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Il sequestro deciso dai magistrati di Taranto mette a rischio la continuita' aziendale e "puo' portare a una situazione fuori controllo, anche con possibili ripercussioni occupazionali per circa 20.000 dipendenti diretti in Italia e almeno altrettanti nel cosiddetto indotto". E' quanto si legge in una nota al termine del Consiglio di Amministrazione di Riva Fire, riunitosi in sessione straordinaria per esaminare le conseguenze dei provvedimenti di sequestro effettuati dalla Magistratura di Taranto lo scorso 24 maggio.

Il Cda, "seppur consapevole della incompatibilita' dei tempi giudiziari con le urgenze dell'attivita' industriale, ha dato mandato ai propri legali di impugnare i provvedimenti, auspicando in ogni caso che le Autorita' competenti possano intervenire per consentire la ripresa dell'iter interrottosi.

Il Consiglio di Riva ha espresso "forte preoccupazione poiche' il provvedimento rischia di compromettere l'iter per l'approvazione del piano industriale 2013 - 2018 avviato da mesi, sia da Ilva che da Riva Fire, e che, supportato da adeguati test di impairment di esperti indipendenti nonche' da analisi di sostenibilita' finanziaria effettuate da primari advisor, era ormai prossimo al termine". Il perseguimento di tale iter, si legge nella nota, "avrebbe consentito sia il rispetto di tutti gli obblighi Aia sotto il profilo industriale e finanziario, sia l'approvazione del bilancio nei termini di legge in situazione di continuita' aziendale".

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