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“L’obiettivo è quello di provare a coniugare il carattere popolare della Fiera, la Fiera cioè come grande evento della socialità, come festa, come occasione anche di incrocio tra il popolo e la qualità del cibo, della cultura, dello spettacolo, con un’accelerazione del processo di modernizzazione”.

Così il Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola nel corso della conferenza stampa di presentazione della 77esima edizione della Fiera del Levante di Bari.

"La Fiera della trasparenza e delle regole" ha sottolineato il Presidente, Ugo Patroni Griffi, "con un format da rivedere, per intercettare risorse in senso lato: di idee, di mezzi e di uomini".

Patroni Griffi si è definito "un presidente senza deleghe", oltre che "a gratis", dato che esse sono state tutte distribuite tra i consiglieri rappresentanti dei Soci. A partire da quella all'Internazionalizzazione e rapporti con altre Fiere del presidente della Camera di Commercio di Bari, Alessandro Ambrosi. A tal proposito, annuncia nelle prossime ore l'incontro con i Responsabili tedeschi della Fiera di Francoforte, primo di una serie di appuntamenti stimolati attraverso i Consolati dei diversi Paesi presenti a Bari.

"Avremo il 20% di domanda espositiva in più dello scorso anno", ha proseguito il neo-presidente incaricato di avviare anche il processo di privatizzazione della Fiera, "con oltre 600 espositori, di 150 operatori esteri che andranno ad animare la ritrovata Galleria delle Nazioni. Tornano, inoltre, istituzioni internazionali come Francia, Camera di Commercio di Marsiglia e Spagna".

“Devono tornare gli imprenditori e deve tornare il popolo – ha aggiunto in sintonia Vendola - questi sono i due caratteri fondamentali di una Fiera. Una Fiera senza imprese non esiste e una Fiera senza popolo è una contraddizione. Il Presidente Ugo Patroni Griffi sta cucendo, con l’ago e con il filo della sua competenza e della sua sapienza, questi due caratteri”.

Per quanto riguarda il processo di privatizzazione, Vendola ha ribadito che “la Fiera non può essere gestita dal pubblico, bensì dal privato secondo una modalità tipica dell’economia di mercato”. 

“In questo processo di privatizzazione - ha aggiunto Vendola - è molto importante però dire ai pugliesi che la proprietà resterà pubblica e che noi continueremo a valorizzare il patrimonio della cittadella. Oggi la Fiera del Levante ha un Cineporto, ha l’esperienza di un privato importante come Farinetti con Eataly, ha un luogo dove sorgerà il museo dei bambini, ha vecchi spazi affittati ai giovani che fanno coworking. Insomma, la cittadella si sta trasformando, nei padiglioni fieristici è importante che entri il produttore di ricchezza”.

Per Vendola “la Fiera è un bene comune, la Fiera appartiene a Bari, alla Puglia, appartiene al Sud. E la Fiera può diventare anche l’occasione per raccontare un altro Sud”.

“Il Sud, per esempio, del Politecnico di Bari  - ha detto Vendola - che è una delle migliori Università che esista oggi in Italia e in Europa, o ancora il Sud che taglia i nastri delle opere realizzate e non il Sud delle incompiute. Nella Fiera dobbiamo poter essere capaci anche di raccontarci, di essere orgogliosi delle realizzazioni fatte e di quelle che verranno. Le cose più belle sono quelle che non abbiamo ancora fatto e alle quali dobbiamo dedicarci”.

A chi chiedeva cosa avrebbe chiesto al Presidente del Consiglio Enrico Letta, in occasione della inaugurazione della Fiera del Levante, Vendola ha risposto “di poter essere liberati dall’incubo e dalla prigionia del patto di stabilità”. Ma non solo.

“Chiederemo al premier – ha aggiunto Vendola - che gli mpegni assunti sulla modernizzazione infrastrutturale del Sud possano avere conseguenze operative. Abbiamo bisogno, per esempio, di rilanciare la linea adriatica, il treno ad alta capacità. Si cominci subito finanziando il raddoppio della Lesina Termoli, 30 chilometri di strozzatura per la dorsale adriatica. O ancora, abbiamo bisogno di realizzare il progetto del collegamento veloce tra Bari e Napoli“.

“Ma soprattutto – ha detto Vendola – diremo a Letta che abbiamo bisogno di un sostegno forte nella lotta alla povertà. Dobbiamo sapere che la povertà è una mina sotto i piedi della coesione sociale della convivenza e della democrazia – ha concluso Vendola - la povertà sta crescendo  e il rischio è che i tempi della ripresa economica siano troppo dissociati dall’esplosione, anche rabbiosa, del dolore sociale”.

(gelormini@affaritaliani.it)

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