A- A+
PugliaItalia
FdL, è bufera tra censure e dimissioni. L'ipotesi Fondazione

di Antonio V. Gelormini

Ne ha attraversati di mari perigliosi la Caravella della Fiera del Levante, nei suoi oltre 75 anni di vita, ma accidentati come quello in cui si barcamena, da qualche mese a questa parte, non è dato ricordarne.

E’ bufera. I venti delle recriminazioni la travolgono e le ondate che la schiaffeggiano, certo, non ne rafforzano il ‘brand’: già così poco blasonato, tra le insegne delle flotte fieristiche internazionali.

Al di là delle contese personali sulla tolda di comando, cosa non inusuale in situazioni critiche da mare in gran tempesta, la netta sensazione è che il vero problema annidi tra gli equilibri e le opposte prospettive di rotta dei soci stessi dell’Ente Fiera. E che, a terra, la lotta subacquea - non manifesta - preferisca celarsi nello schermo del duello fra Capitano Achab e Balena bianca, sapendo improbabile la deriva turbolenta di un generale Ammunitamento del Bounty.

Ora, se è vero che secondo l’adagio partenopeo ‘il pesce puzza dalla testa’, il conflitto evidente altro non è che la risultante di una mancanza d’indirizzo, a causa del conflitto-madre in seno alla stessa Regione.  Essa, caso unico nel settore, ricopre un ruolo determinante nella governance dell’Ente. Soprattutto dopo l’impostazione legislativa voluta dall’Amministrazione Fitto, in funzione dei ripetuti interventi di ripianamento delle falle aperte nei bilanci della Caravella, nel corso delle sue lunghe e precedenti navigazioni. Sì perché, la costanza di perdite di bilancio non è cosa solo di oggi o di ieri l’altro, essa si perde nella notte dei tempi moderni.

Ma andiamo con ordine, per provare a scrutare meglio dalla coffa e vederci più chiaro. La Regione non è socio della Fiera, ma in virtù delle leggi è presente in Consiglio Generale (con tre rappresentanti come i tre soci istituzionali), nel CdA (con un rappresentante come gli altri) e ad essa spetta la nomina del Presidente.

FdL Letta
 

E’ quella che, nel tempo, ben più di altri, ha profuso capitali e risorse: assumendo un potere di condizionamento non secondario, derivante non solo dalla funzione di indirizzo e di controllo che la legge le riserva. Dal che è facile dedurre che, in assenza di chiaro indirizzo, la nascita di confusione, la sovrapposizione di ambiti di competenza e le provocazioni di corto circuiti organizzativi, non trovano le adeguate barriere difensive di auto-controllo.

Ad essa si continua comunque a guardare per l’ennesimo salvataggio da un fallimento a tutto campo, e la risposta “stimolante” data da Lungomare Nazario Sauro è stata: “Pronti a mettere 1 euro per ognuno di quelli che deciderà di conferire ciascuno dei tre soci istituzionali”. Anche se si allarga - come vedremo in seguito - il fronte che reclama, in contropartita, un coinvolgimento che vada oltre la mera governance dell’Ente.

La Provincia è l’anello debole della catena: vive una situazione analoga a un’altra vicenda critica come quella della Fondazione Petruzzelli. Poche risorse disponibili, un patto di stabilità che ne restringe l’utilizzo, spesso una situazione di morosità nel versamento di quote alle partecipate, un futuro segnato dalla scadenza del 30 giugno (quando la province saranno cancellate); ma nel contempo una presenza nella governance alla pari degli altri, e un indirizzo politico oggi concorrente a quello del Comune di Bari e della stessa Regione Puglia.

Fdl padiglione
 

Il Comune di Bari soffre alle prese con la riduzione di risorse succhiate dai livelli statali di imposizione, che mortificano le amministrazioni locali, per salvaguardare esigenze centrali da tempo in affanno. Andrebbe spinto a contribuire con soluzioni che almeno compensino la sua partecipazione societaria attraverso le imposte locali che l’Ente Fiera accumula (dopotutto si tratta di proprietà pubblica).

La Camera di Commercio che tenta una testimonianza di competenze e di specifica “voce in Capitolo”, ma che risulta anch’essa mortificata nelle potenzialità di funzione che andrebbero, invece, valorizzate e utilizzate in forme di coinvolgimento più dirette.

Tutti questi soggetti sono rappresentati nel Consiglio Generale della FdL con 3 consiglieri ciascuno (3x4=12) che, col presidente, risulta formato da 13 componenti. E qui, forse, è inutile ricordare che sin dalla prima esperienza - oltre duemila anni fa - qualsiasi consesso così formato non ha mai avuto vita facile. E c’è chi non manca di segnalare, tra l’altro, che nel suo seno ha poi sempre celato almeno un traditore.

FIera 9
 

Tanto assodato, l’analisi dei fatti rileva che un Consiglio Generale, in un contesto di esame e valutazione di un deficit di oltre 3milioni di euro all’anno - solo negli ultimi 3 anni - se discute per ore, si divide e si ricompone su una singola partita di circa 25mila euro, trasmette l’inquietante sensazione che qualsiasi unanimità raggiunta a proposito: sia quanto meno sofferta, ed evidenzia quel ‘conflitto nel conflitto’, che va oltre le soggettività interessate.

Tutti d’accordo sul percorso di privatizzazione da perseguire, per salvare e rilanciare un patrimonio del capoluogo barese, ma anche dell’intero territorio pugliese. Meno chiare le modalità e gli ambiti che la tale privatizzazione della Fiera del Levante debba interessare. Che cosa privatizzare? Il sindaco di Bari, Michele Emiliano, più volte ha avuto modo di ribadire che: “La privatizzazione della FdL interesserà tutti i suoi aspetti gestionali, ma mai i contenuti patrimoniali”. Al tempo stesso, chiunque presidii mercati finanziari e investitori internazionali sa che è praticamente impossibile, ancor più in tempi di crisi, trovare capitali interessati alla mera gestione di settori che, in tutto il mondo, “mordono il freno”. E quello fieristico campeggia saldamente ai vertici di questa speciale spam-list.

Spostare lo scontro, che magari potrebbe rivelarsi anche creativo, sul futuro concreto e sulle diverse visioni della Fiera del Levante che sarà, cogliendo l’occasione - perché no? - per farne momento di confronto dell’intero sistema fieristico nazionale ed europeo, è tra le cose auspicabili nel breve, anzi brevissimo, periodo. La Regione faccia sentire la propria voce e dia indicazioni chiare. Il management della Fiera le persegua compatto, magari adottando quella che i francesi coniarono per due ‘galletti’ come Mitterand e Chirac: la cohabitation. Raggiunto l’obiettivo, il tempo per saldare conti, sanare vulnus e affondare colpi e ripicche non mancherà. Ora c’è bisogno davvero di non svendere il marchio Fiera del Levante, che - chissà come - intercetta ancora il vento di una sorprendente sovrastima percepita.

Intanto in Consiglio Regionale viene presentato, primo firmatario il vice-presidente Nicola Marmo, un disegno di legge per la costituzione della Fondazione Fiera del Levante, a cui trasferire il suo patrimonio immobiliare. Un fronte sul quale la discussione sarebbe bene non risentisse troppo delle divisioni ideologiche, ma una volta tanto si sforzasse di sviluppare un confronto pro-attivo, per cogliere tutte le eventuali prospettive virtuose di una tale ipotesi, e per non liquidare l’iniziativa - come è capitato in altre occasioni - con frettolosa insofferenza. Dati i tempi, competere a contribuire nella ricerca della migliore soluzione, anziché gareggiare a demolirsi a vicenda, non potrà che far bene a una classe dirigente in disperato bisogno di riscatto.

(gelormini@affaritaliani.it)

Tags:
fiera del levantefondazionevolpicellapatroni griffibari
i blog di affari
La Meloni vola nei sondaggi ma si vota solo alle primarie del Pd
M5s, lo strappo è a un passo. E ora può nascere il partito di Conte
Illegittimo il redditometro fuori dalla realtà
i più visti


Testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Angelo Maria Perrino - Reg. Trib. di Milano n° 210 dell'11 aprile 1996 - P.I. 11321290154

© 1996 - 2021 Uomini & Affari S.r.l. Tutti i diritti sono riservati

Per la tua pubblicità sul sito: Clicca qui

Contatti

Cookie Policy Privacy Policy

Cambia il consenso

Affaritaliani, prima di pubblicare foto, video o testi da internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti di autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso del materiale riservato, scriveteci a segnalafoto@affaritaliani.it: provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.