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Hrand Nazariantz L'Armenia nel cuore

Forse Hrand Nazariantz, prima di altri, aveva capito che il genocidio armeno doveva essere inserito in una dimensione molto più ampia di quella legata a meri interessi economici; quello sterminio era il frutto della pochezza e della miopia di quanti non sanno cogliere la bellezza e la ricchezza nella vita di ogni essere, di un popolo, di un luogo e tanta miseria d'animo non può riconoscere l'Armenia come opportunità per il bene comune.

...E subito il mio pensiero va alla collana: "Conoscenza ideale dell'Armenia" della casa editrice Humanitas di Piero Delfin Pesce attraverso le cui pagine Hrand Nazariantz  'canta il vero sentimento dell'anima popolare che spinge a diffondere le sue melodie d'amore e di felicità, o i suoi lamenti contro l'oppressione o pel desiderio della libertà' della sua gente', per dirla con le parole di Ferdinando Russo che firma la prefazione a: "I TROVIERI DELL'ARMENIA" un'opera editata nel 1916.

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Certi aneliti  appartengono all'umanità e ogni popolo li esprime in forme, colori, danze, suoni unici, figli di un paesaggio, di un'esperienza, della storia appunto che è patrimonio, scrigno di soluzioni preziose , divenute consuetudini, tradizione e quindi valore per la collettività.

Il poeta siciliano Enrico Cardile scrisse di lui: "...è un uomo di un'energia inesauribile...affascinante nella sua modestia risoluta". Vi era in Hrand contemporaneamente sia l'uomo contemplativo che l'uomo dinamico, con la sua vivacità intellettuale era pronto a cogliere ogni fermento culturale e a tuffarsi in ogni brezza che fosse ossigeno per le sue stelle.

Forse sulle corde di Lord Byron o forse per raffreddare i bollenti spiriti che lo avevano spinto a proporsi sfrontatamente a Mannik Berberian figlia del rettore del prestigioso collegio BERBERIAN,  il poeta Armeno  cominciò a viaggiare, scoprendo e affinando il suo spirito nelle correnti del Tamigi dove tra le nebbie londinesi e torri di libri poté scoprire, sicuramente, tra gli altri, i testi del prolifico Edward Bulwer Lytton  e forse lasciarsi sedurre dal  dandismo, non come abito da indossare, una moda da seguire, quanto uno stile di vita che è gentilezza del gesto, eleganza nei modi e soprattutto rifiuto della mediocrità. Chissà se il poeta Cosmogonico si sia soffermato sulle recensioni di Virginia Woolf pubblicate dal 'TIMES LITERY SUPPLEMENT" e abbia respirato  gli aliti del gruppo di Bloomsbury?

E' la sete per il bello e il vero che lo farà approdare qualche tempo dopo in Francia? Lì, nei riverberi della Senna poté comprendere meglio  i versi di Stèphane Mallarmè, ovvero concepire l'essere artista  come un sacerdozio della poesia.... Quella lirica che è incenso per l'anima.Quella poesia che è silenzio tuonante.

E' Parigi il luogo del fermento dove poter riflettere sull'opera di Edouard Schurè, (autore dell'opera I GRANDI INIZIATI);  la capitale della cultura del tempo, il luogo dove specchiarsi nell'innovazione e poter incontrare accogliere  riconoscere, confrontarsi con energia nei nuovi fermenti. E' Parigi il luogo dove riconobbe nel 'Manifesto Futurista' pubblicato  da Filippo Tommaso Marinetti su "LE FIGARO"  una possibilità, un riflesso capace di esprimere, accogliere le esigenze d'avanguardia, il bisogno di intervenire nella vita moderna per modificarla, sollecitarla ad aprirsi verso il futuro. Forse vedeva nel futurismo l'indirizzo giusto, la sollecitazione impetuosa atta  a determinare inedite situazioni emotive, immaginative come possibilità per uscire dalle pastoie delle convenzioni borghesi.

Hrand ebbe per F. T. Marinetti simpatia, ammirazione e poi amicizia. Era l'idea della contemporaneità, del dinamismo voluttoso a sedurre il poeta armeno alla cui sensibilità, probabilmente, non sarebbe sfuggita l'opera pittorica: ""la città che sale" di Umberto Boccioni ccon la quale l'artista  volle '..innalzare  alla modernità un nuovo altare vibrante di dinamica, altrettanto puro ed esalatore di quelli che furono innalzati dalla contemplazione religiosa al mistero divino la vita' ?

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Per Hrand Nazariantz,  navigare, viaggiare instancabilmente voleva  dire realizzare un progetto di conoscenza alta e profonda, chiaro e 'semplicemente nobile' il cui giusto nome era forse inconsciamente insito nel suo cuore e  nella raccolta delle sue liriche: "LE SOLITUDINI STELLATE" pubblicata in Italia per l'edidrice Humanitas col titolo: "I SOGNI CROCEFISSI"(1916).

Non stupisce saperlo tra gli organizzatori della serata futurista svoltasi al teatro Piccinni di Bari nel Settembre del 1922 alla presenza non solo del Marinetti, ma del Cangiullo, accanto a  Enrico Girone, Pippotto  Tramonte e al compositore Franco Casavola. Per molti e molto tempo  tenne conferenze per lo stivale promuovendo la causa armena.  Era giunto a Bari forse su suggerimento di Maddalena De Cosmis che era divenuta sua consorte. Una cantante lirica, una ballerina? Una donna misteriosa  e affascinante! Un agente segreto? Chissà!  A Inserire il carismatico Hrand  negli ambienti culturali del capoluogo di Puglia fu Nicola Ranieri, il marito di Cecilia, la sorella di Maddalena. Fu quest'ultimo a fargli conoscere Piero Delfino Pesce?  E' interessante la sua amicizia con Giampiero Lucini, un poeta che soltanto dopo le rivalutazioni di Franco Fortini e Edoardo Sanguineti è stato considerato un percursore delle nuove avanguardie.

Per Hrand , invece il Lucini era un fratello e di lui aveva colto la grandezza. (E' sempre interessante rispolverare: "IL CROCEVIA OCCULTO. Lucini, Nazariantz e la cultura del primo novecento di Domenico Cofano) e bisognerebbe approfondire i rapporti  con  quel Giorgio D'arcadia al secolo Umberto Zanotti Bianco autore del testo: "TRA LA PERDUTA GENTE" che gli fu accanto, quando si inaugurò il villaggio "NOR ARAX"e  si promosse un' industria di tappeti che per qualità e bellezza  si aprì un varco nel mercato nazionale. Si potrebbe  immaginare che il nome dato al villaggio, il riferimento a quel Fiume: Araz o Aras che scorre alle pendici del monte Ararat, possa essere stato per lui il simbolo di un nuovo corso, il principio di una rinascita armena. E si potrebbe dire che il Nazariantz incarni la migliore capacità di integrarsi, assimilare, aquisire senza abdicare alla propria identità originaria. E' come se in lui si realizzi felicemente la circolazione di energie, contatti, scambi, arricchimenti fra genti e culture, la complementarietà tra oriente e occidente.  Ma non neghiamo le perplessità, le ombre che avvolgono il 'Poeta Cosmogonico'. Sono in tanti a sollevare dubbi sul suo valore umano e artistico.

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Egli fu popolarissimo per un certo tempo e denigrato, forse perché qualcuno aveva pensato che egli avesse strumentalizzato il martirio del suo popolo e  infatti  nel mensile ARMENIA, organo degli Armeni  d'Italia, diretto da Niscian Dér Stepanian (Stampato a Torino dal 1915 fino al 1918), in un articolo apparso nel numero di Gennaio 1917 si legge : "Hrand Nazariantz da poeta armeno è via  via diventato 'il poeta d'Armenia, l'illustre poeta, il più grande.." , ma per noi è semplicemente un uomo che ha saputo tessere rapporti con tutto il mondo, scendere in certo inferno e risalirne, regalandoci opere come 'LO SPECCHIO (Humanitas-Bari, 1920) e IL GRANDE CANTO DELLA COSMICA TRAGEDIA, un'opera di grande valore spirituale corredata dalle pregiate xilografie di  di Piero Casotti e magnificata da una splendida allocuzione di Eli Drac.

Non dimentichiamo che per tanti era un venduto cioè colui che fece i nomi degli antifascisti baresi; ma con la serenità e la maturità anche i parenti di Tommaso Fiore  non sentono di puntargli il dito contro. Per noi  è l'uomo che ha saputo raccogliere intorno a sè tanti intellettuali baresi e aprirli a visioni più ampie della poesia; per noi  è la firma del Manifesto GRAALICO nella qual si legge: In quest'ora di fatale oscillazione dell'universo, che distoglie l'Umanità dai suoi veri fini e dalle sue auguste tradizioni, in quest'ora di generale disfacimento morale, si sente il bisogno irresistibile di lanciare un appello ai fratelli di tutte le fedi che malgrado le tenebre sono rimasti gli apostoli e i confessori di quella grande religione che è la Poesia.

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Graalici non vogliono che l'Arte ...non sia l'ornamento dello spirito sulla povertà del cuore, ma sia...l'immagine di ciò che vi è di più bello, vero e buono, in ogni essere. I Graalici identificano la vita del Poeta con la sua Arte e perciò ritengono che un'opera grande e pura non può sorgere che da un'anima grande e pura.  Chi crea per l'effimero soggiace all'effimero. Il vero Poeta si distingue perchè la sua vita è migliore dei suoi poemi".

Non è difficile capire perchè attorno a Hrand Nazariantz si  siano ritrovati attorno ai tavolini tondi del Caffè Stoppani, del Caffè Sottano o del Caffè del Cacciatore, uomini come Michele Pellecchia, Peppino Santoro,  Mariangela Sinisi, Daniele Mastrini, Potito Giorgio o la Angeloro e tutti a spese loro, senza risparmiarsi continuavano a dispensar poesia col turibolo della pazienza. Non ci stupisce l'instancabile Giulio Gigante che insieme ai suoi amici lo volle presidente onorario dell'università popolare di Conversano, un  centro di Cultura che regalò magiche serate  e incontri di valore altissimo. 

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L'Università Popolare fu negli anni cinquanta, per argomenti e presenze un fulgido esempio di irradiazione, formazione e sensibilizzazione culturale e spirituale. Un centro che è rimasto nella memoria come esperienza autentica per i cittadini di Conversano che poterono ascoltare  tra gli altri: Donato Marrone, Alceste Campanile, Daniele Mastrini, Michele Pellecchia,Giuseppe Santoro e ancora Matteo Fantasia, Pasquale Del Prete, Nicola Damiani ed Enrico Pappacena.

Oggi più di Ieri Hrand Nazariantz ha molto da dire a questo tempo ed è per questo che, nell'ultimo ventennio, si sono moltiplicati convegni e sono nati centri-studi a lui dedicati o che portano il suo nome; sono luoghi che custodiscono i suoi lavori, i carteggi, insomma archivi del suo operare, tessere rapporti con gli emisferi. Egli non dimenticò mai la  Patria amata e sempre condannò  la follia di chi volle annegare nel sangue il suo popolo.  Hrand Nazariantz diede voce e usò la propria penna in favore di  quanti, nei granelli del deserto, nella cenere,nel dolore, ancor oggi - dopo cento anni - ci invitano a riflettere e a comprendere quanto sia serio e importante riconoscere nell'altro il fratello col quale camminare nell'ugualianza, nella dignità, nella libertà che ci innalza e abbraccia in quell' AMORE senza confini. 

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