
Nel ventennale della scomparsa di Giovanni Testori, il 17 agosto alle ore 21:00, presso il Palazzo Marchesale di Laterza (TA), si terrà la prima nazionale dell’Erodiade di G. Testori musicata da Giovanni Tamborrino.
Il monologo composto e pubblicato da Testori alla fine degli anni ’60 e poi rielaborato nel 1984, scava nella tormentata figura della concubina del re Erode e nel suo amore impossibile per Giovanni Battista. Grazie alla lingua di Testori, una Erodiade totalmente umana racconta e confessa – alternando foga e lucidità – l’amore-odio per il profeta e il Dio incarnato testimoniato da Giovanni.
“L’amore che vuole a tutti i costi è l’amore possessivo, egoista, orgoglioso”, idce ad Affaritaliani.it il Maestro Tamborrino, “questo è solo amore per se stessi. Si dovrebbe essere tutti consapevoli che una persona può non amarci più, insomma che si possa perdere la persona amata da un momento all’altro, così come si può perdere la vita stessa”.
“È importante fare memoria ogni giorno – continua Tamborrino – sulla possibilità che tali avversità accadano, nella convinzione che noi, esseri limitati, possiamo determinare ben poco gli eventi che la realtà ci presenta: non possiamo costringere qualcuno ad amarci per forza!”

E poi aggiunge: “Consideriamo il ‘genocidio’ delle donne in Italia una vera emergenza sociale, questo è il motivo per cui abbiamo realizzato Erodiade. Vogliamo, insomma, porre sotto i riflettori la situazione drammatica che ci troviamo a vivere affinché se ne possa parlare, cercando di vegliare ed eventualmente distogliere chi ci è vicino da propositi così terribili”.
Maria Paiato, grande interprete dell’Erodiade di Testori, nella versione con regia di Pierpaolo Sepe, afferma: “…Sola in palcoscenico, l’ antica concubina di Erode parla alla testa del Giovanni Battista, dopo averlo fatto decapitare. È una donna profondamente concreta e vive con delirante pragmatismo la sua passione amorosa nei confronti del Battista”.
“Una passione maledetta – continua l’attrice – che l’ ha condotta a volere la morte del suo amante negato”.Sì, perché Erodiade è una donna rifiutata. “Una donna che vive per questo una profonda frustrazione. È pur sempre una regina, dunque un personaggio di potere, poco abituato ad avere rifiuti”.

“Ecco che allora mette in atto la sua strategia per far uccidere l’ uomo che desidera: non lo può avere vivo, quindi lo vuole morto. La tremenda vendetta di una donna ferita, colpita nel suo desiderio più intimo”. E le sue parole grondano amore e odio.
“Quando ho iniziato a leggere questo testo – racconta la Paiano – puntavo tutto sulla rabbia, sul livore e non mi rendevo conto di sbagliare. Perché Erodiade è talmente innamorata del Battista che non lo fa decapitare per rabbia: la sua è una vendetta, sì, ma struggente e autodistruttiva, tanto da decidere, poi, di morire essa stessa. La vita, senza quell’ uomo che non si concede a lei, non può avere senso”.
Nello spazio vuoto della reggia dove vive la protagonista, si apre un baratro: “Erodiade non solo è stata rifiutata, ma il suo rivale è nientepopodimeno che Dio! La fede, dunque, qualcosa che la regina non riesce neppure a capire. Perché non è la sua fede, quella negli dèi, ma un altro e più alto concetto che non conosce e non accetta. O meglio – aggiunge l’ attrice – le parole di Giovanni Battista scalfiscono le sue certezze religiose. E questo la rende ancora più inquieta”. “È una bestia sovrumana – conclude la protagonista – che vomita sensualità e dolore”.
(gelormini@affaritaliani.it)
