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Viviamo tempi dell’apparire, che non solo sovrasta l’essere, ma lo condiziona. Viviamo tempi della vacuità della parola, che sovrasta il pensiero e lo condiziona. E’ legittimo chiedersi, per chi non vive a proprio agio in tutto ciò (il paradosso è che nessuno credo riesca a vivere a proprio agio nel solo apparire), se ci sia una colpa e ci siano dei colpevoli nel passato come nel presente.

Mi è stato dato il privilegio, dalla famiglia Campione, di presentare il libro “La voce dei colori”, edito da Gelsorosso, che raccoglie i testi critici di Michele Campione rivolti  ad una settantina di pittori e scultori della nostra terra, di cui la pubblicazione presenta un’opera per ognuno affianco al testo.

E’ stata per me una opportunità importante per meditare attorno alle considerazioni che un giornalista dalla grande sensibilità come Michele, proponeva alla condivisione di tutti, nel suo approccio con l’arte. Michele Campione è stato un pioniere della critica d’arte per Bari, ma soprattutto è stato un cronista dell’arte, che ha saputo raccontare l’incontro con gli artisti, di cui diventava caro amico. Emozioni, passioni, sentimenti. I suoi scritti sono degli affreschi di vita bellissimi, unici, frutto di un incontro fraterno, umano, che anche nella “rilettura” di oggi, aiuta a crescere e a scoprire il senso vero della vita.

Il giorno stesso della presentazione, il quotidiano Avvenire ha pubblicato un corsivo di Salvatore Mannuzzu, sul dono delle privazioni, oggi per lo più incomprensibile per le nuove generazioni. Ma, citando sant’Agostino (“ex malo bonum”)  lo scrittore sardo ha evidenziato che da un male può venire del bene, sicché è compito di chi combatte il male riconoscere il bene e cercare di favorirlo.

L’invito è dunque a cercare l’essere nell’apparire. A cercare il pensiero inespresso nella vacuità della parola che appare. Proprio come Michele Campione cercava l’uomo nel lavoro della sua arte. Tutto passa attraverso la relazione, che non può essere negata  all’apparire, anzi deve essere cercata con più convinzione per favorire il bene.

Ciò che conta per Michele Campione è la conoscenza dell’uomo e la capacità di raccontare questa conoscenza agli altri. Essere mediatori veri, capaci di fare del proprio racconto una condivisione.  Certo siamo lontani dalla “filosofia dell’audience”, ma siamo chiamati a tentare di cambiare le cose in meglio.

Salvatore Mannuzzu ha chiuso il corsivo con la suggestione del vecchio che sta a guardare, con tutto l’affetto di cui è capace, trattenendo il fiato. Mi piace pensare la stessa immagine per  Michele Campione, mentre fa il tifo per noi, chiamati a cercare il bene e a favorirlo, anche solo seminando relazioni di cultura.

Enzo Quarto - Presidente UCSI - Puglia

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