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Prada Laterza1

Sembrerebbe una raffinata operazione di marketing. Se lo é, "chapeau" a chi l'ha congegnata. Se non lo fosse, sarà il caso di farci un pensiero e magari lavorarci seriamente: perché il gioco di sponda é tra i più originali e più interessanti del momento.

Legare un marchio storico dell'editoria meridionale italiana come Laterza a quello di Prada, una delle griffe più rappresentative del Made in Italy e tra le prime cinque più conosciute al mondo, non è cosa da poco conto.

Nel corner più frequentato di via Sparano, a Bari,  i due soggetti oggi condividono gli spazi della libreria storica del capoluogo pugliese: cara, tanto a Benedetto Croce quanto a Giorgio Napolitano, nonché le due vetrine interne, che lanciano una prospettiva sugli scaffali eleganti del nuovo negozio ai frequentatori della libreria o, viceversa, un pensiero lungo sui dorsi d'autore ai clienti del raffinato punto vendita. Corrispondenze, spiragli e chiavi di lettura palindroma. Una sorta di moderne Colonne d'Ercole: affrontate, contemplate e attraversate dalla metafora senza tempo dall'imbarcazione di Ulisse, e dall'esortazione dantesca senza confini del "fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza".

"La bellezza salverà il mondo", fa dire Dostoevskji al principe Miskin. Ed è in questa trama suggestiva ed entusiasmante che si realizza l'abbraccio subliminale tra il fascino della parola scritta, letta e declamata, e la policromia di una creatività che si fa sfida e si esalta nella declinazione soggettiva dell'eleganza, della distinzione e della signorilità.

Prada vuol fare e dire cultura, superando l’inconsistente frontiera dell’effimero. Anche per questo essa avrà di che beneficiarne, lasciandosi coinvolgere nella ricerca di dare struttura identitaria e “marcata” personalità ai molteplici spunti creativi di una maison laboratorio, degna dei grandi artisti e maestri, non solo italiani, di tutti i tempi.

Prada Bari Allestimento Laterza 01

Con l’arrivo di Prada a Bari, la Puglia dei beni culturali godrà dell’intervento di restauro di un polittico, datato 1467, di Antonio Vivarini della Pinacoteca Provinciale di Bari e del pozzo dell’Abbazia di Santa Maria di Cerrate, a pochi chilometri da Lecce. Si consolida, così, nel sodalizio col FAI - Fondo Ambiente Italiano, un’azione di recupero iniziata nel 2010 con quello di quattro statue di gesso dell’Accademia delle Belle Arti di Bologna, e proseguita nel 2012 con l’intervento nel Sacello di San Prosdocimo nell’Abbazia di Santa Giustina a Padova.

Un ciclo si compie e al giro di boa di una storia antica, che si fronteggia con le trame della modernità, l’editore di “roba grave” si ancora alla leggerezza di rotte segnate dal nuovo vento. Un vento che soffia negli affascinanti spinnaker del futuro, che spinge l’efficienza tecnologica a fendere con incisività la cresta dell’onda di gradimento diffuso e che porta con se gli echi di rintocchi lontani, per dire a “Il vecchio e il mare” di Hemingway, ma gridandolo al mondo intero, che l’orizzonte della bellezza resta largo, profondo e percorribile. Ché la “Fiesta” continua, “E il sole sorge ancora”.

(gelormini@affaritaliani.it)

 

 

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