Finestra su Facebook:
Mettiamo in ordine i pensieri. Per non fuggire al dovere di capire.
Primo. Quella telefonata è infelice, inopportuna, imbarazzante. Ovvio. Nichi ne ha chiarito il contesto e la chiave di lettura. Ha chiesto scusa delle risate e spiegato il tono confidenziale.
Secondo. La domanda cruciale, che esige una risposta chiara e inequivocabile, è: quella telefonata è rivelatrice di un rapporto obliquo e consociativo tra regione e Ilva? No, in nessun modo: prima di quella telefonata la Regione aveva varato la prima legge per l’abbassamento dei tetti di emissione della diossina e i controlli serrati dell’Arpa. Dopo quella telefonata, ha varato le leggi sui tetti di benzoapirene e quella sulla valutazione del danno sanitario, mentre l’Arpa ha proseguito la sua azione con intransigenza assoluta. Siamo andati avanti come un treno.
Terzo. Storicizziamo il contesto. Fino all’azione della magistratura tarantina, l’Ilva era un pezzo di industria intoccabile. Protetto ai massimi livelli, da tutti i poteri dello Stato. Tutte le ordinanze della Regione finivano sconfitte al Tar, mentre il Ministero dell’Ambiente, versione Prestigiacomo, ha costantemente minacciato di ricorsi in Corte Costituzionale, tutte le leggi regionali, fino allo scandalo della valutazione d’impatto ambientale fatta su misura dell’azienda. Agivamo da soli. Contro tutti. Mentre varavamo la legge sul danno sanitario, la Confidustria pugliese lanciava una polemica violentissima sostenendo che si stava uccidendo l’impresa pugliese.
Quarto. Si poteva fare diversamente in questi anni? Gad Lerner, in un’analisi tra le più acute, sostiene che l’errore di Nichi, e della Regione, è di non aver capito che Riva fosse l’espressione di una capitalismo nazionale predatore e rapace con cui non si media. Ha sbagliato a pensare di poter negoziare, sopravvalutando il suo ruolo di governatore. Questo è il punto. Già otto anni fa il conflitto era radicale, non si poteva mediare. Facile dirlo oggi che è chiaro. Otto fa, con la giustizia, lo stato, la politica contro, non lo era altrettanto. I conflitti maturano con la consapevolezza sociale. Oggi con l’azione della magistratura e soprattutto col risveglio della società tarantina è possibile porre in termini radicali quello che era impensabile otto anni fa. Parliamone.
Quinto. Ma la vera questione che attende tutti riguarda oggi: come se ne esce? come si libera Taranto dal cancro? si può mettere in equilibrio la vita e il lavoro, l’ambiente e l’impresa?.
Sesto. L’intercettazione è di tre anni fa. Esce oggi. All’interno di una campagna opaca e inquietante. Se lo scopo è distruggere la credibilità di un’esperienza di cambiamento di una regione del sud, non deve passare. Non può passare. Non abbiamo scherzato in questi anni. A una Puglia diversa abbiamo lavorato davvero. E la Puglia di oggi è un’altra cosa rispetto a quella di otto anni fa. Non riguarda Nichi questo. Riguarda noi. Anche questo deve essere chiaro.
(di Guglielmo Minervini)
