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Ilva, 'Polvere rossa' Il film Amenta-De Cataldo

di Lucia Pulpo

“Polvere rossa” sarà il film sull'Ilva, un film realistico nello stile e nelle immagini che racconterà le vicende umane che gravitano intorno all'industria siderurgica di Taranto.

Il regista, Marco Amenta, ha trascorso buona parte degli ultimi 12 mesi, a compiere sopralluoghi nella città dei due mari e tanti problemi, parlando con gli operai, i sindacalisti, i magistrati, gli ammalati, gli ambientalisti...
insomma i protagonisti  delle diverse vicende su posizioni anche opposte.

Il regista ha sottolineato, durante la presentazione del progetto “Polvere rossa” al Festival di Taormina, che questo lungometraggio è dedicato proprio alla “umanità dolente” legata al Siderurgico col ricatto occupazionale, con cui convive dignitosamente da anni.

de cataldo
 

I personaggi sono liberamente tratti dall'esperienza che Amenta ha maturato sul campo, aiutato in questo dai suoi precedenti come fotoreporter e dalla “penna” dello scrittore e magistrato tarantino, Giancarlo De Cataldo.

Infatti la sceneggiatura porta tre firme: quella di Giancarlo De Cataldo, conoscitore profondo dell'animo dei discendenti di Taras, Heidrum Schleef, professoressa di sceneggiatura e autrice di diversi lavori per la televisione, e lo stesso regista.

Amenta ha lavorato come foto-giornalista sia a Palermo che in Francia, dove ha completato gli studi di cinematografia. Conseguenza positiva di questi anni è, probabilmente, la coproduzione italo-francese del film fra la Eurofilm e la prestigiosa Chicfilm, con anche il sostegno economico dell'Apulia Film Commission.

Ilva  polvere rossa
 

Le riprese inizieranno entro la fine dell'anno in corso e dureranno otto settimane. La realtà inquadrata con obiettività senza preconcetti o buonismi di maniera, dove protagonista non è l'industria ma l'umanità che lotta quotidianamente per sopravvivere immersa in una vicenda complessa e molto sfaccettata tanto da sembrare sfaldata e frantumata... polvere appunto, come quella che svolazza per le strade e impedisce ai bambini (del quartiere Tamburi) di giocare nelle piazzette e nei campi all'aperto.

Il regista ha esplicitamente dedicato la pellicola a Stefano, un operaio dell'Ilva con cui ha parlato molto prima della sua morte avvenuta a soli 39 anni, causata da un tumore alla gola per la polvere infernale, che ha dovuto
inspirare sopratutto nelle ore di lavoro.

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