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Albert Camus - come ricorda Salvatore Veca in un libro, che proprio da questa affermazione trae il titolo - aveva dichiarato di voler dedicare la propria vita a due grandi ideali: la bellezza e gli oppressi.

Ciò è quanto mi è venuto in mente la sera del 1 maggio, quando pigiato come una sardina, tra tanti giovani che per età avrebbero potuto essere miei figli, ho ascoltato almeno in parte il concerto di Taranto: buona parte della musica era lontana dai miei gusti musicali, i rapper scandivano slogan non sempre condivisibili, eppure ho trovato l'insieme di una grande bellezza.

La bellezza di un movimento che, pur tra difficoltà e contraddizioni, si auto-organizza. Ritorna un volontariato che non si vedeva dai tempi in cui si svolgevano le grandi feste popolari della sinistra, una manifestazione pacifica democratica, che per bocca degli organizzatori non era e non voleva essere il contraltare di quella organizzata dai sindacati a Roma, ma l'espressione di una città che vuole riprendere in mano il proprio futuro, liberandosi di un passato di sofferenza  e che intende ripartire proprio dall'affermazione della propria bellezza.

Una bellezza spesso ignorata e disconosciuta; una bellezza violata, ma in  gran parte recuperabile nei suoi paesaggi, nella sua storia e nella sua cultura.

Riscoprire la bellezza che appartiene ad un territorio significa riconquistare orgoglio della propria identità e rispetto dell'ambiente, di quello che si è ed in ciò che si può essere. Lanciare dal palco l'invito: "Domani ci si vede tutti per pulire questo parco, che oggi abbiamo utilizzato" è il segno di una cultura diversa, che avanza e che porta a riscoprire i valori della convivenza civile, del rispetto di se, degli altro e del territorio.

Porta a capire che quella bellezza è la principale ricchezza di questa terra e di questo popolo, e potrà essere il suo futuro.

Quanta morale c'è nella riscoperta della bellezza. La bellezza non ammette le speculazioni che violano il territorio, la bellezza non tollera l'ingiustizia che porta alla diseguaglianza ed allo sfruttamento del lavoro, la bellezza non è compatibile con l'ansia e con la disperazione.
La bellezza  è riscatto!

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