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Le diaspore come fattore abilitante

di Nichi Vendola *

Negli ultimi anni, il Mediterraneo è stato testimone di diverse tragedie nelle quali migliaia di migranti hanno perso la vita cercando di arrivare in Europa.

Il 3 ottobre 2013 dopo l'affondamento di una barca al largo di Lampedusa che ha causato la morte di 360 persone, l’Italia ha promosso e finanziato  la coraggiosa operazione Mare Nostrum, garantendo soccorso a migliaia di persone, soprattutto rifugiati. Il numero di morti in mare di questi ultimi mesi sarebbe stato di gran lunga superiore senza questa operazione, che ha rappresentato un’ importante novità di politica europea nell’applicazione  del diritto internazionale e d’asilo.

A fine agosto il Governo italiano ha dichiarato di non potere o volere più continuare l’attività di Mare Nostrum, come fino ad ora realizzata, invocando l’intervento degli altri Paesi europei assieme a quello dell’agenzia Frontex. Dalle dichiarazioni pubbliche del Ministro Alfano, della Commissaria Malmström e del Direttore di Frontex, è emerso che vi sarà una nuova “operazione Frontex”, alla quale dovrebbero partecipare diversi Paesi UE: compiti e caratteristiche di questa operazione non sono stati ancora resi noti ma di certo non potrà trattarsi di un’operazione di soccorso come Mare Nostrum, dato che le operazioni Frontex sono essenzialmente operazioni di controllo delle frontiere. Se dunque Mare Nostrum fosse semplicemente sostituita dalla nuova operazione Frontex, torneremo alla stessa situazione del 3 ottobre 2013 e il ripetersi di una tale tragedia sarebbe nuovamente inevitabile e più probabile.

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Il rafforzamento dei controlli e delle misure alle frontiere per combattere l'immigrazione irregolare sono essenziali, ma ciò non può prevalere su obblighi internazionali di salvare vite umane e rispettare i diritti dei migranti o il diritto di chiedere asilo nell'Unione Europea, che deve rimanere un luogo di rifugio per le persone bisognose di protezione internazionale. E’ questo uno dei passaggi fondamentali della proposta di parere, ora in discussione in Arlem - Assemblea che oggi ho qui l’onore di rappresentare - sul ruolo di enti locali e regionali nella gestione dei flussi migratori nel Mediterraneo.

Come afferma l’OIM, è la mancanza di canali legali di accesso che costringe migranti, rifugiati e richiedenti asilo, a rivolgersi alle reti di trafficanti in condizioni sempre più pericolose. È quindi necessario intervenire per garantire una protezione efficace per i rifugiati e dimostrare solidarietà con le regioni più colpite e condividerne  responsabilità.

In prima persona ho fornito un contributo al dibattito europeo su questi temi, proponendo nel 2012 al Comitato delle Regioni l’adozione di un parere sull’ “Approccio globale a migrazione e mobilità”.

In quell’occasione, ho segnalato come l'Approccio globale alla migrazione necessiti di una governance multilivello per assicurare che essa sia gestita dai soggetti più idonei a seconda delle circostanze e nel rispetto del principio di sussidiarietà, in modo da garantire il maggior benessere possibile per le persone sia nei Paesi di origine sia nei Paesi di destinazione.

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Regioni ed enti locali sono un attore chiave in questo percorso, in quanto soggetti al tempo stesso promotori e attuatori di politiche sociali e occupazionali, di accoglienza, di integrazione, di gestione delle problematiche legate all'immigrazione irregolare ma anche tessitori di dialoghi intensi e di variegate forme di cooperazione con i Paesi di origine e di transito dei movimenti migratori.

Ritengo di primaria importanza che sia  garantita la coerenza tra la politica dell'Unione su migrazione e sviluppo e la politica esterna di immigrazione e di asilo. In particolare gli interventi dell'Unione e degli Stati membri nei Paesi terzi dovrebbero sempre essere fondati prevalentemente sui principi di solidarietà e di co-sviluppo per combattere le cause profonde delle migrazioni e per vincere la povertà, prestando particolare attenzione alla mobilitazione di risorse interne in tali Paesi, oltre che al sostegno al consolidamento istituzionale e al miglioramento della governance, come elementi fondamentali per favorire un cambiamento economico e sociale.

In questo contesto, le diaspore possono svolgere un ruolo di grande rilevanza, favorendo misure di sostegno alla partenza e di integrazione nei Paesi di destinazione; possono essere formidabili leve per lo sviluppo economico dei paesi di origine e volano per la promozione delle nuove tecnologie e la circolazione dei saperi, aprendo la via al rafforzamento degli scambi commerciali e degli investimenti produttivi. Le diaspore possono apportare capitali finanziari, umani ed emotivi particolarmente importanti e utili per i paesi di origine: possono, quindi, contribuire in modo decisivo nella costruzione di relazioni  tra comunità anche molto distanti tra loro.

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Le Autorità regionali e locali sono in una posizione privilegiata per influenzare positivamente l'azione delle diaspore, perché conoscono i territori  e possono identificare le aree prioritarie per gli investimenti, essendo in grado di offrire opportunità concrete e precise.

È pertanto essenziale adottare un approccio territoriale che ricomprenda al suo interno l’attività delle Autorità regionali e locali e che possa in tal modo ottenere risultati positivi sul piano dell’integrazione, della governance, della cooperazione decentrata e sviluppo economico locale. È inoltre necessario promuovere un migliore coordinamento verticale interno, tra tutti i livelli di governo coinvolti, che faciliti un più efficiente scambio di informazioni e la condivisione delle azioni da intraprendere sul piano politico.

Gli enti locali e regionali chiedono di essere coinvolti appieno nell’attuazione dei Partenariati per la mobilità e in altri strumenti internazionali per la cooperazione con i paesi mediterranei e che sia, in tal modo, riconosciuta l’importanza delle attività che già essi svolgono nei paesi di origine (campagne di sensibilizzazione, attività di formazione, assistenza al ricongiungimento familiare) e nei paesi di destinazione (mediante la creazione di sistemi locali di selezione in linea con le esigenze locali e la promozione di misure di accoglienza e di sostegno).

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Il nuovo establishment europeo dovrà impegnarsi affinché il Mediterraneo torni ad essere una grande occasione di sviluppo e di cooperazione per i popoli che lo abitano e non più un cimitero, simbolo della inadeguatezza delle risposte che abbiamo approntato ad un fenomeno che assume oramai il carattere di continua emergenza.

Devono essere individuate e attuate strategie complesse, costituite da un ventaglio di azioni, su diversi fronti, che coinvolgano direttamente tutti gli Stati che si affacciano nel Mediterraneo, incluse le regioni di confine: queste non possono essere chiamate a gestire l’accoglienza senza un coinvolgimento diretto nella definizione delle azioni strategiche di cooperazione.

Qualsiasi sforzo sarà tuttavia vano se non si agirà contemporaneamente anche sulla stessa politica europea d’ immigrazione e asilo, condizionata da veri e propri tabù che devono essere superati. In primis la questione dell’apertura dei canali d’immigrazione regolare, attraverso una mirata politica dei visti e un confronto serio tra gli Stati circa le diverse modalità di ingresso.

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Secondo ultimi rapporti recentemente diffusi, il numero di arrivi dal 1 gennaio 2014 è notevolmente superiore a quello degli anni precedenti e il trend è per un ulteriore aumento. Quanto sta succedendo in tutta l’area del Mediterraneo, le diverse situazioni di guerre e conflitto armato, le violenze diffuse e generalizzate sulla popolazione civile, la persecuzione su base etnica e religiosa che costringe intere famiglie alla fuga ed alla migrazione forzata, non può che prevedere con estrema urgenza l’apertura di canali umanitari e un programma comune di  reinsediamento.

Quale rappresentante del Comitato delle regioni e di Arlem posso assicurarvi che la nostra Istituzione, già ampiamente coinvolta nella co-organizzazione del Forum Europeo delle Migrazioni e dell’Assise della Cooperazione Decentrata, svolgerà un ruolo costante di supporto e collaborazione con tutti gli attori locali, nazionali, europei ed internazionali impegnati in questa immane sfida, convinti come siamo del valore aggiunto che può fornire la piena inclusione delle collettività territoriali in questo processo.

* Testo del discorso tenuto alla Conferenza internazionale "Integrare le politiche migratorie nelle politiche di sviluppo: le diaspore come fattore abilitante”"- Roma, Palazzo della Farnesina, 2 Ottobre 2014

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