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Gabo , poeta della solitudine collettiva
di Antonio V. Gelormini
 
«Molti anni dopo, di fronte al plotone di esecuzione, il colonnello Aureliano Buendía si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio in cui suo padre lo aveva condotto a conoscere il ghiaccio. Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche. Il mondo era così recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito».

L'incipit che accese per primo l'immaginazione alla scrittura.
 
Eternamente grato a Gabriel Garcia Marquez, il poeta della solitudine collettiva: rivoluzionaria nella sua pluralità!
 
(gelormini@affaritaliani.it)
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Tags:
gabriel garcia marquezpoetasolitudine
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