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Lampasciòni e pampasciùni'

di Pino De Luca

Il lampascione, bulbo delle liliacee dalle mille e una proprietà vere e altrettante inventate, simbolo delle prime truffe alimentari bonarie e, talvolta, letali.

Il lampasciòne ha molti sinonimi, nella forma più elegante è lampagiòne, in quella dialettale più ambigua “pampasciùne” che, per morfologia, spesso s’usa anche per le ghiandole sessuali maschili che abitano la sacca scrotale.

Diciamo che essere appellati con il termine “pampasciùne” non è precisamente un complimento.

Ma veniamo al vegetale. L’eccellente, saporito e salutare Muscari Racemosum, raro e costoso e assai spesso sostituito con la Leopolda Comosa (Muscari Comosum) che viene coltivato soprattutto nel nord africa e con la Muscari Romanus che cresce spontaneamente nei terreni a gerbido in forma endemica.

Quando si ha disposizione solo il bulbo è quasi impossibile distinguerli se non al sapore. Più amaro e sapido il primo, più sciapi e necessitanti di condimento i secondi.

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L’attenzione va posta al Muscari botryoides che non è commestibile ma soprattutto al colchico che invece è letale.

Tuttavia se la pianta è ancora dotata di fusto e fiori è facilmente distinguibile.

Ne ha di proprietà il lampascione, assai probabilmente è uno dei pochi alimenti capace di aiutare nella prevenzione del cancro al colon .

Ricchi di acqua, di fibre solubili (che, gonfiandosi nello stomaco, inducono un maggior senso di sazietà), contengono sali minerali e vitamine, sono assolutamente ipocalorici, avendo solo 30 calorie ogni 100 gr.; riducono il rischio di cardiopatie; sono consigliati dai dietologi per chi soffre di stitichezza (assieme ad altri vegetali fibrosi); contribuiscono ad abbassare i grassi e gli zuccheri nel sangue, a prevenire la formazione di trombi e ad abbassare la pressione. Inoltre, il lampascione stimola l’appetito e attiva le funzioni gastriche, stimola la secrezione biliare, pulisce gli intestini e previene il cancro intestinale per la sua azione antiputrida. Ha potere antinfiammatorio e antimicrobico, è utile particolarmente nei casi di infiammazione della vescica e dell’intestino, riduce il colesterolo.
Gli antichi romani ritenevano persino che il lampascione fosse un potente afrodisiaco, esaltando il desiderio e le capacità amorose e sembra che per questo motivo fosse d’augurio portarlo in tavola nel corso dei banchetti nuziali. Nella fattispecie si suole citare Marziale che in un epitaffio scrive: “cum sit anus coniunx et sint tibi mortua membra, Nil aliud bulbis quam satur esse potes.” (Epigrammi, XIII-34).

Citazione abbastanza a sproposito ma corredata da una traduzione sbagliata aggiusta il tiro. In realtà l’epitaffio sostiene che l’afrodisiaco proposto non può nulla in determinate condizioni. (“Se tua moglie è vecchia e il tuo membro morto, i bulbi (lampasciòni) possono solo saziarti.”)

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Come azzardata rimane la citazione di richiamare il buon Baldassarre Pisanelli che attribuisce poteri afrodisiaci espliciti: “Quei che l’usano di continuo senteno notabile accrescimento di sperma, e gran prontezza all’atto del coito.” In realtà il Pisanelli si riferisce allo scalogno. (ne parleremo ne parleremo …)

Il lampasciòne sarà pure leggermente stimolante ma ha poteri di forte e rumorosa ventosità che, pur essendo salutari e fortemente liberatori, mal si conciliano con l’erotica passione, almeno io credo. Poi, de gusti bus non disputandum est!!!!

Per ridurre il potere esplosivo del Muscàri ricordarsi di steccare con un chiodo di garofano uno ogni dieci bulbi prima di bollirli e dopo averli bolliti, scolarli bene e lasciarli freddare prima di ogni preparazione successiva. Naturalmente il chiodo di garofano va eliminato prima della successiva preparazione. Il potere detonante si riduce di un fattore dieci.

Con i lampasciòni ben lavati e ben lessati e lasciati freddare nell’acqua possiamo fare una “escabeche” particolare. Fare la pasta delle pettole, immergere i lampascioni e friggerli con la pastella, prima di servire spruzzare di aceto di vino e poi irrorare con vincotto dolce.

Di escabeche, vincotto, e pettole ne parliamo un’altra volta.

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