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PugliaItalia

Sono otto le persone indagate per omicidio colposo dopo il nuovo incidente all'Ilva,  alle quali il pm di Taranto, Antonella De Luca, ha fatto notificare otto avvisi di garanzia. Tra gli indagati, per forza di cose, c'è anche l'attuale direttore dello stabilimento Ilva, Antonio Lupoli.

Si ipotizza la scarsa manutenzione precedente e di conseguenza la precarietà della sicurezza delle passerelle, in cui si è verificato il cedimento. Nell'incidente alle cokerie un operaio è morto sul colpo. Un altro è rimasto ferito gravemente. I due lavoratori sono precipitati da un'altezza di circa dieci metri. Niente da fare per Ciro Moccia, 42 anni manutentore del reparto dell'area a caldo. L'operaio ferito, invece, è Antonio Liddi, di 46 anni.

Il dolore del Consiglio regionale - "Ancora una morte ‘bianca’, ancora una pagina ‘nera’ per il mondo del lavoro e due famiglie pugliesi che soffrono: una un dolore ingiusto, per la perdita straziante di Ciro Moccia, l’altra un’angoscia indicibile, per le condizioni dell’operaio ferito nel drammatico incidente a Taranto. Sono notizie che non vorremmo sentire mai ma che purtroppo si ripetono con una frequenza che lascia tutti sgomenti”. È il commento del presidente del Consiglio regionale Onofrio Introna, davanti alla nuova tragedia nello stabilimento ILVA.
 
Esprimendo il cordoglio dell’intera Assemblea ai congiunti e augurando una pronta guarigione al ferito, Introna non nasconde a titolo personale lo sdegno e la preoccupazione di “chi come me si è sempre battuto accanto ai lavoratori e per l’occupazione. Non c’è salario che compensi la morte sul posto di lavoro, non c’è e non ci dovrà essere risparmio per le aziende pur di assicurare la sicurezza di chi è impegnato in fabbrica”. “Il Consiglio regionale pugliese è vicino alle famiglie dei due operai e a tutti  i dipendenti di un’azienda tormentata in una città martoriata”.
 

Il cordoglio del consigliere regionale Mazzarano (Pd) - "Dolore, sgomento e rabbia sono i sentimenti che provoca la drammatica notizia della tragica morte di Ciro Moccia e delle gravi condizioni di un suo collega per l'ennesimo terribile incidente nello stabilimento Ilva di Taranto. Il lavoro, quando c'è, e' violentemente minacciato da un vortice senza limiti di inquinamento, assenza di sicurezza, garanzie e diritti.

E' ora di porre fine ad una spirale di morte, disperazione ed incertezze che avvolge drammaticamente lo stabilimento siderurgico di Taranto: lo dobbiamo ai giovani operai e ai cittadini tutti che guardano a quella fabbrica, nelle condizioni attuali, come ad una minaccia per il loro futuro.

Le parole, che pure sono essenziali, per esprimere indignazione in momenti come questo, rischiano di essere fastidiosa e rituale retorica se non accompagnate da un forte e drastico impegno ad aprire una pagina nuova di convivenza tra lavoro, diritti, sicurezza e salute dentro e fuori l'Ilva di Taranto. Esprimo il mio cordoglio e la mia vicinanza alla famiglia di Ciro. Il loro profondo dolore potrà essere alleviato solo dalla speranza che non accada ad altri".

La rabbia del consigliere Iurlaro (Pdl) - “Troppo presi da ciò che l’Ilva di Taranto ha ‘portato’ all’esterno, abbiamo tutti colpevolmente trascurato ciò che l’Ilva è al suo interno: ovvero migliaia di lavoratori che devono essere tutelati, sotto tutti punti di vista. Basta morti bianche, a Taranto e in tutto il Sud Italia”.

Allibito dall’ennesima tragedia che, a pochi mesi dalla morte dell’oritano Claudio Marsella e del talsanese Francesco Zaccaria, priva il territorio di un altro dei suoi figli, Piero Iurlaro neo senatore Pdl aggiunge: “Quella del povero Ciro Moccia è la terza morte nel giro di pochi mesi. Tre episodi drammatici, gravi, ma soprattutto inaccettabili.
In uno Stato e in una Regione – continua Iurlaro - dove il lavoro, piuttosto che sacro, sembra essere diventato una sorta di utopia per  giovani e non, è appunto inconcepibile che ci si ritrovi periodicamente a piangere le morti dei nostri ragazzi, di padri di famiglia, di gente comune la cui unica colpa è quella di spaccarsi la schiena senza che, vien da pensare, ci siano i dovuti controlli e accorgimenti sulla loro stessa sicurezza. Quella che il lavoro, tutti i lavori, devono garantire.
Mi stringo attorno al dolore della famiglia del povero Moccia e chiudo con un diktat che sa di ammonimento.
Nell’esprimere vicinanza alla famiglia del povero Ciro, ma anche nell’augurare una serena guarigione ad Antonio Liti, dipendente rimasto ferito nello stesso incidente, occorre che anche la politica si interroghi e, a differenza del passato, sappia porre in essere le più idonee iniziative finalizzate a garantire la sicurezza dei dipendenti. Sulla vita dei nostri figli,dei nostri amici, dei nostri ragazzi, non è più possibile procrastinare. Non è più possibile fare finta di niente. Non è più possibile – chiude Iurlaro – trovare compromessi”.

 

 

 

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