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Proteste Ilva“L'Ilva licenzia un nostro dirigente, mentre finiscono in manette i suoi “uomini ombra”. Quello che sta accadendo è paradossale”. Il nuovo capitolo dell’affare Ilva ha dell’incredibile, stando alle ultime dichiarazioni dell'Usb (Unione sindacale di base) di Taranto. 
 
A lasciare interdetta l’Unione sindacale di base di Taranto il licenziamento di Marco Zanframundo, operaio del reparto Mof e dirigente Usb, “tra i più tenaci oppositori al regime della famiglia Riva”. Secondo l’azienda, l’operaio avrebbe avuto dei comportamenti pericolosi per la sicurezza dei suoi colleghi: "Le colpe di Marco? Aver difeso – spiega l’Usb – il diritto alla vita, alla sicurezza aver protestato insieme ai colleghi del Mof per chiedere giustizia per il caro Claudio".
 
L’azione della dirigenza dell’Ilva arriverebbe, infatti, in un momento particolarmente delicato: le precedenti sanzioni disciplinari, le minacce “di tutti i tipi” ricevute da Zanframundo, la morte nello stesso reparto dell’operaio Claudio Marsella. Da qui l’iniziativa di uno sciopero, a partire da questa settimana, davanti alla portineria A dello stabilimento:  “Marco deve essere reintegrato – dichiara l’Unione sindacale di base di Taranto – mentre deve pagare duramente chi nella dirigenza opera con metodi criminali. Non sorprende l'arresto di cinque “dirigenti ombra” dell’Ilva di Taranto, che dal 1995, ovvero dall’insediamento del gruppo Riva, avrebbero costituito una struttura parallela con il compito di verificare l’operato dei dipendenti”.
 
Non tarda la nota di Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione comunista, e Luca Occhionero, segretario provinciale Taranto di Rifondazione comunista: “Dopo i cinque “fiduciari” arrestati per associazione a delinquere finalizzata al disastro ambientale, avvelenamento di sostanze alimentari e omissione dolosa di cautele sui luoghi di lavoro, l’azienda riprende le sue vecchie abitudini che hanno caratterizzato questo “ventennio” di repressione, verso chi ha denunciato situazioni di pericolo per la salute e la sicurezza dei lavoratori. Rifondazione Comunista ritiene inaccettabile l’atteggiamento dell’Ilva che licenzia un lavoratore, un militante del sindacato di base, collega di Claudio Marsella, quest’ultimo ucciso mentre svolgeva il suo lavoro presso il reparto Mof (movimento ferroviario), per il semplice fatto di aver denunciato situazioni di pericolo per la sua incolumità. Esprimiamo la nostra vicinanza e solidarietà a Marco Zanframundo e ai lavoratori in lotta che rivendicano il sacrosanto diritto di lavorare per vivere”.
 
 
Emergono, nel frattempo, nuovi inquietanti dettagli sul “Governo ombra”, finito la scorsa settimana in manette. Un “Governo” che, stando all’informativa della Guardia di finanza  guidata dal tenente colonnello Giuseppe Micelli, sarebbe stato la longa manus dei Riva anche nel periodo Bondi. Gettando così un’ombra sullo stabilimento di Taranto ben più grande di quanto si pensasse in passato. 
 
La chiave di volta starebbe, secondo gli uomini della finanza, nella volontà del commissario Bondi di arrivare ad un “contratto di affitto di ramo di azienda convenzionalmente identificato nei dipendenti di Riva Fire che, avendo sino ad oggi prestato la propria attività in via prevalente a favore di Ilva, sono in condizione di assicurare ad Ilva la continuità delle funzioni di contabilità, finanza, affari societari fiscali, programmazione della produzione, acquisti, risorse umane”. Mantenere, insomma, un filo, diretto o meno poco importa, tra i discepoli dei Riva e le “dipendenze dell’Ilva”. Una sorta di non perdiamoci vista, si potrebbe dire.
 
“Per quanto attiene – proseguono gli investigatori - ai fiduciari che avrebbero abbandonato lo stabilimento Ilva di Taranto (il condizionale è d’obbligo di questo caso), aspetto che maggiormente desta interesse è il modo con cui è stato enfatizzato il loro congedo... Di fatto, quella che ai più è sembrata in apparenza un’operazione di “benservito”, in realtà si è invece rivelata l’operazione di facciata”. Una messinscena di terzo ordine, quindi? “Tale tipo di atteggiamento – spiegano i finanzieri – giocoforza non poteva che essere calibrato sugli obiettivi raggiunti dalla polizia giudiziaria nel corso delle indagini, i quali com'è noto, sono divenuti pubblici a seguito del ricorso proposto da Ilva spa al Tribunale del riesame, per il tramite del proprio amministratore delegato Enrico Bondi”. E il Teatro dell’Ilva, a spese ancora dei poveri cittadini di Taranto, è nuovamente servito.
 
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