A- A+
PugliaItalia
taranto b

Taranto è stata la capitale della Magna Grecia, ma dopo quei secoli la sua fortuna sembra essersi esaurita e la città sembra essere stata ridotta a provincia lontana persino nel pensiero dei suoi stessi cittadini.

Finalmente arriva una smentita a questo “luogo comune”: la Fortuna di Taranto è scritta e  immortalata nel De Antiquitate et varia Tarentinorum fortuna di Giovan Giovine, pubblicato nel 1589 e in via di traduzione e riedizione a cura di tre professori: Gaetana Abruzzese, Adolfo Mele, Francesca Poretti, coordinati dall'eminente Cosimo Damiano Fonseca, su mandato di Claudio Fabrizio, direttore della Biblioteca “Acclavio” di Taranto, e dell'assessorato alla cultura.

Affaritaliani ha incontrato la prof.ssa Abruzzese:

Perché questo testo è importante?

Questo testo è una testimonianza importantissima della Taranto rinascimentale e sopratutto attesta la circolazione del sapere e degli intellettuali anche in una zona considerata periferica come la nostra. Giovan Giovine scrive quello che vede e cita libri come Etymologicum magnum o il Thesaurus graecae linguae,  che non si trovano a Taranto. Sicuramente è andato fuori dal nostro territorio per accedere a testimonianze scritte, a numerosi altri testi. Quindi questo libro è la prova della circolazione della cultura nel nostro territorio. Con Giovan Giovine e con “De Antiquitate et varia Tarentinorum fortuna” possiamo annoverare Taranto tra i centri di cultura rinascimentale, aspetto sottovalutato e poco studiato. Invece la vita nel periodo umanistico-rinascimentale germoglia anche qui.

Secondo lei a questo movimento ha contribuito l'Accademia degli Audaci, fondata dal poeta Cataldo Antonio Mannarino  e dallo stesso Giovine?

Non posso essere sicura, perché ci siamo ripartiti i compiti e non sono io ad occuparmi delle connessioni culturali fra la città e atri centri. Questa indagine è condotta dal prof. Fonseca che scriverà l'introduzione al volume. Credo che Giovine sia stato “agevolato” dalla sua appartenenza alla Chiesa. Era un ecclesiastico e questo garantiva una formazione culturale eccellente ed anche scambi e conoscenze di altri ecclesiastici-studiosi. D'altra parte il libro stesso è dedicato al famoso arcivescovo Lelio Brancaccio.

Giovine  scrive quello che vede, dunque una Taranto che non conosciamo?

Sì, questo è davvero un documento straordinario. Oltre allo studio accurato dei testi antichi a cui molti sono i rimandi, Giovine annota osservazioni sulla realtà in cui vive, ci sono le descrizioni “geografiche” di Mar Piccolo e Mar Grande, i pesci, le tecniche di pesca oppure le coltivazioni tipiche del territorio. Ci sono le pagine dedicate ai rinvenimenti archeologici, per esempio sulle monete che sono le stesse che noi, ora, possiamo ammirare al museo. Purtroppo non si sofferma su particolari architettonici ma, ricostruisce la storia dello stemma di Taranto, quello con lo scorpione. Il testo inizia con una parte dedicata al lessico dove riporta parole prese da vari testi (Esiochio, Suda), parole appartenenti al dialetto greco dorico (che era quello usato a Taranto), ed oltre ad elencarle in ordine alfabetico, ne spiega il significato e racconta aneddoti legati alla parola specifica.

Vi state dedicando alla traduzione in tre da circa un anno, ma quanto è voluminoso il libroe quando finirete?

240 pagine complessive ma, il punto non è la traduzione. Il testo originario è pieno di rimandi a testi antichi, citazioni generiche che bisogna spiegare e verificare con precisione con numerose note. Il lavoro più complicato è districarsi in questa miriade di nozioni e spiegarle per evitare un mero elenco di citazioni. Tenga presente che molti dei libri consultati da Giovine non sono presenti in Puglia. Io sono andata diverse volte a Bologna per consultare testi antichi (parliamo appunto di cinquecentine). La traduzione è il meno, ogni citazione merita una nota d'approfondimento. Giovine fa uno studio molto articolato e particolareggiato, e così noi dobbiamo seguirlo su un percorso enciclopedico che finisce per essere sconfinato e sembra non finire mai.

Un lavoro certosino da novello amanuense?

No, non siamo amanuensi. Anzi terrei a dire che Questa fatica è puro volontariato. Naturalmente non è l'unico impegno che abbiamo, ma ci dedichiamo con grande interesse e tenacia. Il testo sarà pubblicato dalla Biblioteca “Acclavio” in un cofanetto con una copia anastatica. Quella è già pronta.

Tags:
fonsecatarantoabruzzesetraduzionede antiquitate
i blog di affari
Qua la zampa (nera)! Alla scoperta del miglior prosciutto del mondo
di Riccardo Succi
Covid, in autunno torneranno le restrizioni. E sarà caccia dei non vaccinati
L'OPINIONE di Diego Fusaro
Sistemi di raccomandazione in retail ed education con aKite e SocialThingum
di Francesco Epifania
i più visti


Testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Angelo Maria Perrino - Reg. Trib. di Milano n° 210 dell'11 aprile 1996 - P.I. 11321290154

© 1996 - 2021 Uomini & Affari S.r.l. Tutti i diritti sono riservati

Per la tua pubblicità sul sito: Clicca qui

Contatti

Cookie Policy Privacy Policy

Cambia il consenso

Affaritaliani, prima di pubblicare foto, video o testi da internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti di autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso del materiale riservato, scriveteci a segnalafoto@affaritaliani.it: provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.