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PugliaItalia

di Alessandra Peluso

 

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Sono stata attratta dal titolo poetico e filosofico al contempo: “Infinitamente meno”.

Cosa vorrà dirmi? Mi chiedo.

Ho letto poi la breve sinossi e la curiosità forte e per nulla banale mi ha condotto a leggerne l'intera storia e a concedermi questo viaggio.

È un viaggio, un'esperienza che Michele Baccarini, modenese, si propone di fare nel Salento per capire cos'è, com'è questa “femmina all'ennesima potenza che devi amare d'inverno per apprezzare e conoscerne il paradiso d'estate”. Non puoi scordarlo diventa parte del tuo “DNA” pur non essendo salentino. È sorprendente la decisione dell'autore di lasciar tutto, la monotonia, il lavoro, i pregiudizi, i luoghi comuni, la banale espressione “al Sud che ci sarà da fare?”. “Perché questa follia”?

È dichiaratamente folle Michele Baccarini ma “infinitamente meno” quando vive la terra del Salento.

 

Infinitamente meno

Si percepisce amarezza, certamente, la stessa che si prova nel leggere “Cristo si è fermato ad Eboli” di Carlo Levi. Tuttavia scompare per incanto questa sorta di mestizia quando pagina dopo pagina si vive l'entusiasmo e lo stupore di chi osserva il Salento con gli occhi di un bambino.  Ed è ciò che mi piace sottolineare oltre alla non scontata realtà che qui si affronta diversamente che al Nord.

Baccarini delizia il lettore con i suoi dettagli meravigliosi che indicano la purezza e la genuinità delle persone, le stesse che lo ospiteranno in un Bed & Breakfast di Acquarica del Capo. E da qui inizia il suo itinerario tra bicicletta, fiat panda e ferrovie sud-est che nel 2007 erano le mitiche “sudest” e solo su questo si potrebbe scrivere tanto, e che nel 2013 ritroviamo con qualche elemento evolutivo: la sorpresa di viaggiare (ve lo assicuro accade) da un paese all'altro del leccese su treni che i nostri amici settentrionali conoscono bene e chissà perché sempre prima di noi meridionali. 

Per coloro invece che vogliono conoscere il Salento o parte di esso nella sua essenza è vivamente consigliabile leggere questo libro.

L'autore dimostra di avere arte nello scoprire una  zona così lontana e opposta al Nord con garbo e cura, non è un semplice turista, ma un giovane che prende la cotta per una donna, si innamora e si lascia coinvolgere fino a raggiungerne l'estasi così come racconta quando vede Castro. Non resta in superficie, va oltre la bellezza che si vede, si tocca, coglie quella realtà che pochi percepiscono se non la si vive senza aspettative e con una grande disponibilità all'accoglienza. 

In “Infinitamente meno” nessuno particolare vale la pena ricordare meno di un altro, nessun paese da Acquarica, Miggiano, Salve, Casarano, Copertino, Leuca, Otranto, Lecce gode infinitamente meno l'attenzione di un altro: ognuno ha la sua storia, le sue tradizioni, le sue verità.

Baccarini è folgorato dal Salento. È chiaramente visibile. «Gallipoli mi ha rapito e si è presa il tempo necessario per raccontarmi la sua storia» (p. 83); così come Casarano che la definisce “caput mundi” ed è ironico oltreché essenziale e vero nel descrivere le “buche” del manto stradale, sono queste ad intimarti o meglio a consigliarti di rallentare qui in Salento.

E sosta con impareggiabile bravura il trentunenne modenese carpendo, ammirando e apprezzando ogni piccolo particolare anche il cartello del Comune di Casarano che lo accoglie con la citazione: “Estote prudentes sicut serpentes” (Siate prudenti come i serpenti) e gli episodi raccontati tipici di una famiglia meridionale che riguardano il pranzo per l'ospite, i riti attorno alla preparazione dei pomodori per la salsa fresca, insomma questo ed altro è contenuto in un libro che lascia molteplici sensazioni nel leggerlo. Provoca il sorriso, l'amarezza, la rassegnazione, l'amore, il bisogno di esserci, di viverlo, di sentirsi parte di questo lembo di terra nel quale il legame diventa forte, indissolubile che si intuisce tra nord e sud, tra Michele Baccarini e il Salento proprio come l'albero d'olivo, che è simbolo e legante dei salentini.

Gli alberi di olivo salentini hanno tanto da dirci, da raccontarci e legano, si diramano e si infiltrano resistenti come le loro radici nel profondo dell'animo, amano ed è quell'amore terreno e celeste, quasi divino che parrebbe una blasfemia tradirlo.

Pertanto l'autore in un atteggiamento sacrale è fedele e - abbattendo le leggende che da secoli sono  state tramandate  - dimostra di amare una terra nella sua originale e incontaminata beltà.                 

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