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Edizione n. 77 per la Fiera del Levante di Bari. All’insegna dell’eleganza, del fascino e della seduzione mediterranea, proprio come le gambe femminili a cui il numero rimanda nell’antica e divertente tradizione popolare e cabalistica del Sud.

“Sensuale” e “sensoriale” nella naturale cinquina declinata in una campagna di comunicazione efficace ed attraente, che vede la Caravella sempre più ”brand” a gonfie vele sulle rotte moderne ed internazionali delle intricate mappe commerciali.

Un punto di forza ben gestito dal Direttore Generale, Leonardo Volpicella, alle prese con gli interlocutori più appetibili per l’offerta fieristica levantina, siano essi protagonisti stranieri nel mercato globale, o investitori puri, o ancora altri soggetti-Fiera in cerca di sinergie e partenariati utili.

Ma anche con i flussi di visitatori non solo cittadini, ma soprattutto quelli della cosiddetta corta e lunga prossimità: “Puntiamo a superare decisamente i 230.000 ingressi della scorsa edizione e, in particolare, a incrementare di molto l’indice del 12% di visitatori provenienti da fuori regione”.

Una Fiera che ritrova molti dei suoi indelebili elementi identitari, ma che nel contempo esibisce tutto il potenziale innovativo, quale risultante di una semina praticata - checché se ne dica – negli anni precedenti, e che recupera dopo il riaggancio effettuato col Presidente Monti, la consueta presenza del Presidente del Consiglio alla sua cerimonia di apertura.

Al Presidente, Enrico Letta, gli appelli più sensibili da parte dei massimi esponenti delle istituzioni amministrative e politiche locali, e un discorso sobrio e pratico del neo-presidente Ugo Patroni Griffi, che fa tesoro dei 76 interventi precedenti, per indicare le traiettorie più incisive al richiesto processo di privatizzazione, al quale è abbinata la propedeutica azione di riqualificazione, rinnovamento e valorizzazione dell’intero patrimonio, materiale ed immateriale, della Fiera del Levante.

“La rotta della privatizzazione è inesorabilmente segnata”, sottolinea Patroni Griffi, “una necessità per certi versi già individuata 10 anni fa, quando l’appeal della Fiera del Levante era già superiore a quello di molte altre Fiere italiane. I margini per creare valore, anche nelle altre manifestazioni del corollario FdL, a partire da Expo-Arte, sono sconfinati. Ma vanno affrontati, razionalizzati e messi a frutto. Le attenzioni riscontrate da parte degli investitori esteri, ci danno fiducia e rendono gli sforzi di ognuno azione virtuosamente corale per l’obiettivo comune”.

Si percepisce aria fresca, atmosfera fiduciosa ed entusiasmo diffuso nei vecchi e nel nuovissimo padiglione, lungo i viali, tra gli espositori e attorno alla fontana storica della Fiera. Così come sui volti sorridenti e piacevolmente sorpresi dei visitatori all’uscita di Eataly, o nelle espressioni incuriosite e soddisfatte dei bambini e dei genitori nell’area del Planetario.

Ma soprattutto si fa sempre più insistente e caleidoscopico l’intreccio di accenti e di tonalità di sottofondo, a testimonianza di una rinvigorita affluenza di operatori stranieri, capace di regalare a questa Fiera Campionaria l’impalpabilità di un sesto senso: l’intercontinentalità. Sigillo di qualità all’appuntamento commerciale più significativo, ormai, dell’intero Mezzogiorno d’Italia.

(gelormini@affaritaliani.it)

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