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Bari – Cos’è lo “ius soli”? Mai come in questi giorni l’espressione sta entrando a far parte delle discussioni di tutti. Mai come in questi giorni la confusione è all’ordine del giorno, tra chi non sa e finge di sapere ed altri i quali affrontano il tema con superficialità. Dopo aver imparato a confrontarsi giornalmente con espressioni quali “austerity” e “spending review”, adesso anche i cittadini più sbadati stanno imparando il valore dell’espressione giuridica. Forma (e sostanza), quella dello “ius soli”, che esiste da diverso tempo ma che, solo in queste ultime settimane, anche alla luce della scelta da parte del Governo Letta di inserire nella squadra quale Ministro per l’integrazione, Cécile Kyenge, sta scuotendo non poco l’opinione pubblica.

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Lo ius soli (in latino "diritto del suolo") è un'espressione giuridica, per utilizzare le parole del Ministero dell’Interno, che indica l'acquisizione della cittadinanza per il fatto di nascere nel territorio dello Stato, indipendentemente dalla cittadinanza posseduta dai genitori. “Lo "ius soli" – si legge nell’approfondimento a cura del Ministero - fa riferimento alla nascita sul "suolo", sul territorio dello Stato e si contrappone, nel novero dei mezzi di acquisto del diritto di cittadinanza, allo "ius sanguinis", imperniato invece sull'elemento della discendenza o della filiazione. Per i paesi che applicano lo ius soli è cittadino originario chi nasce sul territorio dello Stato, indipendentemente dalla cittadinanza posseduta dai genitori”.

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Nonostante la campagna di sensibilizzazione ed informazione ad opera di diverse organizzazioni - trattate non proprio con i guanti di velluto in questi giorni dai mass media, basti pensare agli esponenti del Pdl e della Lega Nord presenti nel pomeriggio catodico di Barbara D’Urso -, però, qualcosa continua a non andare. Ed il pensiero non vola soltanto all’episodio avvenuto in questi giorni davanti alla sede della Federazione Provinciale del PD di Bari (un gruppo di fascisti appartenenti a Forza Nuova ha imbrattato l’ingresso della sede, lasciando a terra un piccone, una bandiera italiana macchiate di vernice rossa e diversi volantini contro lo “ius soli” ed il neo Ministro per l’integrazione). A preoccupare il lungo cammino che attende Cécile Kyenge, un percorso irto di pregiudizi e maldestri luoghi comuni, fatti di cronaca interpretati con pericoloso populismo (Mada Adam Kabobo e la tragedia avvenuta a Milano) ed una classe politica spesso e volentieri più indietro del suo stesso paese: “Sono razzista - ha dichiarato l’ex senatore della Lega Nord Erminio Boso - non lo ho mai negato. Kyenge deve rimanere a casa sua, in Congo. È una straniera nella mia casa. Chi ha detto che è italiana?”. Ed ancora Borghezio, secondo il quale la nomina della Kyenge “è una scelta del cazzo, un elogio dell’incompetenza”.

Somali Giovani

A Bari, nel frattempo, il desiderio d’informazione è forte, come dimostrato dall’organizzazione della manifestazione che avrà luogo giovedì 23 maggio alle ore 16.30 in Piazza Umberto. Un momento importante, all’interno del quale cittadini italiani e migranti chiederanno nuovamente a gran voce la chiusura dei centri d’identificazione ed espulsione ed una maggiore velocità nel rilascio del permesso di soggiorno, conditio sine qua non per poter lavorare. Sabato 18 maggio, inoltre, presso la sala Consiliare del Comune di Bari, l’Associazione Giovani Somali d’Italia darà luogo alla prima edizione del “Premio 15 Maggio”, istituito per celebrare la Somali Youth Leage (SYL) Day, giornata in cui si ricorda l’iniziativa di 13 giovani somali che nel 1943 fondarono i primo partito Somalo moderno e ringraziare coloro i quali sul territorio italiano supportano la comunità nel processo di integrazione. Quest’anno riceveranno il “Premio 15 Maggio” l’Assessore alle politiche educative e giovanili, pace e accoglienza del Comune di Bari, Fabio Losito, l’Associazione A.S.A., l’Associazione C.R.A.T.E  Onlus e l’Ufficio Immigrazione della Questura Di Bari.

Lemma

Fortemente vicina alle posizioni di Cécile Kyenge anche la consigliera regionale del Pd, Anna Rita Lemma: “Abbattere le barriere culturali è molto più difficile che abbattere quelle fisiche e tutte le battaglie per un’estensione dei diritti vanno sostenute perché sono battaglie di civiltà”. E spiega: “L'attenzione puntata verso i bambini e verso gli adolescenti nati in Italia li porterà a sentirsi parte integrante del luogo in cui vivono. L'impegno dell'Unicef rivolto a sostenere le "Città Amiche dei bambini", affinché sia concessa a tutti i minori residenti in Italia il riconoscimento della cittadinanza onoraria, si pone , in questo percorso, come un atto dal grande valore simbolico e come stimolo nei riguardi di decisioni politiche nazionali perché sia approvata una legge di riconoscimento dello ius soli”. Da qui l’adesione di 11 Comuni della Provincia di Taranto a questo progetto. Tra questi, Grottaglie: il prossimo 2 giugno, in occasione della Festa della Repubblica, saranno distribuiti attestati simbolici di cittadinanza onoraria ai bambini stranieri nati a Grottaglie a seguito di una deliberazione del Consiglio Comunale, fortemente voluta dall’avvocato Chiaramaria Anastasia (già Assessore alle politiche sociali) e dal Consigliere comunale Mauro Liuzzi.

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