A- A+
PugliaItalia
Ilva, il regalo di Renzi Via i privati per 3 anni

di Antonio V. Gelormini

- Ricordare o rivendicare "l'avevamo detto", soprattutto quando l'irreparabile è già accaduto, è sempre testimonianza di sconfitta e d'impotenza a prescindere dai contesti e dai risvolti delle vicende.

Per una volta, invece, che la voce dell'analisi scomoda, nel deserto trasversale delle attenzioni, trova riscontro concreto nell'assunzione della tesi da parte del Governo, nonché nei successivi e odierni atti di decreto, la soddisfazione gratificante diventa legittima.

matteo renzi
 

Il decreto salva Ilva è stato approvato dal Governo. Il siderurgico di Taranto da gennaio viene sfilato dalle mani dei Riva, per affidarlo in gestione a tre commissari straordinari. Una soluzione a tempo - massimo 36 mesi - perchè poi l'azienda dovrà essere venduta al miglior offerente, che dovrà garantire produzione e ambiente. Sacrificando alla causa, quanto meno nel principio e in coerenza con l'azione politica dell'Esecutivo, il moloch dei numeri dell'attuale forza lavoro.

Ilva taranto sereno
 

"Per me è l'atto più importante, il modo in cui voglio dare il buon Natale ai cittadini di Taranto, città spesso umiliata dalla politica" ha precisato il premier Matteo Renzi. "L'ilva - ha spiegato Renzi - andrà in amministrazione straordinaria a gennaio. Avremo la possibilità di usare la legge Marzano come fu per Alitalia nel 2008, spero con risultati migliori. Nomineremo tre commissari che gestiranno rilancio azienda e risanamento ambientale, accompagnati da un investimento pubblico, che avrà successo se avrà un tempo limitato: ragionevolmente tra un minimo di 18 a un massimo di 36 mesi".

E dopo aver segnalato la modifica alla legge Marzano, per comprendere nell'accesso all'amminisrazione straordinaria anche imprese che gestiscono almeno un sito di interesse strategico nazionale (in questo caso l'Ilva), Matteo Renzi ha aggiunto: "Ci sono momenti in cui l'intervento pubblico è fondamentale per salvare le sorti di un polo industriale. E' la grande scommessa di sviluppo di quell'aerea. Credo sia l'atto più emozionante del consiglio dei ministri. La responsabilità ci chiama e prendiamo in faccia il vento che serve, cercando di rimediare agli errori fatti in passato. Ci sarà un grande e diretto investimento dello stato. Almeno un miliardo per l'ambientalizzazione e 800 milioni per gli altri investimenti". Poi, come il testo del decreto prevede, ci sarà la nomina di un commissario che dovrà vendere, o anche affittare, l'azienda con trattativa privata.

Taranto foto
 

Da queste colonne l'analisi di prospettiva era emersa già nell'agosto del 2012. All'autorizzazione governativa di allora, che metteva i paletti facendo proprie le indicazioni della Magistratura in tema di sicurezza ambientale, e che prevedeva "la chiusura degli stabilimenti in caso di mancato rispetto", Affaritaliani.it metteve in evidenza la proposta - invece - di una soluzione più radicale e nel contempo più pro-attiva.

Dato il danno prodotto, dato il paradosso del “bene comune Ilva” (fonte di vita-lavoro, ma anche di morte e tumori), dato che sono ingenti ma non bastevoli i milioni di euro profusi dallo Stato, per far fronte ai disastri provocati da una negligenza accertata (e Dio non voglia “consapevole”), sarebbe forse più opportuno dire e ribadire, con fermezza: “Se non le rispettano, l’Ilva la perdono”  (articolo riproposto in calce, ndr).

Oggi, alla luce del decreto appena approvato e dopo i commenti dello stesso Presidente del Consiglio, con il medesimo spirito analitico e l'immutato affetto verso la città di Taranto, l'auspicio e l'invito ai commissari è che non vanifichino gli sforzi finora prodotti, affrontando con decisione e coraggio le scelte strategiche per il futuro di tale "bene comune". Escludendo dal ventaglio di potenziali acquirenti o gestori della nuova Ilva tutti quegli interlocutori che, di solito arrivati come "salvatori" delle sorti economiche e occupazionali di aree depresse, finora hanno solo fatto scempio del patrimonio ambientale e paesaggistico della Puglia.

Todisco
 

Così come ci sentiamo di insistere su un riconoscimento "non postumo" a Patrizia Todisco, il giudice-nuova vestale - nella Città di Taranto - del fuoco sacro acceso dalla scintilla “Costituzionale” dell’art. 41: Coniugare il diritto al lavoro con quello alla salute. Intitolarle una piazza, un quartiere o quant'altro possa testimoniare la riconoscenza della comunità al coraggio, alla fermezza e alla determinazione di una "staminale" dello Stato in un territorio infestato da metastasi diffuse di illegalità, sarebbe il gesto-esempio-speranza di un riscatto collettivo in corso e non solo auspicato nei proclami e poi demandato a generazioni altre.

Un riscatto, nella Taranto faro della Magna Grecia, messo in moto da una donna: una moderna Ipazia che da sola - all'inizio - ha combattuto contro i ciclopi dell'industria pesante. Una Giovanna d'Arco attorno a cui si è temprata una nuova coscienza tarantina, grazie anche alla quale il pacchetto governativo - oggi dedicato a Taranto - prevede risorse per la bonifica del Mar Piccolo, del quartiere Tamburi, della città vecchia e per il porto, nonché per le tutele occupazionali e per programmi di sostegno per la rigenerazione urbana di alcune zone alquanto trascurate.

(gelormini@affaritaliani.it)

----------------------------

Pubblicati in precedenza: Taranto, la scelta coraggiosa. di A. Gelormini

Tags:
ilvatarantorenzidecretoprivaticommissariregalovenditatodiscosantoro
i blog di affari
Alternanza scuola-lavoro, diciamo basta all'istruzione turbocapitalistica
L'OPINIONE di Diego Fusaro
Il “vecchio” Biden indica i nemici Cina e Russia
Di Ernesto Vergani
Faccia a faccia Salvini-Draghi: "Cosa ho chiesto al premier"
i più visti


Testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Angelo Maria Perrino - Reg. Trib. di Milano n° 210 dell'11 aprile 1996 - P.I. 11321290154

© 1996 - 2021 Uomini & Affari S.r.l. Tutti i diritti sono riservati

Per la tua pubblicità sul sito: Clicca qui

Contatti

Cookie Policy Privacy Policy

Cambia il consenso

Affaritaliani, prima di pubblicare foto, video o testi da internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti di autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso del materiale riservato, scriveteci a segnalafoto@affaritaliani.it: provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.