
Nel cuore della città del Barocco, ossia in Piazza S. Oronzo, si erge l’aggraziata chiesetta di Santa Maria della Grazia, risalente ai primi decenni del Cinquecento, cui fa anche capo e riferimento la storica Confraternita religiosa dell’Immacolata.
In detto luogo sacro, vige ancora l’abitudine di celebrare la Novena in preparazione alla festa dell’Immacolata Concezione che, com’è noto, ricorre l’8 dicembre.
In conformità a lontanissimi ricordi dell’infanzia al paesello, rinverditi una ventina d’anni addietro quando, trovandomi a lavorare a Milano, intervenivo ai riti in questione nel Duomo di quella città, anche adesso che vivo a Lecce prendo parte alla Novena.
Stasera, nonostante il tempo inclemente, l’ho giustappunto fatto: eravamo solamente in dieci all’interno del minuscolo tempio, compresi tre priori della confraternita e un diacono, niente altare con candele accese, niente file di banchi, niente organo, ma appena dieci comuni sedie disposte a semicircolo ai piedi del simulacro della Madonna.

Un rito all’insegna dell’estrema semplicità, ma, non per questo, meno intenso e sentito. Come al solito, in chiusura, le brevi strofe di un canto religioso dedicato alla Vergine:
Ci hai dato l’aspettato di ogni tempo,
tante volte promesso dai profeti.
Ora noi con fiducia domandiamo
la forza che dà vita al mondo nuovo.
Rit.
Santa Maria della speranza
mantieni viva la nostra attesa.
Con i tempi che corrono, è certamente difficile coltivare la speranza e, soprattutto, nutrirla dentro. E però, anche circondati dal buio pesto, perché rinunciarvi?
di Rocco Boccadamo
