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Firma sul registro degli ospiti presidente provincia di Foggia2Bari – Cinquecento pagine di relazione del Ministero delle Finanze inviate al neo commissario Fabio Costantini, Prefettura e Corte dei Conti, cinque anni di Bilanci: se l’esecutivo apre il countdown sull’abolizione delle Province, a Foggia i rilievi mossi dall’ispettore Mosella sui conti dell’ultima legislatura a Palazzo Dogana potrebbero complicarne non poco l’epilogo. E Leonardo Di Gioia, ex titolare delle Finanze nella Giunta Pepe, prima di ricoprire lo stesso incarico con il Governatore Vendola, prova a gettare acqua sul fuoco e si difende.
 
“Da parte mia nei quasi due anni in cui sono stato assessore al Bilancio ho operato nel pieno rispetto delle leggi e dei regolamenti”, chiarisce il successore di Michele Pelillo, precisando che “in particolare sul rispetto del Patto di Stabilità, la Corte dei Conti ha ricevuto costantemente i bilanci dell’Ente, confortati dall’approvazione unanime del Collegio dei Revisori, e non ha mai ritenuto di formulare osservazioni e tanto meno di comminare sanzioni”. Non l’unico a tenere i cordoni della borsa durante il mandato degli azzurri, s’intende, se si conta la breve reggenza di Matteo Cannerozzi de Grazia, in quota Unione di Capitanata, seguita dalla nomina del revisore dei Conti Raffaele Di Ianni. Saranno loro, insieme al Presidente uscente e all’intera squadra di funzionari, a dover rispondere alle accuse formulate da Via XX settembre, seppur “in forma ipotetica” e “senza disporre sanzioni”, arrivate dopo l’ispezione della Ragioneria di Stato: sotto i riflettori finiscono documenti contabili falsati, somme imputate a capitoli di spesa non pertinenti in virtù della contabilizzazione in partita di giro, cambiamento che, secondo l'accusa, avrebbe portato ad eludere il Patto di Stabilità, ma anche atti di Giunta riguardanti il regolamento interno dell’ente, incarichi dirigenziali assegnati per rinforzare la pianta organica ma in numero maggiore rispetto al consentito (5 in luogo dei 2 posti a disposizione), fino alle consulenze e alla promozione a direttore generale di Vincenzo Morlacco, già segretario generale, avvenuta dopo il pensionamento di quest’ultimo e ritenuta “illegittima” dal Ministero, nonostante il rinnovo da parte dell’ex prefetto Costantini.
 
Dalla Provincia promettono verifiche, intanto Di Gioia replica in prima persona sul fronte politico e rispedisce al mittente l’attacco. In primis sul presunto sforamento del Patto: “Sarei molto fiero di avere contribuito a farlo: perché da anni le pubbliche amministrazioni combattono contro questa iniqua camicia di forza, che rende impossibile dare risposte ai cittadini, alle imprese, ai territori. Purtroppo, nell’ambito di una condotta di rigorosa osservanza delle disposizioni e delle indicazioni dello Stato, non abbiamo operato questa forzatura”. Ed anche sulla stabilizzazione di circa centotrenta lavoratori precari rivendica l’adesione alla normativa e di aver “fortemente voluto togliere da una condizione mortificante lavoratrici e lavoratori che, incaricati o selezionati da maggioranze politiche differenti, vivevano da anni, a volte da un decennio, una realtà priva di certezze e di diritti”, accennando anche a presunti e onerosi contenziosi minacciati da alcuni di loro. In attesa delle controdeduzioni del Commissario.
 
(a.bucci1@libero.it)
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