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"Le Ore" della lettura The snow Queen

Dalla musica alla letteratura il passo, oggi, è molto breve.

Si entra, per esempio alla Feltrinelli, con in testa uno di quei temi di Philip Glass, ripetuti fino allo sfinimento con piccole e poco percettibili variazioni e ci si imbatte nell’ultimo romanzo di Michael Cunningham “The Snow Queen” edito, come sempre da Bompiani, con la traduzione di Andrea Silvestri.

La musica cambia la nostra vita e il nostro sguardo sulle altri arti. E crea ricordi, connessioni, appartenenze. Philip Glass è l’autore della colonna sonora del film “The Hours” diretto da Stephen Daldry, tratto dal romanzo di culto omonimo di Michael Cunningham, appunto.

Cunningham
 

Nell’ormai lontano 1999 l’originale e geniale creazione dello scrittore californiano, ma adottato da New York, vinse il Premio Pulitzer, il Pen Faulkner Award ed anche il nostrano Grinzane Cavour, in questi giorni balzato agli onori della  cronaca non letteraria, purtroppo.

Era stata una rivelazione in piena regola, una consacrazione di un altro grande scrittore americano, dalla prosa dolce e levigata, una specie di successore, dopo un tempo molto lungo, di Francis Scott Fitzgerald.

Cunningham in precedenza aveva scritto almeno altri due romanzi importanti quali “A Home at the End of the Wordl” e “Flesh and Blood”.

Il primo un vero romanzo di formazione, il secondo - il suo capolavoro - un libro-saga, sul Sogno americano e sul prezzo esorbitante, che una famiglia di origine greca, può pagare per tentare di realizzarlo e per non riuscirvi, almeno in parte.

Ed ecco l’uscita de “La Regina delle Nevi” preceduta, in Italia, da una lunga intervista televisiva dello scrittore su Sky Arte. Il titolo e il primo motore del romanzo nascono dalla favola più complessa e articolata di Andersen.

Sette episodi che narrano di un’ostinata e appassionata ricerca da parte della piccola Gerda, che tutto mette in gioco, anche la sua vita, pur di trovare il suo  amico Kay, fuggito in un certo senso, con la triste Regina delle nevi, che ha alterato lo sguardo degli uomini con i suoi cristalli di ghiaccio.

Una favola profonda passibile di molte letture sovrapponibili: la ricerca, il viaggio, il racconto nel racconto, lo sguardo malato degli uomini, la solitudine, la fuga dagli affetti e soprattutto il passaggio dall’infanzia all’età adulta.

The snow queen2
 

Che accade invece nella New York innevata di Cunningham e come questa si intreccia col materiale favolistico, da cui il romanzo trae ispirazione?

Pochi personaggi, pochissima trama e tanti pensieri, riflessioni senza sosta sui comportamenti, sui desideri, sulle aspirazioni e sulla psiche di tutti i protagonisti.

Due fratelli, Barrett e Tyler. Una moglie di quest’ultimo, Beth, malata terminale a cui un mago capriccioso ha voluto regalare d’improvviso quattro mesi di apparente sparizione del tumore, prima di farla morire; una donna, Liz forte e ancora bella nei suoi cinquantasei anni e Sam, l’amore tanto atteso di Barrett dopo molte delusioni. Tutto qui.

Barrett ha tradito la propria intelligenza, non combinando alcunché nella vita. Fa il commesso nel negozio di Liz ed apre il romanzo quando in un giorno qualunque, a Central Park, vede una luce strana nel cielo, una specie di Aurora Boreale magica, che lo colpisce a tal punto da non riuscire per molto tempo a pensare ad altro. L’arrivo della Regina delle nevi.

Tyler, bell’uomo e cantautore dall’incerto destino, trova da tempo il senso del vivere esclusivamente nell’assistere la moglie morente e nell’ospitare il fratello più sfortunato. Un giorno, lo stesso giorno della visione di Barrett, Tyler viene colpito in un occhio da una piccolissima scheggia di ghiaccio. Come in Andersen.

La sua percezione del mondo, già scadente e nebbiosa, diventa ancora più confusa fino a non reggere per il peso della vita e della suo stanco disordine.

Ancora  fratelli nella narrativa di Cunningham. Un legame che lo scrittore analizza e rappresenta con una profondità e una coscienza  quasi di matrice ottocentesca.

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L’epicentro dell’azione è Knickerbocker Avenue a Bushwicck, un sobborgo di Brooklyn. In quella strada affollata di negozi vivono i protagonisti di questa storia - non storia. Tutti colpiti dalla falsa visione del mondo e delle cose, ad opera della Regina delle nevi.

Tutti troveranno una via d’uscita. Beth con la morte, Barrett con un nuovo amore, Liz con una fuga in California. Per tutti il grumo di ghiaccio si scioglierà tranne che per Tyler. Mentre tutti gli altri protagonisti saranno cresciuti, l’eterno ragazzo resterà solo a contemplare la propria solitudine e la propria impossibilità all’azione.

Tyler come il piccolo Kay in Andersen. Ma nella New York di oggi Gerda non ha la possibilità di liberarlo. Un libro intimo, visionario e concreto allo stesso tempo, fatto di pensieri, reazioni, pudori, paure. Una rappresentazione dell’emotività allo stato puro.

Se volessimo trovare un film dei nostri tempi con delle analogie narrative ed affettive simili al racconto di Cunningham potremmo ricordarci del bellissimo “Inside Lweyn Davis” dei fratelli Cohen.

Tyler e Davis: stessa malinconica impotenza del vivere, stessa rassegnata visione di un inverno senza ritorno. Tyler e Davis come simboli dell’  infelicità urbana,malattia senza rimedio del vivere d’oggi.

Bisogna leggere la narrativa di Michael Cunningham e godere della sua prosa dolce e crepuscolare, dove tutto avviene all’interno dei nostri  desideri  e dove, quasi sempre, la somma fra ciò che si vuole e ciò che si realizza segna un saldo negativo.

Ma dove nello stesso tempo le donne e gli uomini si riscattano con la forza del vivere o del morire e con il coraggio di poter reggere lo sguardo di fronte ai grandi, misteriosi sentimenti da cui sono avvolti.

Come Virginia Woolf , nel suo estremo momento, e le sue pietre nelle tasche, scena indimenticabile di The Hours.

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