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minervini intervistaBari – “La premessa della designazione di Epifani, non porta bene. Ma ciò che conta è la conclusione”, chiosa Guglielmo Minervini nella lunga cavalcata verso il Congresso. Nonostante la maretta della vigilia, l’ex Cgil non solo è approdato al voto dell’assemblea come unico nome per succedere a Pierluigi Bersani ma ora promette battaglia sul fronte interno e punta a riprendersi anche Piazza San Giovanni per il gran finale delle comunali romane. Sulla tolda di comando fino ad ottobre? Più di qualcuno ipotizza di no. E non che il “Nessuno mi ha posto limiti” che il diretto interessato va ripetendo ai fedelissimi riesca a dissuadere, mentre, tra le new entries Chiamparino e Barca, non perdono quota i nomi di Cuperlo e Renzi, magari per un ticket. Con il secondo a Palazzo Chigi. Ma che cosa cambia con l’arrivo dell’ex numero due di Trentin e Cofferati alla guida degli ex Pci? Quale ruolo gioca il Governatore Vendola? E che cosa accade nella geografia e negli equilibri del Pd pugliese, non troppo lontano dagli smottamenti nazionali? Affari ne parla in esclusiva con l’assessore regionale Guglielmo Minervini.

Guglielmo Epifani alla guida dei democratici: l’assemblea di sabato lo ha scelto come successore di Bersani e reggente del partito fino al Congresso di ottobre, e il diretto interessato ha già annunciato di voler abolire i “caminetti” tra i big, mettere fine al correntismo e chiedere una “direzione ristretta e più snella”. Traghettatore quindi, ma verso dove?

 
"Non c’è che da augurarsi che i suoi propositi possano realizzarsi. Qual è l’approdo? Fuori dal PD, nel paese, spira una bufera ormai travolgente che chiede alla politica il coraggio di un cambiamento profondo e radicale di contenuti, forme e persone. Finora il PD si è mostrato ostile a questa domanda, gli ha opposto una sdegnata chiusura, una spocchiosa sufficienza: è sembrato convinto che si trattasse di una turbolenza passeggera, da attraversare stringendo i denti. Invece, siamo di fronte a un passaggio irreversibile, strutturale. Se il PD non lo comprende, rischia di essere travolto come un residuo del passato. Ecco perché al Congresso non si va con gli accordi, con le correnti. Si va con le idee e con interpreti credibili e rinnovati. Il tempo degli ex, che negoziano, in un’incessante guerra di posizione, il loro rapporto di forza per il controllo del partito, è finito. Nel paese, prima di tutto. Ora nasca il PD dei nativi, quello vero. La premessa della designazione di Epifani, non porta bene. Ma ciò che conta è la conclusione".
 
In compenso la prima critica è arrivata da Cofferati, che ha definito il metodo dell’elezione un arretramento “molto preoccupante” della vita democratica interna al Pd. “Bersani fu eletto con un milione e 600 mila voti. Epifani con 450”, ha spiegato: serviva una legittimazione più larga? E c’è già chi lo accusa di star lavorando per succedere a se stesso…
 
"Credo che la partita vera si giochi a ottobre, nel congresso. Non mi interessa quello che farà al congresso Epifani: mi interessa che nel congresso emerga una forte, credibile, radicata proposta politica di cambiamento. Un’ipotesi di rifondazione del PD che intercetti il disagio diffuso che abbiamo visto esplodere in queste settimane nelle sedi locali e, in generale, nel paese. Se emergerà questa proposta di cambiamento, sarà difficile opporre l’accordo oligarchico, con conseguente controllo militare del voto. Ormai, la realtà è in ebollizione e gli accordi tengono solo nei palazzi, non nelle strade. E’ ora di mettere nuovamente in sintonia la politica con i cittadini. Da troppo tempo, il PD ha dato l’impressione di non avere più orecchie per ascoltare e occhi per vedere".
 
vendola la cosa giusta
 
 
Intanto il Pd del Tacco dello Stivale è scosso dai venti nazionali: Patrizia Calefato si è dimessa dalla segreteria, chiedendone l’azzeramento e Michele Emiliano, commentando il peso dei dem pugliesi a Roma, si è detto “contento di non aver mai contato nulla in questo Partito e non avere nulla a che vedere con questa assurda maggioranza”. Ci metta pure le critiche di Enrico Fusco ad un partito “a capo chino rispetto al livello nazionale e gestito da correnti e potentati” e quelle dei ragazzi di Occupy Pd. Come se ne esce?
 
"Come se ne esce? Mettendoci a lavorare per costruire una proposta alternativa dal basso e fuori dalla logica delle correnti. Anche qui in Puglia, dove il PD è paralizzato da anni dall’equilibrismo delle correnti. Dobbiamo trasformare la protesta in proposta e il disagio in una risorsa per il cambiamento. Ma sia chiaro, nella chiarezza delle posizioni e nella coerenza degli atteggiamenti. Il PD pugliese è stato ferito sia dal narcisismo leaderistico sia dall’opportunismo trasformista. Difficile tenere insieme il popolo di occupyPD e le liste civiche composte con schegge di notabilato della destra, i giovani PD e la protezione di D’Alema, un certo grillismo esibito e la logica della lottizzazione del partito. Questo è il tempo della chiarezza e, soprattutto, del noi. L’io salvifico, qui in Puglia, ha già fatto troppi danni".
 
Il primo cittadino barese ha chiarito che non farà i comizi elettorali per le Amministrative, dal momento che sembra difficile andare all’attacco contro il Pdl sui territori locali mentre nella Capitale si è al Governo insieme: “E cosa dovremmo dire?”. Sono due piani troppo distinti per poterli paragonare o il problema rimane?
 
"Perché sovrapporre alla battaglia per la difesa di buone amministrazioni locali la vicenda politica nazionale, che tutti stiamo soffrendo? Per mandare un messaggio a Roma, ce la prendiamo con Barletta o con Corato o con Monopoli. Francamente, incomprensibile. A meno che non sia un’altra trovata solo per far parlare i giornali".
 
 
Nichi Vendola, invece, se da  una parte in piazza Santi Apostoli, ha smentito le ipotesi di un ulteriore partito e assicurato di non voler logorare il Pd, dall’altra ha ribadito la sfida dall’opposizione “per non far morire la sinistra di berlusconismo”e uscire dal dualismo tra sinistra radicale e di governo. Su quel fronte qual è la “Cosa giusta” da fare e quale lo spazio di manovra a disposizione?
 
"Ho un’opinione molto chiara, peraltro da anni, su quale sia la cosa giusta che Nichi e SEL dovrebbero fare: entrare nel PD e partecipare allo sforzo per rifondarlo, per restituirgli l’anima necessaria per offrire al paese una forte, credibile, vincente alternativa riformista. Soprattutto ora, nella prospettiva del congresso, la sua scelta avrebbe la possibilità di incidere in un percorso assolutamente aperto e dagli esiti incerti. Se Nichi ha ormai compiuto la scelta irreversibile di portare la sinistra radicale nella prospettiva della responsabilità di governo, allora questa sarebbe l’unica scelta coerente. Giusta, appunto. Per il paese, innanzitutto. Il PD in queste condizioni è un problema di tutti. Anche il suo. E l’unico modo per risolverlo è che ciascuno dia il proprio contributo". 
 
(a.bucci1@libero.it)
 
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