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Gargano, la supplica al ministro Bray Liberare Kàlena, l'abbazia prigioniera

Dopo la lettera aperta al ministro Massimo Bray del senatore salentino Dario Stefàno, che perora la causa dell'Abbazia di San Nicola di Casole (Le), è la volta della supplica dal Gargano, che da anni prova ad attrarre attenzioni e interventi a favore di un'altra Abbazia: testimonianaza unica tra le più preziose, quella di Santa Maria di Kàlena (872 d.C.) a Peschici (Fg). A scrivere al ministro è Teresa Maria Rauzino, presidente del Centro Studi "Giuseppe Martella", a nome di un intero comprensorio territoriale in sofferenza, che comprende anche il Parco Nazionale del Gargano.

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Gent.mo Ministro Bray,

un luogo del cuore caro al Centro Studi Martella, che ho l’onore di presiedere, é Santa Maria di Kàlena, un’abbazia fra le più antiche del Gargano (872 d.C), sita in agro di Peschici.

E’ dal lontano 1997 che ce ne occupiamo e le speranze di salvarla si sono alternate spesso alla delusione per la mancata risoluzione del caso. In tutti questi anni, come Centro Studi Martella, abbiamo indicato in tutte le sedi istituzionali possibili, oltre che in vari convegni, la valenza di questo prezioso monumento, con innumerevoli articoli sul web e su vari giornali nazionali e regionali.

Per salvare il complesso architettonico dal degrado e dall’indifferenza, abbiamo pubblicato, con il supporto di storici dell’arte e studiosi di livello nazionale, tre libri, il primo nel 1999 (Chiesa e religiosità popolare a Peschici), il secondo nel 2003 edito dal Parco nazionale del Gargano (Salviamo Kalena. Un’agonia di pietra) e il terzo nel 2008 (Chiesa e religiosità popolare a Peschici. Itinerari del Parco letterario san Michele Arcangelo- Gargano segreto).

Kalena è un monumento segnalato, dall’inizio del Novecento, da storici dell’arte importanti come Emile Bertaux. Un monumento regolarmente inserito dal Ministero dei Beni culturali nell’elenco dei “luoghi d’interesse” fin dal 1917, riconosciuto come monumento nazionale negli anni Cinquanta, ma, nota dolente, lasciato impunemente “franare” sotto il vento e sotto la pioggia.

Anni di indifferenza e noncuranza, non soltanto da parte di chi detiene il “possesso” di questi immobili, ma anche da parte della Sovrintendenza che è tenuta a vigilare alla loro tutela. Una sorte che accomuna l’abbazia di Kàlena, in agro di Peschici, a tanti monumenti “sgarrupati” del Mezzogiorno. Minimali gli interventi finora messi in atto, nonostante decreti ed ingiunzioni sostanzialmente disattesi.

Kàlena rete
 

Eppure Kàlena è un luogo-simbolo importante. Non soltanto per l’identità di Peschici e del Gargano, ma del Sud Italia. Nel momento di punta del suo splendore, Kàlena ebbe privilegi da papi ed imperatori. Ebbe potere su estesi territori che giungevano fino a Molfetta, Campomarino e Canne; numerose chiese sparse in tutto il Gargano, un monastero potente come la Santissima Trinità di Monte Sacro (a Mattinata), il Lago di Varano e i “castra” fortificati di Peschici, Imbuti e Monte Negro.

Oggi è ancora visibile il glorioso stemma dei Canonici Lateranensi sul portale murato esterno ormai quasi sepolto dai detriti alluvionali che hanno deformato il fondo della piana assolata e calcificata, interrando metà del muro di cinta dell’abbazia.

La chiesa antica è divisa in due fatiscenti garage-magazzini, quella “nuova”, costruita dagli architetti che tornavano in Francia dalla lontana Terrasanta, è scoperchiata dal lontano 1943. Ci piove dentro da 71 anni, ormai. Le leggi di tutela sono sempre esistite fin dal periodo borbonico.

Lo “spirito” dell’attuale Codice del paesaggio e dei beni culturali preserva, ancora di più, il naturale diritto del monumento Kàlena ad esistere. “Nonostante” la proprietà, riconosce i diritti di una comunità, come quella di Peschici, espropriata di un suo diritto “naturale”: la fruizione del suo bene culturale e religioso più importante.

Kàlena aerea
 

Un grido muto, quello della comunità di Peschici, rimasto per lungo tempo in gola, inascoltato da chi era tenuto a percepirlo. Ora qualcosa è cambiato. Il grido è uscito fuori con forza, è volato alto, è stato ascoltato dalle Istituzioni religiose, comunali, provinciali, regionali e nazionali, oltre che da turisti, semplici cittadini, storici dell’arte e nostalgici amanti del patrimonio vilipeso del Gargano, che hanno costantemente testimoniato la loro volontà, gridando: “Salviamo Kàlena!” con migliaia di e-mail e firme che hanno supportato varie petizioni popolari.

Oggi non siamo più soltanto noi, insieme all’arcivescovo Domenico Umberto D’Ambrosio ed ai tanti cittadini che vogliono salvare l’abbazia, gli utopici “visionari” che sognano Kàlena restituita alla sua bellezza… Pretendiamo che il sogno diventi realtà… che finisca l’agonia di pietra che dura da troppi lunghi anni. Ministro Bray, dia Lei la decisiva svolta a questa storia infinita!

E’ giunta l’ora di liberare l'abbazia prigioniera!

 

Teresa Maria Rauzino

Presidente Centro Studi “Giuseppe Martella” di Peschici

Tags:
kàlenaabbaziagarganocentro studi martella
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