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Partecipate: sentenza Tar La dichiarazione di Emiliano

Il Sindaco di Bari Michele Emiliano, a proposito della sentenza del Tar relativa alle Partecipate, dichiara:

"Grazie alla delibera del Comune di Bari del 2009, la sentenza del Tar di Bari introduce una importante novità giurisprudenziale. La lettura delle sentenze che hanno annullato i decreti di nomina nei quali congiuntamente erano stati nominati i consigli di amministrazione e i collegi sindacali delle società municipalizzate, consente agevolmente di comprendere che la ragione dell’annullamento suddetto deriva dalla mancanza di motivazione dei decreti e non tout court dalla violazione della parità di genere.

Si tratta di un principio assolutamente innovativo introdotto dal Tar di Bari, che mai prima era stato richiesto con riferimento ai suddetti atti di nomina, considerati in precedenza atti di alta amministrazione con elevato profilo di discrezionalità.

Più in particolare il Tar ha ritenuto che le motivazioni formalmente addotte nel provvedimento, con riferimento alle capacità professionali ed ai requisiti morali dei nominati, non fossero sufficienti, dovendo le stesse essere integrate spiegando perché al posto del nominato uomo non sia stata nominata una candidata donna.

Emiliano appunti
 

In realtà, in tutti i decreti suddetti sono sempre state nominate donne, o nei cda o nei collegi sindacali, e si è sempre ritenuto da parte mia che questa circostanza fosse sufficiente ad integrare il principio della parità di genere stabilito nella deliberazione di Consiglio comunale n. 51,  del 3/09/2009, che io stesso e la mia amministrazione avevamo voluto, proprio per assicurare la presenza di donne nelle società municipalizzate.

Ne consegue che il motivo dell’annullamento non sta nella mancanza di nomine di donne negli organi direttivi e di controllo, quanto piuttosto nella mancanza di motivazione del perché non siano state inserite donne in alcuni consigli di amministrazione, in questo caso solo Amiu ed Amgas, nonostante la nomina in queste società di donne in numero a volte maggioritario nei collegi sindacali. Addirittura nell’Amiu è presente una donna anche nel cda e questa circostanza rende problematica l’applicazione della sentenza suddetta.

Insomma, si tratta esclusivamente di una diversa interpretazione da parte del Tar di una norma che la stessa Amministrazione comunale aveva introdotto nel 2009, anticipando la tutela della parità di genere introdotta successivamente in Italia dalla riforma del diritto societario.

Siamo dunque nella singolare situazione di avere, come Amministrazione Emiliano, varato le norme e di avere consentito al Tar di introdurre l'obbligo di motivazione suddetto, così interpretando, in maniera estensiva, i principi della delibera.

In ogni caso, cercheremo di dare esecuzione alla decisione del Tar, che pure appare di non facile applicazione, anche alla luce del mutamento della legge nazionale e della scadenza naturale dei cda. Entro la prossima settimana verranno impartite alle società oggetto della sentenza le necessarie direttive per consentire la immediata prosecuzione dell'attività aziendale".

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