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Sapete in molte parti della inclita (1) Puglia si dice: "fatti i fatti tuoi se c'è chi te li fa fare". Infatti, a volte, l'entropia (la pigrizia) fisica e mentale è un bene, purtroppo, in alcune circostanze, viene fiaccata da un qualche rigurgito fastidioso che riesce a rompere l'incanto di un ozio serio, intenso, rigenerativo. In questi giorni seguivo con distaccato interesse le notizie profuse “a gratis” dalle puntuali pagine di questo attentissimo giornale web e mi sono sentito tirato per i capelli leggendo le varie dissertazioni sull’approvato Piano Paesaggistico Territoriale della Puglia.

Una sorta di pietra miliare, una legge regionale che prende forza dalla Costituzione e che grazie alla sensibilità del Governo Regionale, guidato dal filosofo Nichi Vendola e alla competenza indiscussa dell'Assessore Barbanente ha preso vita grazie ad anni di studi, commissioni, esperti, esponenti di tutti gli atenei pugliesi nonchè gruppi di attori interessati, organizzati o sfusi. La cosa mi ha incuriosito tanto da interrompere il soporoso scorcio d'estate che nella nostra terra è dolce come i fichi, che grondano gocce di succo dorato tanto determinante per la qualità del Vincotto.

Dunque, la Puglia, sforna una legge di tutela del paesaggio, il Piano è scaricabile dal web (http://paesaggio.regione.puglia.it/), provo a capire in cosa consiste e devo dire che la mole di documenti da scaricare e da leggere è veramente imponente; da formichina della pagina scritta mi avventuro a leggere relazioni, mappe, disegni, analisi storico-antropologiche, geologiche, morfologiche, climatiche, colturali, botaniche, geografiche, asp!, asp! Scusate, ma ogni tanto perdo fiato. In conclusione mi ci vorranno almeno otto mesi di intensa lettura per avere un quadro approssimativo del molossico Piano Paesaggistico Territoriale Pugliese e tanto basta per dare la misura del lavoro e dell’impegno profuso dal nostro Governo Regionale.

Insomma, da una prima disamina anche se superficiale, il Piano non è dettagliato, è di più. E' minuzioso, preciso, insomma, quasi, ossessivo ('per quanto!', come dice Gigi Proietti, in una sua esilarante gag).

Complimenti a quanti ci hanno lavorato in qualche misura, naturalmente complimenti soprattutto al prof. Maniaghi che lo ha coordinato. Il territorio è stato studiato, analizzato, dettagliato, frazionato, millesimato, sono state individuate le diverse caratteristiche e descritto con scrupolo e dovizia di differenze fini e grosse nonchè sono stati annotati i particolari sotto tutti i punti di vista e i diversi aspetti atti a delineare l’identità territoriale pugliese.

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Sono state individuate, poi, le varie tipologie o ambiti paesaggistici: Gargano, Monti Dauni, Tavoliere, Ofanto, Puglia Centrale, Alta Murgia, Murgia dei Trulli, Arco Ionico Tarantino, Piana Brindisina, Tavoliere Salentino, Salento delle Serre e con esemplare cinismo sono stati descritti tutti i torti che il paesaggio ha subito nel corso del tempo, dall'irragionevole consumo di territorio a fini edili all'abbandono del patrimonio abitativo rurale; in alcuni passaggi, si intuisce persino l'ombra del pensiero meridiano del nobile intelletto pugliese che ha immaginato l'Homo Civicus, Franco Cassano (oggi Onorevole), ideatore di “Città Plurale” e grande elettore di Emiliano, proprio, pare, a causa del paesaggio (leggasi Punta Perotti), ma questa è un'altra storia.

Tuttavia anche le cose buone ricevono critiche e quindi a fronte di una serie di accezioni elevate anche dall'ex-assessore Amati, dello stesso Governo Vendola, a difendere la nuova programmazione paesaggistica è sceso in campo persino il Magnifico rettore dell'Università di Foggia, Giuliano Volpe, noto ed affermato archeologo. Aggiungendo a difesa del piano la considerazione che lo stesso ha incluso nelle tutele i circa diecimila siti di varia epoca esistenti in Puglia. E’ vero. Interessantissime sono le “tavole” che danno la sequenza degli insediamenti umani nei diversi periodi storici (oltre a numerose altre chicche di genere).

Insomma, arriviamo finalmente  a fare qualcosa di buono e ci mettiamo a polemizzare tra noi?

Allora? Allora benissimo, abbiamo un Piano per l’identità del Paesaggio nonostante le preoccupazioni di costruttori, speculatori, invasori post modernisti, etc.. I quali, ad onor del vero, già sul sentiero di guerra, sono stati subito rasserenati dalla prof. Babanete che ci ha tenuto a specificare che il Piano non è stato redatto per bloccare lo sviluppo edilizio o di ogni altro genere, ma per facilitare le procedure e gli iter di rilascio delle concessioni “a realizzare”. In buona sostanza il Piano non è contro nessuno, ma è a vantaggio di tutti. (“Estiqaatzi, ha detto!”, preciserebbero Lillo e Greg).

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No! non faccio confusione basta ascoltare l’intervista di A. V. Gelormini all'Assessore Barbanente, pubblicata su questa stessa pagina, dal titolo emblematico: “Premi a chi pianifica, altro che vincoli”, ma allora, direte voi (e me lo chiedo anch’io) il Piano tutela o non tutela? Si costruisce o non si costruisce? Niente paura, come al solito, in Italia le provvidenze non sono rivolte per tutelare i “beni comuni” come nel caso specifico “Paesaggio” bensì gli interessi di tutti, dei cittadini che amano la Puglia, dei costruttori che adorano i palazzi, degli industriali che anelano i capannoni, insomma, mai come in questo caso, il contrario di quello che direbbe il prof. Cassano, il “bene comune” risulta essere la somma di tutti gli interessi privati.

Era meglio se restavo a poltrire perchè poi ci penso e mi riempio di bolle e vescicole per l'agitazione. Dunque, hanno approvato un piano che deve salvaguardare il paesaggio e questo va bene, ma per tutelare chi o cosa? Il paesaggio o le voglie di chi vuole trasformarlo? E poi, quale Paesaggio? Quello delle selve di pale eoliche che dai Monti Dauni ormai si estende roteando verso il Tavoliere, quello delle chiazze sberluccicanti dei campi fotovoltaici, che qua e là sfavillano nell’abbagliante luce della campagna pugliese, quello dei grandi centri commerciali che si moltiplicano alla velocità di una coltura batterica; o ancora, quello delle centrali a turbogas di Brindisi Taranto, Bari, Candela e prossimamente San Severo, quello del rigassificatore di Brindisi o dell'Ilva, dell'Eni, della Cementir, degli inceneritori pubblici e privati della zona industriale ionica, dei porti turistici appena inaugurati e già residuati industriali di un recente passato vedi Manfredonia, Rodi, Vieste, tratti di mare cementati di belnuovo e tristemente vuoti? Quello delle periferie delle città pugliesi con boschi di gru che tirano su palazzi grandi come quartieri, vedi Barletta, Trani, Molfetta, Foggia, Cerignola, etc.?

L’unica cosa certa dopo tante barbarie è che abbiano finalmente un Piano per tutelare il Paesaggio o quello che ancora ne rimane. Vivaddio! Mica ci siamo sbagliati prof. Barbanente? Insomma e in breve, il Piano servirà a conservare le caratteristiche del residuo ambiente pugliese o come più coltamene la definisce lei, l’identità nelle sue variegate sfumature o è solo un sorta di pezza a colore postuma per mitigare la ferita di un disastro che ha radici lontane ma è stato perseguito incessantemente soprattutto negli ultimi cinque, sei anni? È il frutto di una cattiva coscienza che vuole, almeno, chiudere la stalla dopo che i buoi sono scappati o è la via maestra per trasformarci nel nuovo Veneto o nella vecchia Lombardia?

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Mi perdoni professoressa, ma di potenti ciechi e nel suo caso anche colti, che ci spiegano bene le cose, che ci ammaliano con fascinose narrazioni, restando poco inclini a valutare le conseguenze future ne faremmo volentieri a meno, anzi preferiremmo potenti grevi, incolti e supponenti che ci indispongano, per avere almeno il gusto della legittima difesa.

Una sollecitazione Assessore, ha mai pensato che la programmazione lasciata in balia del solo democraticissimo livello locale spiana la strada ad interessi di gruppi e gruppuscoli che hanno come unico fine il proprio vantaggio a discapito di ogni qualsivoglia bene comune? (si vedano i campi eolici e i relativi PRIE, solo per dirne una).

Il dolce potenziale distruttivo della filosofia vendoliana è dato acquisito (dall’Ilva ai Monti Dauni, passando dalla Murgia al Tavoliere) sono fatti e opere che si vedono con gli occhi e si toccano con le mani, contrariamente ai bei discorsi oppiacei e altisonanti che il Presidente sforna sui palcoscenici ragionali e nazionali e che in qualità di pugliesi ci inorgogliscono oltre ogni bella figura.

Il Presidente voleva una Puglia energeticamente autosufficiente e che andasse ad energia rinnovabile? Ecco fatto! Senza nessuna preoccupazione per l’eventuale contrappasso; voleva un Welfare efficiente e solidale? Ecco la copia conforme del mercato dell’assistenza privata di stampo formigoniano; voleva una sanità efficiente e vicina a tutti? Dunque, chiudiamo i piccoli ospedali e costruiamo mostri sanitari senza umanità. Grazie Presidente è quello che ci si augurava votandola: fatti, mica “chiacchiere e distintivo”.

“Il Piano paesaggistico dunque si candida ad essere strumento per riconoscere, denotare e rappresentare i principali valori identitari del territorio, percepibili nella rappresentazione dei paesaggi della Puglia; per definirne le regole d’uso e di trasformazione da parte degli attori socioeconomici; per porre le condizioni normative e progettuali per la costruzione di valore aggiunto  territoriale   come  base  fondativa  di  uno  sviluppo  endogeno,  autosostenibile  e durevole”. Credo basti solo questo periodo della relazione generale per immaginare l’uso che del Piano ne potranno fare amministratori locali e gruppi di cittadini interessati.

…"E ho detto tutto", come ripeteva sempre Peppino a Totò a conclusione dei suoi buoni propositi.



(1) Termine usato dagli imbonitori da fiera dell’Ottocento con la formula classica «Al colto pubblico e all'inclita guarnigione». L' aggettivo «inclito» significa «illustre, famoso». Lo usarono, tanto per citare qualche solenne esempio, Dante («inclita vita») nel venticinquesimo canto del Paradiso, il Leopardi all'inizio dell' «Inno ai Patriarchi» («E voi de' figli dolorosi il canto, / voi dell'umana prole incliti padri») e il Foscolo al verso 137 del carme «Dei Sepolcri» («Ma ove dorme il furor d'inclite gesta»).

(Foto di Ennio Tullo per Vogue)

 

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piano paesaggisticovendolabarbanentemaniaghisequenza
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