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ogni pietra al suo posto

La strada che da viale Cannata porta alla masseria Vaccarella - storica sede del circolo Italsider - fino a qualche anno fa era particolarmente bella, due filari di alberi affiancati da due muretti a secco che ne facevano un percorso verde ed ombreggiato: ora tutto questo non c'è più a fianchi di quella strada sono state costruite delle belle villette, fredde e silenziose come tutte le villettopoli della periferia e muretti ed alberi sono stati in gran parte eliminati per consentire il passaggio dei camion delle gru e dei vari mezze materiali necessari alle opere di costruzione.

La bellezza se ne andata, ormai è soltanto una squallida strada di periferia. Ma i muretti a secco non erano tutelati? Si può chiedere alle imprese che hanno costruito il ripristino dei muretti e degli alberi abattutti? L'abattimento degli alberi è stato autorizzato? Gli organi di vigilanza hanno operato? Ho recuperato un articolo apparso su Repubblica tempo addietro, che dimostra come in materia urbanistica tra il dire ed il fare....................

"Muretti a secco. Recuperare i muretti a secco, ridare forma alle antiche costruzioni rurali, in fondo, è un gesto per salvaguardare l'ambiente, valorizzare il paesaggio. E per restituire futuro al passato architettonico. Almeno in Puglia dove, dopo il bando per l'erogazione dei contributi, pubblicato nel 2009, la Regione ha approvato un manuale, un regolamento per disciplinare la richiesta di finanziamenti, ma soprattutto i progetti di recupero.

Perché il tema è sentito. Lo dimostrano i numeri. Quando l'Unione europea, due anni fa, ha stanziato 38 milioni di euro per finanziare le attività di risistemazione dei muretti, negli uffici dell'assessorato all'Agricoltura sono arrivate più di tremila domande. E le risorse non sono state sufficienti per sostenere i progetti che pure devono rispondere a requisiti molto chiari.

muri a secco

Recuperare un muretto a secco assomiglia al restauro di una chiesa. O meglio, di un mosaico perché ogni pietra deve avere il suo posto, persino la dimensione giusta e perché i mezzi meccanici non sono ammessi, ma soltanto il lavoro manuale. Francesca Pace, dirigente dell'assessorato Assetto del Territorio della Regione, spiega che, ad esempio, «l'uso della malta non è consentito» e che le pietre usate non possono essere di materiale diverso da quello che le campagne pugliesi restituiscono.

Sembra semplice eppure non lo è. Se, dicono le regole scritte dalla Regione, un muretto è in alcuni tratti malmesso e diroccato, non può essere ricostruito ex novo, ma recuperato appunto, ridisegnato nella forma e nelle linee originarie. Anche in quelle che rimandano all'ambiente circostante, al paesaggio. Non è un caso che il bando del 2009 per l'erogazione dei contributi (al quale ne seguirà un secondo), abbia privilegiato nell'individuazione dei progetti beneficiari della risorsa le campagne con uliveti secolari o vigneti ad alberello.

muretto a secco

Il muretto a secco fa parte di un insieme. Ecco allora un'altra regola che vale nelle aree sottoposte a vincolo. La vegetazione che cresce spontaneamente sulla traiettoria della recinzione non può essere spiantata. Se c'è, ad esempio, un albero di pero selvatico deve essere salvaguardato e potato "moderatamente" qualora interferisca con i lavori di restauro del muretto a secco.

Recuperare l'antica recinzione e, nello stesso tempo, esaltare il patrimonio naturale: è questo lo scopo. Così chi chiede un contributo per il ripristino del muretto deve assicurare la realizzazione di cunicoli a livello del terreno, simili a quelli di scolo. In realtà devono servire per assicurare il passaggio di piccoli animali. E poi c'è una regola sulla dimensione delle pietre che, come accade per le tessere di un mosaico, devono essere piccole. Il rischio del mancato rispetto da parte di chi ottiene i contributi del progetto originario esiste.

Ma Dario Stefàno (allora Assessore regionale all'Agricoltura), assicura che «i controlli sono rigorosi. Il nostro interesse è quello di favorire il recupero dei muretti a secco, ma sempre nel rispetto dell'ambiente e del paesaggio».

O di quello che, dice Angela Barbanente, con delega all'Urbanistica, «è il patrimonio della nostra terra». E la speranza con il prossimo bando è quello di ampliare la quota di finanziamenti e quindi le possibilità di ridare vita e forma alle costruzioni di pietra (di Gabriella De Matteis).

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