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John Giorno e la beat generation "La poesia è un fatto pubblico"
Beat generation

Bari – “Dì solo no ai valori della famiglia. Non abbiamo bisogno di dire no ai valori della famiglia, perché non ci pensiamo mai; fallo, fai solo l’amore e pratica la compassione”. Termina con queste parole “Dì solo no ai valori della famiglia” ("Just Say No to Family values"), la poesia tratta da “Per risplendere devi bruciare” e scelta da John Giorno per iniziare la performance di “Poesia&Cinema” tenutasi al Cineporto di Bari. Il poeta e scrittore americano John Giorno, tra i massimi esponenti della beat generation newyorchese, introdotto da Antonella Gaeta, presidente dell’Apulia Film Commission, ha così dato vita ad un’improvvisazione jazz, in versi ovviamente, uscendo subito dai confini della scaletta prevista per la serata.

“La saggezza delle streghe” ("The Wisdom of the Witches"), poema ambientato nella rocca normanna di Castelmezzano in Lucania, “Thanks for nothing” e “Cosa andò nella bara di William Burroughs con il suo corpo mortale” sono alcuni dei testi che l’innovatore della “Performance Poetry” ha regalato al pubblico presente. Un pubblico catturato dalle parole, dai suoni e dalle rughe che, per la veemenza interpretativa, quasi plastiche disegnavano prima la fronte, poi le gote, poi le mani dell’artista.

William Burroughs scrisse: “Una volta, John Giorno ed io prendemmo in considerazione l’idea di formare un gruppo pop chiamato “i parassiti della mente”. Perché tutti i poeti degni di questo nome sono dei parassiti mentali, e le loro parole dovrebbero entrare nella testa, vivere là, ed essere ripetute, ripetute, ripetute. Cercate di leggere queste poesie ad alta voce, lasciatevi andare”. Una descrizione che ancora oggi racchiude a pieno la poetica di Giorno, una poetica capace di scorrere sue due vie perfettamente parallele, come la beat generation e la pop art: “Non c’è mai stato un reale punto di tangenza – racconta nel corso dell’evento Giorno - tra la beat e ciò che era pop. In tal senso, forse, si può dire che i poeti beat fossero tradizionalisti, rifiutavano ciò che era pop. Odiavano Andy Warhol, non avevano idea di chi fosse John Cage. Per me non era concepibile, non capivo perché anche la Poesia non dovesse raccogliere ciò che proveniva dalla strada e raccontarlo, anche calpestando strade e forme di comunicazione diverse dalla lirica tradizionale”. E prosegue: “L’arte e gli artisti pop mi hanno dato il coraggio di tentare, di sperimentare, di dare vita ad un’idea nell’immediato”. Ed infatti Giorno fu il primo poeta ad applicare le idee rivoluzionarie della pop art nella poesia usando ripetizioni tratte dal linguaggio quotidiano ed in particolare da quello metropolitano, con fiumi in piena di parole a rappresentare l’inconscio.

Nel corso della serata anche dei materiali video selezionati da Manlio Capaldi, artista e studioso del movimento della beat generation, per capire meglio l’identità del poeta attraverso le sue collaborazioni con Bob Rauschemberg e Jasper Johns, Brion Gysin e John Cage, Robert Mapplethorpe e William S. Burroughs, senza dimenticare il legame d’amicizia e d’amore con Andy Warhol che lo portò ad essere protagonista di due film del pittore: “Sleep”, sei ore di pellicola con un Giorno che dorme nudo, e “Hand Job”.


Prima di salutare il pubblico ormai rapito, infine, un ricordo su Jack Kerouac: “Ero ad una festa con un’amica e ad un certo punto ci rendemmo conto di essere circondati. C’erano Gregory Corso, Kerouac… con il quale provai a parlare per tutta la sera. A causa del rumore assordante l’unico risultato che ottenemmo fu quasi una danza sessuale. Ad un certo punto poverino si avvicinò talmente al mio orecchio, affinché io lo potessi sentire, che quasi mi baciò ed io pensai: “Questo è decisamente un atteggiamento gay”. Pensai insomma avesse fregato tutti con la sua eterosessualità”.Poesie, esibizioni live, invenzioni come il “Dial-A-Poem” (presso il Modern Art Museum di New York e non solo, componendo un numero era possibile ascoltare cinque minuti di poesia) e dischi non hanno permesso a Giorno di fermarsi: “Adesso – spiega Giorno nella conversazione con la docente di Storia della Filosofia Contemporanea Francesca Romana Recchia Luciani ed il poeta Domenico Brancale - è un’età dell’oro grazie all’avvento di Internet. La poesia attraverso il rap, l’hip-hop ed Internet, infine, è divenuta un fatto pubblico, qualcosa di accessibile a chiunque e con una platea infinita. E’ un sogno diventato realtà, la poesia non è più elitaria”. E dov’è allora la bravura, com’è possibile distinguersi? “Una poesia diviene una grande poesia quando è capace di essere lo specchio del pubblico, le persone devono potercisi riflettere. Pensate ad “Howl” di Allen Ginsberg, con un linguaggio mai usato prima nella forma lirica, è stata in grado rappresentare una generazione”.

Una curiosità. Il Comune di Tursi (Matera) assegnerà il 9 ottobre, nel corso di una seduta del consiglio comunale, la cittadinanza onoraria al poeta statunitense, nato a New York da una famiglia originaria del materano. Gli avi materni del poeta erano di Aliano, imparentati con una famiglia di Tursi, dove John stesso è stato più volte.

 

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