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Moliterni, Puglia fertile per l'Europa intera

Accendere i riflettori su quanto la Puglia musicale, ma non solo, abbia influito, 'fertilizzato', rappresentato e provocato nella storia, nel carattere e nei processi virtuosi di trasformazione e affermazione nei secoli dell'Europa intera.

Questo l'obiettivo, propedeutico ad un'azione di comunicazione e formazione articolata e accessibile, della conversazione-lezione che Gianfranco Moliterni, docente di  discipline musicologiche presso l'Università degli Studi ‘A.Moro’ di Bari (Storia della Musica Moderna e Contemporanea, Storia del Melodramma, Metodologie e Forme della Comunicazione Musicale), terrà martedì 29 gennaio al Palazzo ex-Poste (L.go Cesare Battisti - ore 17,00), in occasione della presentazione del suo ultimo libro "Una storia della musica in Puglia. Tre secoli tra antico e moderno", Adda 2013. A conversare con l'autore: Antonio V. Gelormini, editorialista e Responsabile della Pagina Puglia di Affaitaliani.it

 

Moliterni Puglia
 

PREMESSA 

Questa raccolta di saggi di storia della musica vuole sintetizzare più di un lustro di mie personali ricerche. Nasce dalla ambizione di essere, in una qualche misura, esemplare rispetto al rapporto tra università e territorio, tra lavoro scientifico e sua ricaduta culturale, e prende corpo da una idea-guida che ha spesso attraversato alcuni miei interessi di studio: testimoniare la presenza (e la valenza) delle vicende musicali della e nella Puglia ma in proiezione europea, e di converso documentarne l’appartenenza ai processi di elaborazione estetica che l’hanno riguardata, dal XVIII secolo fino all’età moderna.

Dunque, un progetto che si ispira alla new musicology e respinge il miope provincialismo perché qui, invece, si sono studiati personaggi, storie, fatti, musiche incubati nella regione adriatica ma poi esplosi in ambiti nient’affatto locali, anzi europei e a tutto tondo: dato storico oggettivo e per molti versi ineludibile, se rapportato al secolare centro di attrazione culturale svolto da Napoli in cui, come è noto, molti e tra i più famosi musicisti regnicoli provenivano dalle Puglie, come allora si diceva.     

Seguendo una linea sviluppata negli anni, appunto, attorno a tali argomenti, ho cercato di mettere a fuoco la musica ‘di genesi pugliese’ a partire dal ‘700 sino a tutto il ‘900: dall’età dei Lumi di Francesco Milizia, Giovanni Paisiello e Niccolò Piccinni indagati nei loro rapporti con la celebre contesa in terra di Francia e con i risvolti di musica-arte-potere in età napoleonica; per transitare al secondo ‘800 di Nicola De Giosa e Saverio Mercadante e ai loro tentativi di riforma del melodramma, e finire con l’incursione novecentesca nel cerebrismo di Ricciotto Canudo e nel futurismo declinato in musica di Franco Casavola.

sacre napoleon
 

Un’attenzione a sé ha meritato la parte finale incentrata sulle esperienze di Raffaele Gervasio, Carmelo Bene e Nino Rota: l’uno un ‘musicista moltiplicato’ dalla multiforme vita artistica; l’altro straordinario poeta della voce (phoné) in testi che diventano musica pura perché rimandano al melologo, forma affatto inusuale nella civiltà musicale italiana; l’ultimo, un compositore che è diventato pugliese (Un milanese di Puglia) grazie al radicamento con la regione che lo ospitò a lungo e che, per questo motivo, ha ispirato l’omaggio-ricordo dell’indimenticato (e indimenticabile) intellettuale prima ancora che musicista del nostro tempo, già direttore del «Conservatorio Niccolò Piccinni» in cui mi sono formato. Un istituto quello, una ‘casa della musica’, che prende nome, e non a caso, dal genius loci meritevole di una rinnovata attenzione musicologica, se non proprio di un meritato riscatto.   

Con il titolo Una storia della musica in Puglia. Tre secoli fra antico e moderno non si è voluto ovviamente esaurire la ricchezza di temi per altro presenti in precedenti lavori, tanto che la loro profonda e aggiornata rielaborazione è motivo di questa pubblicazione e proprio nella collana di studi musicali e teatrali - “Apollon Musagète”-  da me diretta per i tipi del medesimo editore, quasi a voler richiamare una coerenza di linea editoriale e di approcci scientifici. Un’Appendice strutturata in brevi ma utili note bio-bibliografiche, chiude questo libro che si rivolge a studiosi, appassionati di cose musicali e a studenti universitari e di conservatorio in una età presente, come quella che stiamo vivendo, in cui si incomincia finalmente a riconoscere il valore aggiunto della nostra straordinaria storia musicale che ha reso la Puglia un luogo centrale del patrimonio culturale europeo.     

pf.m.

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