Il Consiglio di Stato conferma la sentenza del TAR per la composizione del Consiglio Comunale a Lecce: il computo dei voti per l’assegnazione del premio di maggioranza va fatto solo sui risultati del primo turno elettorale, e non sommando i voti anche del ballottaggio.

Morale: sei consiglieri del centrosinistra dovranno lasciare il posto ai consiglieri del centrodestra, che avevano avviato il ricorso: Angelo Tondo e Attilio Monosi di Direzione Italia, Paola Gigante e Laura Calò della lista ‘Grande Leccè, Giorgio Pala e Federica De Benedetto di Forza Italia. Per cui, la nuova composizione del Consiglio vedrà il sindaco Carlo Salvemini, 14 consiglieri del centrosinistra, 17 del centrodestra e 1 del M5S. “L’anatra è stata riazzoppata” è il commento a banda larga dopo il pronunciamento del Consiglio di Stato.
“Non mi dimetto, vado avanti fin quando non ci saranno più i numeri per governare – ha dichiarato il sindaco Salvemini – in quel caso mi dimetterò in maniera irrevocabile. Rispettiamo la sentenza senza commentare, così come abbiamo fatto con quella del Tar che, è bene dirlo, non mette in discussione la nostra elezione, ma evidenzia il principio di rappresentatività rispetto a quello della governabilità”.

“Continueremo a sentirci vincolati al patto con gli elettori siglato il 25 giugno – ha precisato Salvemini – quando il 54,76% dei leccesi ha votato per me e la colazione che rappresentavo”.
Il passaggio cruciale per il futuro, almeno immediato, della legislatura resta fissato nel Bilancio di Previsione: “L’atto politico per eccellenza – ha sottolineato Carlo Salvemini – noi lo approveremo in giunta in settimana, per portarlo in aula non prima del 12-13 marzo, e lì chiederemo un voto non per noi ma per il governo di Lecce, per le politiche urbane della città. Chi non intende fare propria questa direzione di marcia lo farà sapere”.
“Ci saranno due possibilità – evidenzia il primo cittadino – o mancherò il numero legale, in questo caso il consiglio si scioglierà automaticamente, o non ci saranno i numeri oltre quelli delle liste che mi hanno sostenuto. In questo caso presenterò le dimissioni che porteranno al commissariamento del Consiglio comunale fino alla primavera del 2019. Nel caso in cui – ha osservato il sindaco – i consiglieri del centrodestra dovessero presentare le firme per lo scioglimento dell’Assemblea entro il 24 febbraio, si andrebbe al voto nell’estate del 2018″.

“Per cultura politica di siamo abituati al rispetto delle sentenze come delle ordinanze emesse dagli Organi deputati a dirimere contenziosi”, ha commentato Dario Stefàno (Pd), “Anche per questo ci distinguiamo da coloro che ieri attaccavano ferocemente l’ufficio elettorale ed oggi gioiscono di un risultato che, evidentemente, non consente loro di leggere ancora quello che è successo a Lecce”.
“E cioè – ha spiegato Stefàno – che la città ha espresso con chiarezza un segnale inequivocabile di chiusura col passato, di cambiamento netto rispetto ad un progetto di città che si è dimostrato inadeguato perché autoreferenziale e con lo sguardo rivolto solo ai pochi. E l’impronta di questo cambiamento è già percepibile agli occhi di tutta la comunità leccese, grazie ai soli pochi mesi di lavoro prodotto. Siamo certi che Carlo Salvemini sarà autorevole e capace di guidare anche questo delicato passaggio politico, con il rigore, l’autorevolezza e la chiarezza politica necessari”.

“Il Consiglio di Stato, respingendo gli appelli, conferma la sentenza del Tar, che si era basato sui numeri e non sulle interpretazioni personali, ristabilisce la democrazia e nomina il commissario per la sostituzione dei consiglieri: a Lecce è anatra zoppa“, afferma Paolo Pagliaro, dell’Ufficio di Presidenza Nazionale di Forza Italia, “Una decisione importante e giusta; siamo contenti che le scelte degli elettori siano state rispettate. Auguriamo buon lavoro alla nostra Federica De Benedetto e a tutti i consiglieri che potranno dare voce, seppur con un po’ di ritardo, ai cittadini che hanno creduto in loro e nel progetto del centrodestra”.
Intanto il sindaco di Lecce, Carlo Salvemini, chiosa: “Nei prossimi giorni non cercheremo né alleanze né inciuci”.
(gelormini@affaritaliani.it)
