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Francavilla

L’evento o elemento non occasionale, ma annuale, ha luogo nella ricorrenza della Settimana santa  e più precisamente dal venerdì che precede la domenica delle Palme al giorno di Pasqua nel centro storico di Francavilla Fontana. Esso coinvolge parrocchie, rettorie, ordini religiosi, associazioni pio-laicali, l’Azione Cattolica, le alte rappresentanze dell’Amministrazione Civica, della Giustizia e dell’Ordine Pubblico.

Il riconoscimento del valore di questa festa nella sua interezza, come bene immateriale dell’umanità, si ritiene utile perché potrà, come insieme di più culture del mondo mediterraneo, essere valutata anche da altri popoli di altre culture, legati tutti all’unica matrice del pensiero universale che interroga sulla vita e la morte nella speranza della risurrezione.

La cittadinanza partecipa da secoli a tutte le fasi con sentimento religioso come è provato da vari documenti di archivio e da copiosa letteratura.

La peculiarità dell’evento, con antica espressione locale indicato “festa cresta”, grande, di Cristo, o agreste rifacendosi alla più antica origine di festa agraria, è nella connessione dei segmenti che la compongono; segmenti di matrici diverse, e alcune ancestrali: preistorica dalla calendariale coincidenza della Pasqua con le feste di primavera; paleocristiana liturgica; medievale delle sacre rappresentazioni; trionfalistica della Riforma Tridentina e susseguenti facies di età Moderna e Contemporanea fino all’assetto liturgico vigente, voluto dai padri conciliari del Vaticano II. La sequenza degli eventi forma così una compatta stratificazione di cultura fino alla contemporanea familiarmente vissuta dai cittadini nell’agape con il pranzo di Pasqua e nella gita liberatoria in campagna il lunedì dell’Angelo, giorno di umana rinascita, con la natura, a nuova vita.

 

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Il lungo iter del segmento più noto, suggestivo e spettacolare, qual è la processione ora detta “dei Misteri” e in antico “del Battaglino” per l’uso del battaglio, strumento di legno di noce e ferro dal suono sordo descritto nelle sue parti da san Carlo Borromeo, feudatario di Francavilla nel secolo XVI, come prima voce italianizzata della locale trénula, dal greco thrẽnos, indicante la battola o crotalo, è documentato fin dagli inizi del secolo XVI. Il percorso di questo sacro corteo per le vie cittadine si compiva fin dal Medioevo con il solo simulacro del Cristo Morto durante la notte del venerdì di Passione. Da un inedito documento si ricava che a partire dal 1623 fu arricchito di vari altri simulacri in cartapesta raffiguranti i diversi momenti della passione, quasi a materializzare i racconti degli evangelisti sull’Ultima Cena con Cristo che ha nelle mani un pane, sulla Preghiera nell’orto degli ulivi con Cristo inginocchiato sotto un ulivo con angelo tra i rami, sulla Flagellazione o Cristo alla Colonna, sull’Ecce Homo o Cristo vestito da re incoronato di spine, sulla Cascata o Cristo sotto la Croce, sulla Crocifissione o Cristo  Crocifisso, sulla Sindone, sul Cristo morto sopra il cataletto, sulla Madonna Addolorata, vestita di nero, con il cuore trafitto da sette spade, seguita dai devoti e dalla banda che a intervalli esegue marce funebri per lo più scritte da musicisti locali quali Serafino Marinosci ed Ercole Cavallo.

Da non trascurare è il ricordo della partitura Lamentationum Ieremiae prophetae in maiori hebdomada pro gravi cimbalo modulando dell’altro cittadino di Francavilla Antonio Mogavero, edita a Venezia da Alessandro Vincenti nel 1623, ossia nello stesso anno in cui la locale confraternita dell’Orazione e Morte ereditò dal Capitolo della chiesa Matrice e arricchì con le statue dei “Misteri”, ancora oggi patrimonio confraternale, l’antica processione del Cristo Morto, documentata, come già detto, fin dai primi anni del secolo XVI.

La descritta processione, sintesi dei misteri del Santo Rosario, animata dai rappresentanti delle diverse confraternite, vestiti con camici riccamente ricamati, mozzette di colori diversi e alti cappucci a cono, da calarsi all’occasione sul viso, attraversa, seguendo un antico e immutabile itinerario, le vie della città tra assiepato popolo e interessati forestieri negli ultimi anni divenuti sempre più numerosi.

I cordoni del cataletto con il simulacro del Cristo  Morto, opera dello scultore Guacci, già noto come maestro cartapestaio di Lecce in ambito cattolico di tutta Europa,

sono tenuti con riverenza dalle quattro autorità locali  pro tempore: sindaco, magistrato, comandante dei carabinieri e priore della arciconfraternita dell’Orazione e Morte che custodisce gelosamente da secoli le statue in apposite grandi bacheche di vetri permettendone la visita per tutto l’anno.

Questo segmento, tra i riti della Settimana, il più noto e singolare rispetto a quelli che nella stessa giornata si svolgono in altri luoghi d’Italia e d’Europa, va correlato ai non meno importanti, storicamente rilevanti e coinvolgenti, che si svolgono nella città di Francavilla Fontana nella stessa settimana.

 

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I tanti episodi che hanno inizio, attraverso l’anticipazione o prologo della divina tragedia, rivissuta ogni anno dalla comunità, il venerdì precedente la domenica delle Palme con la processione della Madre Addolorata, quasi calco della madre mediterranea, e che continuano con la sovrapposizione delle sofferenze, della morte e della risurrezione dello stesso Cristo al mito pagano di Adone, si conclude con la vittoria sul male e la risoluzione nel bene come è nel voler essere di ogni pensante.

 

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In ordine di successione temporale, la processione della Madonna Addolorata dà inizio al rapporto Chiesa-Città, liturgia-tradizione, aprendo tutti i cittadini alla riflessione sul mistero universale della vita e della morte preparandosi  alla confessione e alla rinascita sull’esempio dei confratelli del Carmelo che la domenica delle Palme, partendo in lunga fila a due a due dalla propria chiesa che è fuori la porta meridionale della città, percorrono la via principale e attraversando le due piazze, commerciale o delle “Fogge granarie” la prima, e politico-amministrativa  o del “Sedile” la seconda, si recano alla chiesa Matrice per il precetto pasquale. Tutti i confratelli vanno in processione a viso coperto e tornano a viso scoperto con la palma benedetta in mano salmodiando, sia all’andata che al ritorno. Seguono la Croce nera dei “Misteri”, usata solo nella settimana santa, con i simboli della Passione: lancia, tenaglie, martello, lanterna, chiodi, corde, spugna, mano, gallo, colonna, corona di spine, tunica, dadi, ampolla, scala.

 

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Le devote che hanno tutto l’anno in custodia il Calvario, edicola monumentale tra cipressi annosi, costruita in periferia, quando in ottemperanza alle leggi napoleoniche si dové convincere i cittadini a seppellire fuori dalle chiese e dalla città, nei cimiteri, si recano a pulire e ornare con fiori freschi quel simulacro ove al centro è il sepolcro con il Cristo morto. Anche al Cimitero si recano molti e alle tombe dei propri defunti portano fiori e lumini. Non ci si scorda degli anziani e dei malati. Nello stesso giorno i rami d’ulivo, benedetti la domenica delle Palme, vengono posti sui cornicioni delle case e nei campi a protezione delle colture.

 

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Il martedì si coprono con carte di vari colori i piccoli baldacchini  di legno contenenti i germogli del grano cresciuti al buio alti, teneri e bianchicci. Sono questi i “piatti”, ovvero le misere imitazioni dei canestrini d’argento e dei vasi d’oro che le donne siracusane del III secolo av. C. portavano alla tomba di Adone, giusto quanto ha lasciato scritto Teocrito.

  A lui [Adone] dinanzi stan quanti le piante

  mettono in cima stagionati frutti,

  stanno orticelli teneri guardati

  in canestrin d’argento, e vasi d’oro

  pieni d’unguento assiro, e quanti sanno

le donne lavorar pasticci in madia,

fior di tutte le sorte mescolando

con candida farina, e quanto fassi

di liquid olio e saporito mele.

Stanvi i rettili tutti ed i volatili,

e verde padiglion di molle aneto

carchi sovra gli pendono, e su quelli

vanno aleggiando i pargoletti amori,

come gli usignoletti su per gli arbori

volan facendo di lor ali prova

di ramo in ramo. O che ebano! O che oro!

O quali aguglie ancor di bianco avorio,

recanti il garzoncel coppiero a Giove!

Anche qui i classici “giardini di Adone” , oltre i germogli del grano, ricordati da Gustavo Traglia nel romanzo Le campane di Lecce, edito da Ceschina a Milano nel 1938, per indicare i biondi scandinavi che dice “come il grano germogliato in cantina, per guarnire a Pasqua i Sepolcri”, vi erano appesi frutti: limoni, arance, mandarini, mele, pere e, al lato, sagome di rondini e di pettirossi e dolci tipici della Pasqua.

 

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Il mercoledì quei “piatti”, alcuni grandi da doversi portare a quattro mani, sono ostentati da casa in casa, da bambini e bambine seguiti da adulti, spinti per l’occasione a riallacciare rapporti e, se forestieri, per visitare gli interni di alcuni palazzi barocchi di cui è ricca la città.

 

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Il giovedì mattina, alla messa In coena Domini, celebrata con musica nella chiesa Matrice dall’arciprete e dai parroci delle altre chiese, sul presbiterio vi è la lavanda dei piedi ai concelebranti e ai priori delle confraternite che vestono le parti degli apostoli come si legge nei Vangeli.

La cappella del Santissimo Sacramento è preparata per tempo con l’addobbo dai maestri locali, tradizionalmente apprezzati in tutto l’ex  regno di Napoli come è attestato nella letteratura italiana contemporanea dallo scrittore Giuseppe Cassieri. Questi infatti in un racconto pubblicato il 27 agosto 1995 su “La Stampa” di Torino, per bocca di un addobbatore dell’Irpinia, dice che due erano le scuole di quell’arte in Italia, la napoletana e quella di Francavilla Fontana. Sull’altare viene posta l’ostia consacrata  prima che nelle altre parrocchie, nelle chiese dei religiosi e nelle rettorie ove si può esporla anche nel pomeriggio.

Per tutta la giornata e la notte tra il giovedì e il venerdì vi è continua la visita all’Eucaristia, così reposta tra fiori, “piatti” e sbuffi di incenso. A visitare sono gli incappucciati, pappamusci, con voce derivata dallo spagnolo papamoscas, fantasma, come è detto l’automa antropomorfo che batte le ore dell’orologio nella Cattedrale di Burgos. I pappamusci, a coppia, con la divisa della confraternita del Carmine, il bastone dei pellegrini, la corona del Rosario, a piedi nudi e a viso coperto sotto il cappuccio a cono che ha solo due fori in corrispondenza degli occhi, passano da una chiesa all’altra dandosi il cambio innanzi agli altari ove sostano in ginocchio per la preghiera. Partono tutti dalla chiesa del Carmine che è depositaria delle divise e dei bastoni. Nella piazza grande il loro passaggio è segnalato con note dolenti dal suono di due trombe, le stesse note usate la notte per il richiamo dei confratelli alle adunanze, richiamo o risveglio fatto alle porte delle loro case.

Per tutto il pomeriggio e parte della notte vanno a coppia anche i cittadini, giovani sposi e anziani, trascinandosi questi ultimi, se malfermi in salute, per pregare innanzi a quegli altari addobbati che considerano per tradizione sepolcri del Cristo; vanno per la città ed entrano, secondo tradizione, in tre o cinque o sette chiese.

Nella radicata credenza della morte del Cristo, celebrata in quel giorno, e della visita al sepolcro, tutti, uomini e donne indossano abiti neri o scuri come quelli che nella stessa ricorrenza indossano i cittadini di Siviglia. Si parla a bassa voce e neanche i bambini fanno frastuono intorno quando i batacchi delle campane vengono legati perché si è in lutto, ma anche perché coincidendo il giovedì santo con il plenilunio si teme ancora, come temevano i greci e i romani di duemila anni addietro che la luna, giusto quanto si legge in Ovidio, possa cadere dal cielo al suono vibrante dei bronzi

 

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Nella prima mattinata del venerdì vi è la processione della Madonna Desolata e San Giovanni Evangelista; processione che parte dalla chiesa del Carmine e percorre le vie della città a ricordo della consegna che Gesù fece, lui crocifisso, della sua Mamma al discepolo prediletto. Nel pomeriggio vi sono i preparativi per la processione già descritta dei “Misteri”: l’ostensione delle statue nella chiesa che fu delle clarisse in uso dell’arciconfraternita dell’Orazione e Morte; le attribuzioni, se non già contrattate in privato, delle stesse statue ai portantini, squadre di quattro o di otto persone che offrono, avanti a una commissione che tiene aperta la gara con candela accesa, anche cospicue somme da utilizzare in beneficenza.

Al crepuscolo convengono i confratelli delle diverse chiese nella piazza della Matrice e là si forma e si snoda la sequenza delle statue con i diversi gruppi confraternali che, disposti per due, aprono il cammino alle statue. Dietro il Cristo sotto la Croce, o Cascata, si inseriscono i crociferi, devoti che trascinano, per tutto l’itinerario, non breve, le pesanti croci di legno, in anonimato, indossando il camice della confraternita alla quale appartengono, o che ne ha dato garanzia prestando la divisa.

 

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Il sabato è giorno di riflessione e, a notte, vi è la messa pasquale o, come era detta nei primi secoli del Cristianesimo, del lucernario, ossia della luce che doveva splendere nel buio come segno di vita dopo la morte. Con questa cerimonia si riafferma la proclamazione dello stesso Cristo: “Io sono la luce” e per i cristiani la fede nella risurrezione, ossia nella reversibilità della morte, quasi sonno dal quale ci si risveglia, quasi tramonto che fa pensare all’aurora. L’uso dei panni viola nella liturgia della settimana richiama ai cittadini di Francavilla Fontana il viola o rosso dei tramonti che promette non solo lo scontato ritorno del sole il giorno dopo, ma una giornata intera di sole lucente, ovvero  di luce. Ancora, la credenza popolare considera, ripercorrendo remote memorie rintracciabili nei lirici greci e in Esiodo, come morendo tutta la vegetazione nell’assolata stagione estiva, scampa e fiorisce soltanto il cardo, spina di san Giovanni, Onopordum illyricum L,, comunissimo nei paesi mediterranei ed endemico nelle campagne di Francavilla Fontana. Superstizione tradizionale locale vuole che quel fiore aperto in cima agli alti gambi della pianta con il vivo colore viola quando ha inizio l’estate, reciso, passato nelle fiamme e così lasciato la notte della festività di san Giovanni tra il 23 e il 24 giugno sul davanzale della finestra o sulla soglia di casa, il mattino della festa si trova rinverdito. Segno di buon augurio per zitelle da sposare.

Nel pomeriggio della domenica la confraternita dell’Immacolata, succeduta a quella del Santissimo Sacramento che vanta il riconoscimento canonico fin dal 1554, organizza la processione del Cristo risorto con la statua anche questa in cartapesta.

La statuaria in cartapesta, famosa in Lecce, capoluogo dell’antica provincia di Terra d’Otranto o Salento, comprendente le tre attuali province di Lecce, Taranto e Brindisi, ha avuto in Francavilla Fontana fiorenti botteghe fin dal secolo XVII e maestri autori di non poche opere d’arte tra le quali alcuni gruppi dei “Misteri”.Quest’arte continua ancora con botteghe operanti che durante la settimana santa hanno committenze di statuette votive. Sono questi operatori culturali ancora legati ai maestri di pittura, associati alle gallerie come gli antichi furono alla scuola di pittura riccamente documentata come vera accademia operante nel pieno del XVIII secolo quando operarono in Francavilla Fontana i pittori Delli Guanti, Zingaropoli, Longo, Forleo Brajda e Domenico Carella, nonno quest’ultimo di Raffaele, pittore della scuola di Posillipo, bisnonno di Achille che ebbe fama a Parigi e avo di Augusto che ha quadri esposti nella Galleria Nazionale d’Arte Moderna in Roma.

L’atmosfera dell’evento può essere meglio intesa attraverso le seguenti opere scelte tra le tante che ne parlano:

R. JURLARO, La festa cresta. Dalle Palme al Sabato Santo con la gente del Sud, Ravenna, Longo ed., 1983; Bologna, Arnaldo Forni ed., marzo 2008; aprile 2008.

 

A. RODIA, Francavilla Fontana. La città dei “pappamusci”, Latiano, Lodo ed., 1997

 

R. SARDELLI, Sacro mistero umano. Immagini svelate per la Pasqua a Francavilla Fontana, Francavilla Fontana, Edizione Arciragazzi, 2002

 

Francavilla Fontana. Guide artistiche Electa, Milano, Mondadori Electa spa, 2007

 

Franavilla Fontana città d’arte. Fede e tradizioni. Riti della Settimana Santa, a cura del Comune di Francavilla Fontana, della Camera di Commercio di Brindisi, dell’Azienda di Promozione turistica della Provincia di Brindisi, Mesagne, Locopress ed., 2011  

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