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pista ginolisa

(L'articolo è del Settembre 2011)

E’ vergognoso, maledettamente frustrante e profondamente mortificante. Non ci sono più aggettivi. La speranza, era diventata illusione, poi è rovinosamente caduta nel danno, per farsi infine beffa di ogni proposito e di ogni progetto, ripetutamente annunciati e incautamente affidati “al vento” accidioso dell’ipocrisia.

E come se non bastasse, l’irrazionalità della disperazione ora sfocia, più o meno consapevolmente, nella pratica insulsa del masochismo.

Sono più di 35 anni che il dibattito sull’aeroporto di Foggia, “Gino Lisa”, produce “chiacchiere” inconsistenti, dilettantismo obsoleto e pantomime furbesche: funzionali a piccole e contingenti problematiche locali, piuttosto che a concrete e sostenibili visioni di largo interesse e a prospettive più profonde di sistema, di crescita economica e di effettivo sviluppo turistico territoriale.

Desolante l’ultimo capitolo dell’ennesima compagnia aerea (Darwin) che abbandona il campo, allo scadere del periodo coperto da aiuti finanziari regionali. A testimonianza che l’aeroporto di Foggia, al di là delle apparenze percentuali (anche passare da 1 a 2 è pari al 100% di incremento), in cifre assolute di movimento passeggeri, non avrà mai la forza per garantirsi una soglia di sostenibilità.

A meno che non ci si decida (ed è già tardi da molti anni) a ragionare in termini di “Aeroporto del Gargano”. E lo si faccia seriamente e incisivamente. Perché l’onda di un’attenzione turistica concentrata sul Bel Paese, in particolare in Puglia, e di riflesso sul Gargano e l’intera Capitanata, va cavalcata ora e non fra dieci o quindici anni. Per assicurare indici di occupazione adeguati all’offerta ricettiva dell’Alta Puglia, l’azione non può che farsi virtuosa e pro-attiva. Mentre al momento resta fatalista, accidiosa e piuttosto approssimativa.

Padre Pio 24/04

Andava in tal senso il tentativo di giocare la carta del temporaneo e parziale utilizzo dell’aeroporto militare di Amendola, tra Foggia e Manfredonia, a ridosso del polmone balneare del Gargano e dei centri spirituali di San Giovanni Rotondo, di Monte Sant’Angelo e degli Eremi di Pulsano. Ma interessi contrapposti, timori immotivati e mancanza di personalità politico-decisionale, hanno provveduto a zavorrare piombo nelle ali di una soluzione abbordabile. Isolando tempestivamente ogni accenno di disponibilità, anche solo di esame, a cominciare da quella manifestata con coraggio dall’Assessore Minervini, poco dopo la sua nomina al dicastero dei Trasporti Regionali.

Ora è troppo tardi. Le recenti vicende libiche hanno messo in luce il ruolo strategico di questo aeroporto nello scacchiere NATO, in relazione alla sicurezza del Mediterraneo, in generale, e a quella nazionale in particolare. Ne consegue, che il decollo di qualsiasi piattaforma aeroportuale civile, in Capitanata, sarà sempre condizionata dalle esigenze strategiche aereonautiche italiane.

Se questo è vero, l’aeroporto di Amendola diventa “una palla al piede” per le ambizioni di sviluppo turistiche e territoriali di un’area importante della Puglia, tanto da rappresentare oltre la metà della sua intera offerta ricettiva. Per cui, se tali ambizioni devono essere attenuate o sacrificate, per il supremo interesse nazionale, sarà il caso di pretendere delle legittime e congrue contropartite.

Pertanto, sarà pure il caso di fare la voce grossa, lo dico all’Assessore Minervini, al Presidente Pepe, al Sindaco Mongelli e allo stesso Presidente Vendola, per chiedere che almeno i collegamenti ferroviari non solo non vengano smantellati, ma che siano oggetto di investimenti adeguati, per sopperire al deficit aeroportuale costretti a subire? Sarà pure il caso di rivendicare una viabilità che renda, almeno nei tempi, più corta la distanza del Gargano dall’aeroporto di Bari?

I tempi per l’allungamento della pista del “Gino Lisa” si prospettano biblici, alla luce delle risorse disponibili. E Dio non voglia che, quando e se sarà ultimata, sia adatta ad aeromobili certamente più capienti, ma non più utilizzati dalle diverse compagnie aeree. Nell’attesa, c’è urgenza di fatti! Le “chiacchiere” se le porta il vento.

(gelormini@affaritaliani.it)

 
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