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PugliaItalia
La vera ‘colpa’ di Guglielmo Minervini

di Antonio V. Gelormini

Sapete quale è la vera ‘colpa’ di Guglielmo Minervini? Quella che non sarà mai confessata da chi preso dalla fretta e dal livore - i due cancri che stanno devastando la ‘liquida’ società dai ritmi moderni – non ha esitato a puntargli contro il dito infangato del discredito? Quello che prim’ancora della verifica dell’accusa ha il solo obiettivo di ‘toccare’ per  sporcare?

Non è l’assenteismo (non spiegherebbe perché ignorare altre situazioni magari più critiche) e nemmeno l’appartenenza politica. Tantomeno la radice culturale cristiana, forgiata dalle sferzate sorridenti e inquietanti di don Tonino Bello. No, la vera ‘colpa’ di Guglielmo è quella di essere un moderno ‘discepolo’ e nella più antica tradizione degli uomini di mare: saper utilizzare “la rete”.

Avere dimestichezza con i nuovi strumenti di comunicazione, riuscire a entrare in sintonia con la forza del dialogo, anziché infiammare con l’impeto della denuncia: questo è quello che disorienta il Movimento 5 Stelle, rende intolleranti non pochi segmenti della sua variegata composizione, acceca di rabbia alcune punte estreme più pratiche di navigazione e di architetture informatiche.

“Silenzio. Oggi solo silenzio”, aveva chiesto dalla sua pagina facebook all’indomani del feroce attacco (Una scheda pubblicata dal M5S, che lo additava strumentalmente come assenteista alla Regione con l'80% di presenze), perché: “E' molto più volgare l'insensibilità che il linguaggio. Questo degrada la politica molto più di quanto possa offendere una persona”. E raccomandando: “Per piacere non replicate con l'insulto. E' questa la trappola: stimolare il basso ventre. Invece, lo stile è la forma dei migliori pensieri”.

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Lo stile, un concetto e un valore lontani anni luce da chi manovra con abilità la macchina del fango. Il profluvio di solidarietà e di testimonianze grafiche, verbali, mediatiche, eteree e materiali si è invece riversato nei canali del web, sulle pagine dei giornali e sugli schermi lcd, in un abbraccio quasi soffocante di affetto, di stima e di sostegno a “una persona così bella e così pulita”, come l’ha definita Nichi Vendola, presidente della Regione Puglia.

Che ha voluto diffondere una nota, che riassume le tante che hanno voluto far sentire le voce di una coralità trasversale: “Guglielmo Minervini è un lavoratore instancabile, appassionato, generoso. L'ho visto lavorare anche nei giorni del dolore e della malattia. L'ho visto trasformare una stanza d'ospedale in una succursale della Regione. Non c'è professionista della diffamazione o burocrate del fango che possa sporcare una persona così bella, così pulita”.

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Riemerso dall’abbraccio forte e plurale, Minervini ha dato forma a quello stile suggerito e praticato quale esercizio più nobile del pensiero e lo ha proposto, con la solita discrezione, alla rete:

“Non sono aduso ai polveroni. D’accordo. Ma le cose accadono spesso a prescindere dalla nostra volontà. Ovviamente sono molto turbato da questo gigantesco polverone.

Un anno fa parlai pubblicamente della mia malattia per farla uscire dall'anonimato e dal senso di vergogna che troppe volte l'accompagna nella considerazione sociale; stigma di una diversità che fa paura: sei malato uguale a sei finito. Fuori. Nasconditi. Invece, essere toccati profondamente della malattia significa sentire un bisogno profondo, molto più profondo della vita.

Ecco, io con la mia testimonianza pubblica ho provato a dar voce a tutti coloro che a contatto con il male non hanno alcuna intenzione di dichiarare “game over” e che al contrario intendono lottare per vivere fino in fondo la propria sfida.

Non buttando la spugna conquisti il senso, ma esplorando ogni attimo si risale fino alla pienezza. Vissuta così la malattia può aiutare a crescere. In profondità. In consapevolezza. Io la sto vivendo così, bene e con buoni risultati, e come me tantissimi altri che al mattino incrocio in quel santuario oncologico che ci accoglie come una seconda casa al Policlinico di Bari. Al termine dell’attesa non c’è il miracolo, ma una pagina di vita. La nostra.

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Rilevo le scuse dei cinque stelle. Speravo arrivassero non condite da polemiche ulteriori.

Eppure una considerazione politica le meritano.

Possibile che la valutazione sui risultati di un’azione amministrativa si possa fare solo col calcolo delle presenze?

Davvero che una ventina di assenze in Consiglio Regionale possano liquidare così frettolosamente il giudizio su nove anni di azione amministrativa?

Avrei trovato fisiologico un bel dibattito sull’impatto di Bollenti Spiriti, sugli effetti di Principi Attivi, sulla portata di Ritorno al Futuro, magari coinvolgendo le diverse decine di migliaia di giovani che ne sono stati toccati.

Avrei trovato stimolante un bel confronto, proprio oggi, sulle ricadute della Legge sulla Tutela delle Coste e del successivo Piano, forse troppo precoci rispetto alle emergenze di queste settimane. Oppure avrei trovato incalzante un’analisi, magari anche impietosa, sull’azione svolta dal governo per favorire la trasparenza amministrativa e per sperimentare forme innovative di partecipazione dei cittadini alle politiche pubbliche.

Sarebbe stato persino utile discutere dei risultati delle politiche di potenziamento del trasporto pubblico, della rete portuale e aeroportuale, della mobilità sostenibile e ciclistica.

O anche sarebbe stato arricchente sentire il vostro contributo rispetto all’obiettivo coraggioso di smobilitazione del “ghetto di Rignano”, che abbiamo lanciato in questi giorni e che cominciammo a incubare proprio mentre mi trovavo in una delicata fase di ospedalizzazione.

Insomma, mi sarebbe piaciuto essere sottoposto a un bell’analisi di merito. Rispetto ai problemi, alle cose fatte. In uno stile “cinque stelle”, asciutto e non demagogico. Ma ridurre tutto a un pallottoliere, questo mi sembra davvero troppo poco. Troppo misero.

Una fotografia niente affatto affidabile per discriminare la buona politica da quella cattiva. Una fotografia infedele e inconcludente. Conta quello che fai, la traccia che lasci, persino il buon profumo di una testimonianza limpida, non se scaldi la sedia.
 

 
Decaro Minervini
 

Così almeno ho sempre concepito il mio servizio pubblico.

Ma non è bastato ad arginare l'esondazione di testimonianze e dichiarazioni per far sentire ciascuno vicino e partecipe di una vicenda politica e umana destinata a lasciare il segno. Ha chiamato “Lezioni”, il suo ultimo post in rete, Guglielmo Minervini:

“Lezioni. La prima. Semina stima. Lavora con passione. Mettici sempre competenza. Allunga sempre lo sguardo verso l'orizzonte. E non tenere in ostaggio l'immaginazione dinanzi alla realtà. La buona politica si costruisce su questa roccia. Solo così quando la tempesta giunge si può reggere.

La seconda. La vera ricchezza, quella che serve non per acquistare le cose ma per conquistare il senso, non è nel denaro ma è nelle relazioni. Quando vivi in una relazione profonda, che vibra di tensioni profonde comuni, in fondo puoi affrontare anche le sfide più difficili. Perché non sei mai solo. Sei un noi.

Ieri, insieme, abbiamo scritto una pagina densa e molto bella in cui politica e vita si sono guardati negli occhi".

(gelormini@affaritaliani.it)

Tags:
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