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bray napolitanoBari – “Questo governo una rivoluzione? Lasciamo perdere”. Quando Nichi Vendola si concede la chiosa, il totoministri della vigilia per la squadra di Enrico Letta ha già lasciato spazio ai commenti del post. Due ore nette quelle necessarie al presidente incaricato per sciogliere la riserva davanti al Capo dello Stato e meno di quarantotto quelle che lo separano dalla prova del fuoco in Aula per il voto di fiducia, previsto per lunedì pomeriggio e con un tris pugliese seduto tra i banchi del Governo.
 
 
Nonostante i rumours insistenti delle ultime ore, nell’esecutivo non ci sarà Massimo D’Alema, il cui nome avrebbe costretto ad un cambio di equilibri anche tra gli azzurri. In compenso ai Beni Culturali arriva Massimo Bray, new entry delle ultime Politiche, direttore editoriale dell'Istituto dell’Enciclopedia Treccani e presidente della Fondazione della Notte della Taranta: “Davvero una bella notizia”, commenta a caldo la salentina Loredana Capone dai banchi della Giunta regionale e il diretto interessato sui social si dice “troppo commosso per non rimandare a più tardi il mio ringraziamento per l'onore che ho ricevuto e per l'affetto che state mostrando”. Meno inattesa, invece, la nomina del foggiano Mario Mauro alla Difesa, in leggera controtendenza con le indiscrezioni che davano l’ex vicepresidente del Parlamento Europeo e capogruppo dei montiani a Palazzo Madama pronto ad approdare all’Istruzione, poi andata all’ex rettore del Sant’Anna di Pisa, Maria Chiara Carrozza. E se anche è napoletano di nascita, dopo la lunga reggenza del Pdl pugliese può far parte del trittico anche Gaetano Quagliariello, “saggio” scelto dall’inquilino del Quirinale e presidente Fondazione Magna Carta.
 
Si tratta di un esecutivo in sintonia con le esigenze del Paese, in cui la solidità dell'esperienza politica e tecnica si integra con l'esigenza di nuove competenze e sensibilità, come si può vedere dal ricambio generazionale e dalla folta presenza di una rappresentanza femminile”, manda a dire dal Tacco dello Stivale Luigi d'Ambrosio Lettieri, riconfermato senatore per il partito del Cavaliere. E poco male se in nessun dicastero figura il nome di Raffaele Fitto: non solo è più che aperta la partita per i posti di viceministro e sottosegretario, con i quali, ad esempio, i democrats dovranno provare a quietare i malumori dei veltroniani, ma per le malelingue la scelta dei fedelissimi di Alfano più che di berlusconiani doc per il team sarebbe funzionale tanto alla presa di distanze dal Governo da parte dell’ex premier, continuando la cavalcata verso il voto, quanto ad un cambio in corsa in segreteria senza Angelino. 
 
 
E non che l’entusiasmo sia maggiore dall’altra parte del campo: “Sarebbe sciocco non cogliere in questo nuovo Governo il valore di alcune singole figure”, chiarisce il Governatore pugliese, “Io però contesto un'alleanza che contiene dentro di sé un tradimento nei confronti dell'elettorato e conferma la continuità del sistema di potere berlusconiano. Noi e il Pd avevamo sottoscritto un patto di fronte a milioni di italiani che ci diceva: andate a governare per tirare fuori l'Italia dal berlusconismo, non per abbracciare Berlusconi”, spiega, annunciando un’ opposizione “più ambiziosa possibile”. Almeno quanto quella di Michele Emiliano nel Pd, dopo le bordate all’indirizzo del collega Francesco Boccia e i niet reiterati a qualsiasi forma di governissimo, dribblando le minacce di espulsione per i dissidenti: “Sentire Boccia che vuole buttarmi fuori dal Pd cambiando linea politica senza congresso, mi fa cambiare idea. Non esco da Pd e butto fuori lui”, aveva mandato a dire nei giorni scorsi. E sul Governo è netto: “Va fatto partire, ma poi o funziona subito o va mandato subito a casa”.
 
A proposito dell’ex assessore al Bilancio del Gladiatore, sua moglie, la pidiellina Nunzia De Girolamo, è stata promossa Ministro dell’Agricoltura ed in rete è già tornato a circolare un vecchio intervento su Rai Tre. Ospite di “Cominciamo Bene” l’allora deputata napoletana si giocò un sicuro “ricordo ancora le riunioni del governo Prodi che si fecero a Napoli, lì fu detto no per difendere un uccello, la lontra”. Che però è un mammifero. Quando si dice una partenza col botto.
 
(a.bucci1@libero.it)
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