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PugliaItalia
Industrializzare il turismo (di A. Gelormini)

Scritto tre anni fa, ma quanto mai "pronto" come editoriale odierno (ag)

La ricerca del punto di “equilibrio sostenibile” fra industria e turismo continua ad essere palestra d’esercizio per analisti, operatori e teorici dei processi economici e delle strategie di sviluppo, tanto in ambito micro che in ambito macro-economico, in quello che potremmo definire il quadro più articolato dei moderni contesti di globalizzazione.

raffineria gela
 

Il canto corale, naturalmente, non sempre è “unisono” in tutti i reparti, ma le note stridenti di voci affannate – come quella di Federico Pirro, nell'editoriale di Ferragosto sul Corriere del Mezzogiorno – fanno accapponare la pelle, per la pervicace insistenza nell’esecuzione e nei tentativi di tenuta di accordi palesemente “cacofonici”.

Sforzarsi per trovare pezze giustificative a scelte devastanti e sciagurate come gli insediamenti chimico-industriali di Marghera a ridosso di Venezia, dei siderurgici di Piombino in prossimità dell’Isola d’Elba e dell’Ilva in piena Taranto o Genova – solo per citarne alcune – è un arrampicarsi sugli specchi dai contorni fortemente “pelosi”, a cui si aggiunge l’imbarazzo dell’incombenza narcisistica del riflesso.

Mai visto un petrolchimico, una raffineria o un siderurgico a Tenerife, a Ibiza, a Papeete, nei pressi delle Piramidi, vicino al Taj Mahal, a Maui o ad Honolulu. E se l’abbiamo fatto in Italia – sì, proprio in Italia - chi l’ha detto che le colpe dei padri debbano continuare a ricadere sui figli? Con lo stesso metro di valutazione, allora, dovremmo evitare di stupirci se qualche altra testa calda prevedesse di installarne uno per riqualificare l’area dei Fori Imperiali, magari dare una botta di vita agli scavi di Pompei o un tocco di contemporaneità alla Galleria Borghese o al Museo degli Uffizi a Firenze.

Raffineria Augusta siracusa
 

Sposare industria e turismo, indipendentemente dai settori produttivi, di volta in volta presi in considerazione,  e dai modelli di sviluppo che si volessero avviare, vuol dire cercare i parametri di sostenibilità nelle applicazioni di strategie organizzative e di governance - ancora maledettamente carenti da queste parti – piuttosto che nella tolleranza improbabile di fumi, scorie e profluvi tra ondate, sapori e scorci d’arte, questi sì da “togliere il respiro”, nel fascino suggestivo dei nostri territori.

Industrializzare il turismo, sembra paradossale doverlo ribadire a docenti universitari, non ha nulla a che fare con il forzato adeguamento del terziario alle esigenze del settore primario. Le conseguenze di questa teorizzazione dei modelli di sviluppo, e il loro fallimento, sono sotto gli occhi di tutti. Un malvezzo tutto italiano, diffusosi come un virus, che ha contaminato trasversalmente l’assetto organizzativo del Paese.

Raffineria Augusta
 

Un esempio lampante, per rimanere in tema, l’annosa questio sull’Aeroporto del Gargano e sul possibile utilizzo temporaneo di un pezzo dell’aeroporto militare di Amendola (come avviene con l’aeroporto strategico di Ovda in Israele), per le esigenze in coming del motore ricettivo più potente della Puglia: il Gargano con oltre il 50% dei posti letto della regione. Un’intransigenza che fa il pari con la vicenda delle esercitazioni militari nel Parco dell'Alta Murgia.

Corpi Militari che non dimostrano la consapevolezza di essere “loro” al servizio degli interessi del Paese, e non viceversa. Un paradosso che impera nelle sacche intoccabili di privilegi e prerogative obsoleti, e che continuano a costituire una zavorra insopportabile per l'intera nazione.

Il matrimonio tra industria e turismo, così come è stato celebrato fino ad oggi, è stato e continuerà ad essere una vittoria di Pirro, drammaticamente dispendiosa e niente affatto sostenibile per il futuro del Paese.

(gelormini@affaritaliani.it)

Tags:
turismopirroindustriaaeroportouffizitenerife
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