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LeFurie 2La band “Le Furie” è arrivata alla finalissima del 15 Giugno a Lecce, dove si terrà l’ultima tappa del tour di Mtv Cornetto Music. In collaborazione con MTV New Generation, il contest musicale ideato da Cornetto e i Negramaro offre alle giovani band un’opportunità unica: il vincitore si esibirà sul palco dei concerti del 13 luglio a Milano San Siro e del 16 luglio allo Stadio Olimpico di Roma di “Una Storia Semplice Tour”. Sei le band finaliste selezionate tra 1545 candidature durante le precedenti tappe. Tra queste sei, direttamente da Firenze, “Le Furie”, con i quali abbiamo avuto il piacere di scambiare alcune opinioni a proposito dell’ultimo lavoro, “Andrà tutto bene”, di generazioni precarie, dell’importanza del saper ascoltare tutto e non solo.
 
“Andrà tutto bene”, il vostro primo album uscito per l'etichetta Ishtar il 13 Aprile 2012, nonostante abbia superato l’anno di età è ancora estremamente attuale. L’espressione, come un po’ tutto l’album, gioca a vacillare tra il labile confine tra la rassegnazione di una condizione e la speranza in un futuro, all’interno del quale l’ambizione posso essere più di un’aspirazione.
 
“Più che di rassegnazione parlerei di constatazione di una determinata condizione. L'album descrive le difficoltà, le emozioni, le sfide che un ventenne oggi deve affrontare per poter fare ciò che gli piace, nel nostro caso specifico la musica. L'analisi di una determinata situazione ti permette di comprenderla e di conseguenza migliorare la tua condizione. L'ambizione in questo percorso è estremamente importante. L'ambizione e la determinazione sono fondamentali  per superare i momenti di sconforto e per rimanere sempre attenti e attivi. E' importante però distinguere tra ambizione e presunzione. La presunzione è uno dei difetti peggiori che un artista possa avere.
Per quanto riguarda la speranza in un futuro migliore, penso che con la costanza, con la passione e con l'impegno si possa raggiungere qualsiasi obiettivo”.
 
“Io smetto di sognare soltanto per capire quanto vorrei morire nella mia tranquillità” raccontate in “Banale”.  In molte delle vostre canzoni, è il caso anche di “Non c’è niente”, si avverte il senso di nostalgia di chi non ha mai potuto vivere a pieno la propria età. L’istantanea è quasi quella di una generazione precaria e alla deriva.
                    
“La nostra generazione è una generazione precaria e alla deriva. E' un dato di fatto. Ma non per questo bisogna scoraggiarsi, anzi la nostra condizione deve essere un incentivo per migliorare di più. Dalle condizioni di crisi e di precarietà nascono le cose più interessanti. E' una realtà storica. La nostra generazione ha dei seri problemi da affrontare ma ogni generazione ha dovuto affrontare delle difficoltà. Penso solo alla generazione dei nostri nonni che hanno dovuto affrontare due guerre mondiali. Bisogna smetterla con il vittimismo e cominciare a capire che i nemici di noi stessi siamo, nella maggior parte dei casi,  propri noi stessi”.
 
 
Molta della critica, per descrivervi, ha fatto riferimenti ad esempi esteri, soprattutto inglesi. Eppure, andando a scartabellare un po’ di musica italiana, sono state diverse le band italiane a raccontare il disagio interiore (e della società) attraverso il rock. Voi avete scelto di scrivere e cantare in italiano: come mai abbiamo questa tendenza a sminuire il nostro linguaggio, a soffrire di esterofilia congenita?
 
“Sono pienamente d'accordo con te. C'è una tendenza a sminuire non solo il nostro linguaggio ma anche la nostra tradizione musicale, che non ha nulla da invidiare alle altre tradizioni musicali europee. Secondo me è fondamentale usare la propria lingua perché conosci le sfumature necessarie per poter scrivere al meglio. Inoltre, il messaggio arriva direttamente all'ascoltatore senza filtri. Spesso ho l'impressione che molte band non scrivano in italiano per mancanza di capacità o per paura di non saper cosa dire. Questo è il vero problema, che si può riassumere cosi: se hai qualcosa da dire è meglio dirla più chiaramente possibile oppure è meglio stare zitti. Nella musica ci piace la franchezza, la sincerità e il coraggio. Usare l'italiano vuol dire dare valore alle qualità di questo paese, che esistono e sono (e sono sempre state) tante. E' importante però ascoltare tutto. Noi ascoltiamo tantissima musica straniera dall'hip-hop alla musica da camera. La musica si differenzia  tra musica bella e musica brutta. Non ci sono altre differenziazioni”. 
 
La parola più associata a voi, leggendo sempre per la rete, è “giovani”. Eppure non si può negare abbiate diversa gavetta alle spalle, tanti live e molti viaggi. Spesso lontani dalla sicurezza della propria città. Cosa sta regalando all’elaborazione del vostro secondo disco questa sorta di “nomadismo”? Cosa ha significato allontanarsi da Firenze?
 
“Quello che ci auguriamo è di poter suonare sempre di più. Ci piacerebbe fare 365 concerti l'anno. Suonare in giro ti permette di confrontarti e di crescere sia umanamente che artisticamente. Ci è sempre piaciuto di più suonare fuori da Firenze, perché la protezione molto spesso è un limite.  Non siamo molto legati alla nostra città, a Firenze abbiamo il nostro studio, le vogliamo bene ma siamo un po' dei fiorentini atipici. L'elaborazione del nostro prossimo disco nasce dalla necessità di sviluppare il nostro modo di scrivere e di suonare aldilà delle nostre radici. E anche dalla necessità di suonare in giro il più possibile. Dovunque e comunque”.
 
Per “Andrà tutto bene” avete lavorato con Taketo Gohara (produttore di Vinicio Capossela, Edda, Mauro Pagani): cosa vi ha dato questa collaborazione? Lavorerete con lui anche per quanto riguarda il prossimo album?
 
“Taketo è formidabile, la sua figura esula dal produttore abituale. Non detta regole dall'alto verso il basso. Per noi è un membro della band e lo è stato fin dall'inizio. Condividiamo con lui ogni aspetto, dalla stampa delle magliette alla composizione e registrazione delle canzoni. Personalmente lo considero il mio maestro. Mi ha insegnato l'importanza dell'impegno, della costanza, della libertà e della sincerità in quel che fai. In più ogni volta che c'è lui mi sento libero di potermi esprimere al meglio nella consapevolezza delle sue capacità e della sua esperienza. Sicuramente lavoreremo con lui per il prossimo disco e per il futuro”. 
 
Il 15 Giugno suonerete a Lecce, dove si terrà l’ultima tappa tour di Mtv Cornetto Music. Una data importante: chiunque vinca si esibirà sul palco dei concerti del 13 luglio a Milano San Siro e del 16 luglio allo Stadio Olimpico di Roma di ‘Una Storia Semplice Tour’, grazie all’opportunità offerta dai Negramaro. Quali sono le immagini ed i volti che porterete a casa, una volta terminata questa meravigliosa esperienza? A chi direte “Grazie”?
 
“Suonare su quei palchi per adesso rimane un sogno. Questo contest è stata molto bello, ci ha permesso di suonare in due città dove non avevamo mai suonato e di avere un po' di visibilità che non fa mai male. E' bello partecipare a questi contest perché ti confronti con altre realtà e con altri ragazzi che come te condividono una passione. Un grazie va a tutti quelli che ci hanno permesso di vivere quest'esperienza e anche a noi stessi che non molliamo e non molleremo mai”.
 
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