono artisti a cui vi sentite particolarmente debitori?

Sia nei concerti che per i nostri due album cerchiamo di rendere il “percorso” musicale il più fluido possibile, le cover che proponiamo live sono di Conte, De Andrè, Gaber, Jannacci, Tenco ecc... La scelta di aprire con Fanigliulo è insita nel titolo stesso della canzone perché a noi ci piace “assai” vivere alla grande… E questo mestiere permette di farlo!

Per rispondere alla seconda domanda cito una frase che spesso ripetiamo, per superare il gioco dei confronti: “Seguiamo le orme dei grandi del passato, distaccandoci quel tanto che basta per essere attuali”.
 

favonio al matteo salvatore 2012

Come lavora una band composta da tanti elementi, di cui uno a Milano e quasi tutti gli altri nel foggiano? Quanto è complicata la vostra “routine” di band: prove, concerti, composizione…

Batterista a Napoli e trombettista a Rovigo complicano ulteriormente il tutto, ma le cose semplici lasciano soddisfazioni effimere, quindi va bene così. Una volta lo scrittore Ugo Marcheselli ha detto che incarniamo una frase di Piero Ciampi: "una penisola al volante ....", effettivamente quando c'è da fare ci mettiamo tutti in movimento. Un antico detto popolare, da queste parti, recita: "Sulla pietra che rotola non si forma il muschio".

 

Favonio2

Cosa chiedete a questo album? A che punto della vostra carriera vi sentite, e quanto è difficile oggi fare musica a livello professionale? Cosa cambiereste nel mercato musicale italiano?

L'album per noi è una necessità espressiva senza alcun obiettivo, se non quello di arrivare a quanta più gente possibile, quindi è un mezzo, non un fine. Carriera è una parola grossa, noi continuiamo a fare canzoni come meglio possiamo; restiamo degli "emergenti", ma meglio essere costantemente "emergenti" che emergere per poi re-immergersi rapidamente. La difficoltà, per chi fa musica come la nostra, stanno nel continuare a farla al meglio, senza scendere a compromessi con POPpettoni usa e getta, che ci riempiono la testa quotidianamente in formati mp3, scaricabili iper-compressi a danno della qualità sonora. Ricordo che negli anni 80 e 90 c'era il culto dell'hi-fi: cercare il miglior amplificatore, le migliori casse, il miglio piatto o lettore CD, delle diverse marche, per potersi gustare un suono puro, le corde che frusciano, le pelli che vibrano, i bassi che pompano, i fiati che soffiano ecc...  Oggi è tutto in scatola come sottovuoto. Ecco, questo manca: è tutto sottovuoto e ciò comporta un dilagante vuoto di pensiero, un appiattimento.

Dalla vostra musica emergono molte influenze, fra cui quelle legate alla vostra terra. Dalla tarantella, che dà il titolo all’album, a “L’uomo del Tavoliere”: il brano “ereditato” da Matteo Salvatore. Qual è il vostro rapporto con le radici e come si fa a evitare che diventi cliché o folklore nella sua accezione più banale?

Questo pericolo per noi non è mai esistito. La nostra proposta musicale è talmente eterogenea, che non possiamo essere etichettati per generi, stili o territori. Ciascuno di noi ha una formazione musicale molto varia e la fa confluire nel progetto, poi c'è un reciproco controllo che conduce alla forma finale. No, direi - conoscendo tutti gli elementi del gruppo - che il rischio di scadere in un cliché, è estremamente remoto.

Favonio1


Come giudichi il momento che sta attraversando la Puglia da un punto di vista musicale e, più in generale, culturale? Come viene vista la Puglia da Milano?

La Puglia recentemente ha generato grossi nomi nell'ambito pop-rock, tutta musica che poteva essere stata fatta in qualsiasi altra regione d'Italia. A noi questo percorso non interessa, semplicemente perché siamo di Foggia senza ostentazioni né di appartenenza, ma neanche di distacco. Foggia è una città strana, distratta. Avrebbe tutte le caratteristiche per essere vivibilissima: meno di 200.000 abitanti, a dieci minuti dal mare (e che mare!) a dieci minuti dalla montagna (e che montagna!), pianure sterminate, grandi luoghi storici (dalla Magna Grecia, alla antica Roma fino alle dimore di Federico II). Eppure c'è qualcosa che non va: basti pensare che per togliere l'immondizia dalle strade vengono da Bari. Proprio Federico II, che a Foggia aveva la sua residenza "godereccia", disse della Capitanata: "Se il Paradiso esiste deve assomigliare a questi luoghi". Poi però, tradito dai foggiani, che su ordine del Papa lo chiusero fuori dai suoi palazzi, annunciò: "Foggia, io ti ho fatto e io ti distruggo!", la rase al suolo ed aggiunse: "Fuggo da Foggia, non per Foggia, ma per i foggiani". Altri grandi foggiani sono andati lontano per affermarsi, Umberto Giordano, Fiorello La Guardia, fino a Renzo Arbore. E quest'è !

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