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Bari - “Ci costa fatica avere a che fare con l'irresponsabilità delle istituzioni culturali. Non siamo d'accordo con la loro indifferenza ai cambiamenti, il loro arroccarsi”. Il saggio “Kulturinfarkt”, pubblicato in Germania  e in Italia edito da Marsilio, ha scatenato dalla sua uscita una vera e propria discussione tra istituzioni, media ed opinione pubblica sulla possibilità di un fallimento delle politiche culturali europee.

Da sempre il Levante International Film Fest promuove una riflessione non solo sullo stato del Cinema ma anche sull’Economia dell’Arte, sulla possibilità di farne un’industria del lavoro: l’incontro promosso dal Festival nella sezione LIFF Work Out  martedì 26 novembre con il sociologo Dieter Haselbach, uno degli autori del saggio “Kulturinfarkt”, alle ore 18, nella sala interna del Fortino S. Antonio di Bari, ne è la conferma. Presenti all’incontro ad ingresso libero Giuseppe Brescia, Deputato membro della Commissione Cultura della Camera dei Deputati, Antonio Vasile, Assessore al Marketing Territoriale del Comune di Bari, il Rettore del Politecnico di Bari Eugenio Di Sciascio, Ugo Patroni Griffi, delegato del Rettore per l’Università degli Studi di Bari e Presidente Fiera del Levante, Francesco Bellino, filosofo e docente di Bioetica, il presidente del LIFF, Maria Laterza, operatrice editoriale, Mimmo Mongelli, presidente del Levante International Film Festival e Fabrizio Versienti, giornalista del Corriere del Mezzogiorno che modererà l’incontro.

Per discutere di politiche culturali (e non solo) Affaritaliani Puglia ha intervistato  il presidente del Levante International Film Festival, Mimmo Mongelli.

Martedì 26 novembre il primo incontro della sezione LIFF Work Out, all’interno del progetto più ampio del Levante International Film Fest, con il sociologo Dieter Haselbach, uno degli autori del saggio “Kulturinfarkt”. Il testo, come indica lo stesso sottotitolo “Azzerare i fondi pubblici per far rinascere la cultura”, lancia una provocazione e al tempo stesso propone una soluzione: disintossicare il mondo della cultura dopato di sovvenzionamenti. Perché ha fortemente voluto questo incontro e come si lega al fil rouge che attraversa tutto il Festival?

Mimmo Mongelli: “Ho voluto fortemente questo incontro per lo spirito che anima da sempre il nostro festival, il quale basa la propria attività solo in parte sui finanziamenti pubblici, ricorrendo il più delle volte agli investimenti propri, a tanto lavoro volontario e all’utilizzo di altre risorse di provenienza privata come gli sponsor. Il Levante continua a muoversi nel solco di quanto predicato da Kulturinfarkt, battendosi per la riduzione degli investimenti pubblici negli interventi per le attività culturali, favorendo così lo sviluppo di una reale imprenditoria culturale. Per questo ci rivolgiamo al panorama internazionale, dove la cinematografia può mantenere uno spirito realmente indipendente e non soffrire le disparità del doping dei contributi pubblici, come in Italia”.

haselbach dieter
 

Le politiche culturali europee sembrerebbe abbiano fallito: in che mondo il finanziamento pubblico dopa il mercato? L’Italia da questo punto di vista, anche rispetto alla stessa Germania, come è messa?

“L’Italia non è in una situazione dissimile da quella della Germania: il finanziamento pubblico non crea una condizione di parità fra l’imprenditoria pubblica e quella privata. Il settore pubblico vanta una condizione di supremazia schiacciante e ne esce fuori un panorama socio-culturale problematico, in cui lo Stato si arroga il compito di educare il cittadino sottraendogli la facoltà di discernere ciò che è cultura da ciò che non lo è, ciò che è buono da ciò che è cattivo, intervenendo a gamba tesa sul mercato e falsando così i meccanismi della concorrenza leale, schiacciando il lavoro del privato”.

Un anno fa, sempre in un’intervista su Affaritaliani.it, parlavamo di una “proposta di legge finalizzata all’estensione del Tax Credit cinematografico a tutti i settori della produzione, promozione, conservazione di beni e attività culturali”. In un anno quali sono state le evoluzioni, cosa è cambiato? Parlerete di Tax Credit anche nel corso di questa undicesima edizione?

“Il Tax Credit è ancora una volta uno dei temi all’ordine del giorno per il LIFF, ci batteremo affinché anche in questa nuova legislatura si possa tornare a discutere un progetto di legge la cui importanza per l’intero mondo culturale e artistico italiano ci sembra vitale perché consente all’artista di svincolarsi dai poteri decisionali dello Stato sulla qualità e le caratteristiche del progetto artistico, dandogli al contempo la possibilità di unire le proprie forze a quelle degli imprenditori che decidono di investire in lui. Haselbach e i suoi colleghi in Kulturinfarkt ci ricordano ancora una volta che è l’interesse di un imprenditore l’allargamento della propria clientela per trarne un profitto, sbocco naturale di qualsiasi attività imprenditoriale”.

APPROFONDIMENTO/ Levante International Film Fest, la presentazione alla stampa del programma

A tal proposito cosa ne pensa dell’operato del ministro dei Beni culturali e del turismo, Massimo Bray, anche in riferimento al decreto "Valore cultura" (da poco divenuto legge)?

“Bray con il decreto “Valore e cultura” ha già fatto qualcosa in questo senso, ma riteniamo che sia ancora molto poco. Ha saputo confermare quello che già era nel cinema, mentre nella musica ha dato un segnale d’interesse in direzione del tax credit diffuso che resta però ancora molto debole”.

Autori
 

Se da una parte “Kulturinfarkt” evidenzia l’eccessiva offerta culturale priva di reale competizione dovuta ai finanziamenti a pioggia, in Italia le polemiche tra i vari Festival a causa di cachet stellari e date di programmazione troppo vicine non accennano a diminuire. Lei, da spettatore e presidente del Levante International Film Festival, cosa ne pensa: abbiamo troppi Festival, i cachet pagati sono troppo alti? Qual è la strada da percorrere?

“Sì, anch’io penso ci siano decisamente troppi festival, è necessario anche procedere a un’attenta programmazione per non saturare il panorama. Per quanto riguarda i cachet troppo alti penso che siano una piaga da affrontare a viso aperto, senza aree protette. Noi dell’Associazione Levante da anni riusciamo ad organizzare con risorse finanziarie modeste un festival di respiro internazionale, in questo senso siamo una cartina al tornasole, laddove molti altri festival dai budget stellari ottengono risultati ben poco lusinghieri rispetto ai mezzi economici messi a loro disposizione. Tutte le iniziative devono essere sul mercato democraticamente, lontano dalle pretese demagogiche del cieco ugualitarismo. Non è doveroso che il punto di arrivo sia lo stesso per tutti, è però un dovere morale imprescindibile che tutte le forze in campo abbiano lo stesso punto di partenza. Questa è per noi democrazia”.

Lo scrittore Petros Markaris, collaboratore del grande regista Theo Angelopoulos, si domandava in uno dei suoi libri: “In un momento di grave crisi, i libri possono venirci in aiuto? La letteratura può aiutarci in periodi simili?”. Armin Klein, Stephan Opitz, Dieter Haselbach e Pius Knüsel nel saggio “Kulturinfarkt” sembrano rispondere a tutti noi, denunciando i troppi compiti affidati oggi alla cultura, dalla “democraticizzazione” all’integrazione sociale. Lei cosa ne pensa, in questo preciso momento storico la Cultura quali obiettivi può o deve avere?

“Mi trovo anche in questo d’accordo con i quattro autori di Kulturinfarkt: non è compito della cultura compensare le mancanze dello Stato e più in generale della società, negli altri settori della vita pubblica. È necessario invece che l’arte torni ad avere la capacità di far esprimere l’uomo attraverso la fantasia, restituendogli la possibilità di lettura del mondo a lui contemporaneo e dei suoi valori presenti o addirittura futuri, a prescindere da condizionamenti di carattere ideologico, politico, di quant’altro precostituito, nonché oggi assolutamente antistorico. Insomma la cultura deva dare la possibilità all’individuo di scoprire se stesso e il mondo in modo del tutto autonomo e indipendente. L’ umanità – il contrario lo dicono solo i sistemi totalitari – che piaccia o no, è matura per essere libera”.

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