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La Puglia è vulnerabile Erosione e desertificazione

di Ines Macchiarola

Le diverse destinazioni d’uso del suolo secondo il Corine Land Cover sono distinte in superfici agricole utilizzate (seminativi, vigneti, oliveti, frutteti, ecc.), che occupano oltre l’80% della superficie regionale; territori boscati e ambienti semi-naturali (presenza di boschi, aree a pascolo naturale, vari tipi di vegetazione, spiagge, dune e sabbie); superfici artificiali (infrastrutture, reti di comunicazione, insediamenti antropici, aree verdi urbane); corpi idrici e zone umide.

Correlando i dati ottenuti per la Puglia con quelli dell’intero territorio nazionale emerge che il territorio pugliese è caratterizzato dalla percentuale minore di aree boscate e seminaturali e da quella maggiore di superfici agricole, denotando la sua potenziale vulnerabilità all’erosione e alla desertificazione.

L’utilizzazione dei terreni in Puglia ha predominante destinazione agricola, anche se negli anni la stessa ha subìto una graduale diminuzione. La distribuzione dei diversi usi per ogni singola provincia pugliese evidenzia la destinazione prevalente di seminativi nel foggiano, la preponderanza di uliveti nelle province di Bari, Brindisi e Lecce e di frutteti nella provincia di Taranto, la concentrazione di boschi nel Gargano, nel Subappennino Dauno e nelle Murge, comprese le pinete dell’arco jonico tarantino; i vigneti risultano variamente distribuiti in tutta la regione.

 ® Franco Fontana Puglia 1987web
 

Per la Puglia il confronto dei dati Corine Land Cover 1990 e 2000 non ha evidenziato sensibili variazioni dell’uso del suolo nell’ultimo decennio, se non la conferma della generale tendenza alla riduzione della superficie dei boschi e delle aree naturali a vantaggio delle aree urbanizzate e, in minor misura, delle superfici agricole. In Puglia le porzioni di territorio che hanno conservato la loro originaria naturalità sono molto ridotte per aver lasciato spazio alle attività produttive agricole, per quanto di recente si registri, sia per gli orientamenti della politica agricola europea sia per una maggiore sensibilità ambientale degli imprenditori e dei consumatori, un accresciuto interesse per le coltivazioni biologiche.

L’utilizzazione dei terreni in Puglia è a prevalente destinazione agricola produttiva, anche se negli anni la stessa ha subìto una graduale diminuzione. Rispetto alla totalità della superficie agraria, solo porzioni molto esigue di territorio sono adibite ad arboricoltura da legno e a superficie boschiva; ancor meno sono le superfici attrezzate ad aree verdi urbane e ad attività ricreative.

La quasi totalità dei terreni in Puglia è rappresentata da SAU, Superficie Agricola Utilizzata.

Relativamente alla superficie agricola destinata ad agricoltura biologica, nella tabella si esprime l’andamento della superficie agricola biologica negli anni 2002-2004. La diminuzione che si osserva sia in termini di operatori certificati sia in termini di ettari di superficie biologica è correlabile al più generale decremento che ha interessato il settore agricolo negli ultimi anni ed i cui effetti sono conseguentemente rilevabili anche nel comparto biologico. La provincia maggiormente sensibile alle produzioni biologiche si conferma quella del capoluogo di regione, che nel 2004 ha raggiunto il 45,4% dell’intera superficie agricola biologica regionale.

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La desertificazione è il processo per cui il suolo subisce un fenomeno di degrado progressivo dovuto alla mancanza di vegetazione ed alla perdita di sostanza organica. Tale processo si innesca a seguito della concomitanza di più fattori, quali particolari condizioni climatiche (intensità dei venti, distribuzione e frequenza delle precipitazioni, erosività della pioggia), caratteristiche geo-pedologiche, pendenza e acclività dei versanti, modesta copertura boschiva, incendi, incidenza della pressione antropica.

La regione Puglia, insieme a Sicilia, Sardegna, Calabria e Basilicata, è tra quelle aree del territorio nazionale maggiormente soggette a processi di desertificazione del suolo.

Da un’elaborazione effettuata nel 2000 a cura dell’Assessorato regionale all’Ambiente, ai fini della predisposizione di un programma regionale per la lotta alla desertificazione, è emerso che la maggior parte del territorio pugliese (oltre il 90%) è caratterizzato da aree da mediamente e molto sensibili al fenomeno. Un’ulteriore elemento che accresce la vulnerabilità alla desertificazione è rappresentato in Puglia dai cambiamenti strutturali del suolo agrario quando vengono utilizzate tecniche di scarificatura e rottura della roccia affiorante con frantumazione in posto delle pietre portate in superficie, fenomeno noto col nome di spietramento e particolarmente diffuso nell’area dell’Alta Murgia.

Relativamente al tema rischio idrogeologico, si rileva che l’Autorità di Bacino (AdB) della Puglia, istituita con L.R. 19/2002, ha adottato il Piano Stralcio per l’Assetto Idrogeologico (PAI) con Deliberazione del Comitato Istituzionale n. 25 del 15.12.2004. Successivamente ha dato avvio alla fase di consultazione del documento e di verifica delle osservazioni avanzate dai soggetti istituzionali e non, ai fini della modifica e/o integrazione dei contenuti e delle perimetrazioni previste dal PAI. Le osservazioni prodotte, sulla base di verifiche e di sopralluoghi dei componenti la segreteria tecnica e sulla base dell’istruttoria delle sottocommissioni, sono state integrate nel documento iniziale, pervenendo all’approvazione del PAI per i bacini regionali e per il bacino interregionale del fiume Ofanto con Deliberazione n. 39 del 30.11.2005.

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Il PAI approvato estende la competenza dell’AdB della Puglia alle aree perimetrate comprese in 297 Comuni rientranti nelle province di Avellino (25 Comuni), Bari (47), Brindisi (20), Foggia (56), Lecce (97), Potenza (23) e Taranto (29). Il territorio dell’Autorità di Bacino della Puglia comprende, pertanto, oltre all’intera estensione della regione pugliese, anche la parte nord-orientale dei territori delle regioni Campania (bacini dell’Ofanto, del Cervaro e del Carapelle) e Basilicata (bacino dell’Ofanto). Vi sono poi alcuni Comuni pugliesi (Altamura, Gravina in Puglia e Poggiorsini) che sono compresi nel bacino interregionale di competenza dell’Autorità di Bacino della Basilicata.

L’Autorità di Bacino della Puglia ha competenza su un territorio che occupa una superficie di circa 20.000 km2, di cui meno del 20% ha una morfologia da collinare a montuosa; il resto del territorio è morfologicamente subpianeggiante e solo in alcune zone, limitate e particolari, si riscontrano variazioni di pendenza tali da innescare fenomeni franosi.

Tali morfologie sono per lo più imputabili all’azione concomitante dell’erosione fluviale e della tettonica (lame e gravine), all’azione antropica (cave e altri tagli) oppure coincidono con le coste alte. Dei circa 190 km2 di frane cartografate (1.259 frane) solo il 10% interessa aree che si trovano al di sotto dei 400 m di quota, il restante 90% è concentrato in una fascia di circa 4.000 km2 che comprende l’area dell’Appennino e del Subappennino, il Promontorio del Gargano, le scarpate dell’alta Murgia e della Fossa bradanica ed alcuni tratti della fascia costiera interessati da fenomeni di crollo. Le aree a rischio sull’intero territorio dell’Autorità di Bacino della Puglia sono state individuate per sovrapposizione tra elementi a rischio (strade, ferrovie e centri urbani) ed aree in frana.

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Gli interventi previsti nelle aree ove il rischio per frana coinvolge centri abitati ed infrastrutture consistono in interventi di consolidamento, manutenzione degli interventi, monitoraggio dei fenomeni di instabilità e interventi sulla viabilità. In particolare, come riportato nel PAI, le 118 frane che interessano i centri abitati (per un’estensione totale di 32 Km2) saranno oggetto di interventi di consolidamento nel corso del primo triennio. Le restanti frane, che coinvolgono le infrastrutture ed occupano un’estensione di circa 66 Km2, saranno oggetto di intervento nei periodi successivi.

Lo studio condotto per la valutazione del rischio idraulico ha evidenziato che le aree soggette a pericolosità idraulica sono sostanzialmente diffuse sull’intero territorio di competenza.

Quando sarà completata la valutazione del rischio idraulico e l’individuazione delle possibili misure di mitigazione dello stesso, gli interventi potranno essere realizzati con cadenze cronologiche in rapporto alla classe di rischio e pericolosità, tenendo conto cioè del valore del bene esposto al rischio stesso, ossia secondo criteri di priorità per le aree abitate e le infrastrutture. A seguito dell’analisi idraulica condotta nel territorio di competenza dell’AdB sono stati censiti circa 825 km2 di aree classificate come aree ad alta probabilità di inondazione e/o aree allagate (AP), e parte di esse, per una superficie di 119 km2, coinvolgono centri abitati ed infrastrutture. In tali aree sono previsti interventi idraulici di tipo strutturale concernenti in manutenzione delle opere idrauliche, adeguamenti delle infrastrutture viarie correlate alla zona di intervento, sistemazioni idraulico forestali e miglioramenti dell’uso agricolo del suolo e manutenzione sul reticolo idraulico secondario.

In relazione al rischio sismico, l’Ordinanza Ministeriale n. 3274 del 20 marzo 2003 propone una classificazione sismica del territorio nazionale articolata in 4 zone. Le prime 3 zone corrispondono, in relazione agli adempimenti previsti dalla Legge 64/74, alle zone di sismicità alta (S=12), media (S=9) e bassa (S=6), mentre la zona 4 è di nuova introduzione e per essa è data facoltà alle regioni di imporre l’obbligo della progettazione antisismica. La DGR Puglia n. 153/04 ha recepito quanto richiesto dall’Ordinanza, individuando le zone sismiche del territorio regionale e le tipologie delle opere infrastrutturali e degli edifici strategici ai fini della protezione civile e rilevanti ai fini dell’eventuale collasso degli stessi.

La regione Puglia in confronto al resto del territorio nazionale è da considerarsi a basso rischio sismico. le aree esposte al massimo rischio ricadono interamente nel territorio della provincia di Foggia, dove tutti i comuni sono classificati a rischio, seppure con livelli differenti. La totalità dei comuni ricadenti nelle province di Brindisi e Lecce risultano non classificati, presentando pericolosità sismica molto bassa. I comuni compresi nelle province di Bari e Taranto sono distribuiti nelle diverse classi di rischio in modo più variabile.

(inesmacchiarola1977@gmail.com)

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