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Melendugno (Le) virtù e conflitti Tra fitodepurazione e No TAP

E’ l’unico non solo in Puglia, bensì in Europa. E’ un’esperienza pilota che ha vinto il premio nazionale “Pianeta acqua” nel 2011 e che si pone come una buona pratica pugliese da esportare. Stiamo parlando del primo impianto naturale di depurazione sorto a Melendugno, un “progetto molto coraggioso”,  promosso dalla Regione Puglia, dal comune salentino, dall’Acquedotto pugliese e da Legambiente, che riesce a dimostrare come coniugare l’esigenza della depurazione delle acque reflue dei tre comuni (Calimera, Martignano e Melendugno), con quella della riqualificazione ambientale e dell’arricchimento paesaggistico attraverso la creazione di un’area umida.

Difesa e riqualificazione del territorio, che supera la diffidenza locale per allungare lo sguardo su prospettive lungimiranti e fare di un'area dimenticata, infestata e devastata: un'oasi capace di intercettare le acque reflue, trattenendole nella successione di filtri naturali e impedendo 'virtuosamente' il loro riversamento in mare. E' quello che è successo a Melendugno (Lecce), Bandiera blu - bandiera 5 vele di Legambiente - 3^ Comune più green d'Italia, ma anche al centro di contestazioni per l'arrivo del terminale di un gasdotto.

“È una notizia molto importante – ha commentato il Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola – perché laddove c’era un angolo di vergogna e di degrado, oggi c’è la ricostruzione di un ecosistema, c’è  un frammento di palude che torna a vivere. Abbiamo ripristinato valori naturalistici che implementano la qualità della vita, tanto più se incrociano un pezzo di infrastruttura come quella legata alla depurazione delle acque”.

Per Vendola “il tema della depurazione è particolarmente complesso in un territorio come quello pugliese. La scarsità dei corsi di acqua, che nelle altre regioni rappresentano una parte significativa del processo di autodepurazione, a noi ci mette in una situazione particolarmente complicata”.

 

“Ecco perché – ha aggiunto Vendola – l’esperienza dell’impianto di fitodepurazione di Melendugno, un progetto molto coraggioso che, vorrei ricordare, è nato da un conflitto molto acceso tra Regione e Comune, rappresenta oggi un modello da esportare e una buona pratica cui fare riferimento”.

“Oggi – ha concluso il Presidente - abbiamo presentato una cosa di cui la Puglia è assolutamente orgogliosa. La depurazione per noi non è soltanto una corsa ad ostacoli o il  luogo di alcune importanti criticità, la depurazione per noi è anche il luogo di alcune sperimentazioni all’avanguardia in Europa”.

All’incontro hanno partecipato anche il vicepresidente della Regione Puglia e assessore all’Urbanistica Angela Barbanente, il Presidente di Legambiente Puglia Francesco Tarantini e il sindaco del comune di Melendugno Marco Potì.

“L’esempio del grande impianto di fitodepurazione di Melendugno, che serve dalle 22mila alle 52mila utenze – ha sottolineato l’assessore Barbanente - dimostra come sia possibile assorbire i picchi legati alla stagionalità, a differenza invece del depuratore tradizionale che molto spesso va in tilt quando aumenta l’utenza. E questo si spiega perché la depurazione naturale reagisce in modo naturale, sovraproducendo ciò che depura”.

“Oggi – ha concluso la Barbanente - tutti guardano con attenzione agli impianti naturali di depurazione, anche se, vorrei ricordare, inizialmente si aveva paura che potessero non consentire di depurare efficacemente. Siamo di fronte ad un salto culturale a cui la Regione ha il dovere di rispondere attraverso programmi di formazione e di informazione, facendo capire che stiamo parlando di una modalità ordinaria di depurazione, soprattutto in una regione come la Puglia”.

Modello replicabile forse non dappertutto, ma l'impressione è che potrebbe trovare una sua valida applicazione - per esempio - nell'annosa diatriba tra Margherita di Savoia e Trinitapoli, per i riversamenti in mare attraverso "la foce Carmosina"

(gelormini@affaritaliani.it)

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