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Le luci della ribalta si spengono sull'arte senza tempo di Ettore Scola

E' morto Ettore Scola, aveva 84 anni, era nato a Trevico (Avellino) il 10 maggio 1931. Sue alcune delle più belle pagine del cinema italiano: Un americano a Roma (1954), La grande Guerra (1959) e Crimen (1960). Poi l'esordio nella regia (1964): Se permette parliamo di donne, Il commissario Pepe (1969) e Dramma della gelosia - Tutti i particolari in cronaca (1970). Seguiranno: Brutti, sporchi e cattivi (1976) e Una giornata particolare (1977) con Sophia Loren e Marcello Mastroianni, forse la pellicola di Scola più acclamata anche all'estero. (Foto in alto di Ferruccio Cornicello)

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Nel 1980 il regista gira La terrazza, amaro bilancio di un gruppo di intellettuali di sinistra in crisi. Quindi: La famiglia (1987); con Concorrenza sleale, ambientato durante il Fascismo, e il documentario dedicato a Roma, Ettore Scola aveva detto di aver concluso la sua attivià di regista. In realtà poi negli ultimi anni aveva realizzato due documentari, uno deidicato a Roma, Gente di Roma, e un altro sul suo grande amico con il quale aveva lavorato fin dai tempi del Marc'Aurelio, Che strano chiamarsi Federico. Lo ricordiamo riproponendo l'articolo scritto in occasione del suo "emozionante"incontro con i giovani durante l'ultimo Bif&st 2015.

L'arte, l'ironia e la storia del cinema italiano, attraverso l'abbraccio di Ettore Scola ai giovani, che invadono le sale di proiezione e gli spazi del Bif&st a Bari, sono la testimonianza di una vivacità e di un futuro ancora lungo e ricco di suggestioni, nonostante: "l'avvento del digitale metta a rischio l'essenza stessa del fare cinema: l'emozione", come ha fatto notare - durante la maser-class al Teatro Petruzzelli - il presidente del Bif&st e decano dei registi italiani.

Resterà indelebile questo abbraccio tra l'esperienza saggia di un grande regista come Ettore Scola e la bellezza travolgente della gioventù, in genere, accesa e sintetizzata dall'arrivo al Bif&st di Micaela Ramazzotti, con la sua brillante, energica e innovativa interpretazione di "Ho ucciso Napoleone" di Giorgia Farina, con Libero De Rienzo e Adriano Giannini, che il pubblico ha decisamente apprezzato con prolungati applausi a fine anteprima.

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“Esattamente 120 anni fa, nasceva il cinema ad opera dei fratelli Lumière. Come sarebbe stato il XX secolo senza il cinema, e chi sarebbe stato Ettore Scola senza il cinema?” Questi i quesiti d'esordio del critico Enrico Magrelli, per introdurre la master class di Ettore Scola al Teatro Petruzzelli.

 

Il regista di Una giornata particolare fa un excursus sulla storia della settima arte: “Fin da subito si affermarono due filoni ispirativi differenti del modo di fare cinema: da un lato troviamo i Lumière che rappresentavano la realtà, e dall’altro lato c’era Méliès che con Viaggio nella luna ha inaugurato il cinema di fantascienza”.

 

“Il cinema – continua Scola – iniziò tra grandi diffidenze. Gli intellettuali lo accolsero con disinteresse, in Russia Majakovskij affermò che non si trattava di uno spettacolo ma di una concezione di vita”. Ettore Scola risponde, dunque, alle domande iniziali: “Senza il cinema, al pubblico  sarebbe mancata una fonte d’idee, di dubbi e sarebbe stata più vuota tutta l’umanità. Se non avessi fatto il cinema – prosegue il regista – forse avrei fatto il calzolaio o il falegname”.

 

 

Ettore Scola ricorda uno dei suoi primi grandi riconoscimenti: “Scrivevo le battute nelle sceneggiature dei film con Totò. Una volta gli lessi un copione, e il principe De Curtis rise. La sua risata fu il mio primo e unico premio Oscar”.

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Il regista racconta di aver avuto come modello Steno, “ammirato e stimato come giornalista, caporedattore ed autore di film comici”. “La generazione dei registi di oggi – prosegue Scola – non ha modelli. Come possono i giovani d’oggi amare l’Italia? Ai miei tempi il Paese era uscito dalla guerra e dal fascismo, ed era dunque facile trovare dei colpevoli. Oggi, invece, non c’è un solo colpevole, ma le responsabilità sono diffuse e di tutti”. “Occorre risalire a Berlinguer per trovare qualcuno che ci soddisfa – dichiara Scola e continua – dopo di lui tutti hanno rubato, a qualsiasi zona ideologica essi appartengano”.

 

Per Ettore Scola “i giovani registi italiani sono all’altezza dei loro predecessori, ma non hanno un orizzonte comune dove spingere il loro sguardo”. “Noi sapevamo dove guardare, sapevamo che dovevamo partecipare. Tra noi non c’era rivalità, ma avevamo la voglia di fare qualcosa per il Paese a cui volevamo bene”.

 

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“Ero uno sceneggiatore prolifico e soddisfatto – ricorda Scola – ed ero contento dei registi che mettevano in scena i miei copioni. Soprattutto Dino Risi (regista de Il sorpasso, ndr) aveva una naturalezza e una grazia nel dirigere, e aveva lo sguardo di un pittore”.

 

Ettore Scola, presidente del Bifest, esprime il suo apprezzamento per il festival di Bari: “Qui c’è un autentico tesoro: la curiosità dei giovani, i quali hanno voglia di vedere i film e voglia di capire qualcosa in più della realtà. È necessario che il pubblico venga fertilizzato dalla lettura e dalla visione dei film”.

 

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Sempre rivolgendosi ai giovani, il regista li sprona: “Voi avete una grande responsabilità, e avete anche l’energia per porvi dei problemi. Questo Paese – continua Scola – che lo amiate o no, va cambiato, raddrizzato, ha bisogno del vostro aiuto. Cercate di portare la vostra personalità in quello che fate, e metteteci sempre tutto il vostro entusiasmo”.

 

Il regista campano ricorda i “tempi d’attesa lunghi e noiosi” sui set dei film che ha diretto. In queste occasioni, “Vittorio Gassman scriveva i suoi spettacoli, Jack Lemmon faceva i cruciverba, Marcello Mastroianni era sempre a telefono e Massimo Troisi cantava canzoni tristi”.

Lisi Bifest
 

 

“Avevo detto che non avrei più fatto film finchè ci fosse stato Berlusconi” dichiara Ettore Scola che solo, nel 2013, è ritornato dietro la macchina da presa con Che strano chiamarsi Federico, che – precisa –“non è un film, ma più che altro un album, un biglietto per un amico”.

 

Il regista che, in serata, riceverà il premio Fipresci 90 PlatinumAward, conclude la master class con una riflessione sul digitale nel cinema: “Si tratta di una rivoluzione che sta cambiando la nostra produzione di pensiero. C’è però il pericolo che con queste nuove conquiste vengano meno le emozioni. Ben venga, dunque, il digitale purché non si rinunci all’ispirazione, ai sentimenti e alle idee”.

(gelormini@affaritaliani.it)

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