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PugliaItalia
Marmo Nino
Il Rettore in scadenza dell’Università di Foggia si è impennato con una dura requisitoria nei confronti di quei consiglieri regionali, non solo del Pdl, che hanno osato sollevare eccezioni sulle procedure «agostane» e nel merito del Piano paesaggistico regionale prodotto dall’assessorato della pur ottima Assessora Barbanente.

Mai un curriculum, così dotato di innumerevoli attestati, partecipazioni e titoli, si è rivelato tanto inutile alla tutela degli interessi legittimi e leciti del cittadino comune, dei professionisti del settore e del tessuto imprenditoriale.

La saccente arroganza giunge al culmine dello sgarbo istituzionale quando afferma a chiare lettere: «Ma pretendere che i consiglieri regionali studino una rivista specializzata è forse chiedere troppo». Chissà se non lo ritroveremo tra un po’ a fare il consigliere regionale, visto che gli è mancato l’approdo al parlamento nella lista di Vendola, terlizzese come il Magnifico.

I consiglieri hanno osato rivendicare le proprie prerogative per la incontestabile e doverosa capacità di uscire dalle chiuse stanze degli studiosi di fama, più o meno mondiale o provinciale, per percorrere molto più umilmente territori e incontrare persone «vere» e comunità che non sempre corrispondono a ciò che viene favoleggiato da cattedre a volte auto-referenziali.

I consiglieri regionali devono preoccuparsi anche di marginali questioni, che non toccano mai le «torri eburnee» del sapere, come la fame di lavoro dei pugliesi che vedono, invece, un tracollo record dei livelli occupazionali con una perdita, in tre anni di oltre otto punti  percentuali, nonostante le diverse manovre regionali, cosiddette alti cicliche e piani del lavoro solo sulla carta!

Lodevole l’Atlante del Patrimonio e la individuazione puntiforme di una lunga serie di siti rilevantissimi. Il non accettare «a priori» critiche che non si sono ancora compiutamente rappresentate scusate, ma non è normale.
Non si vuole colpire uno dei «prodotti migliori della Puglia di questi anni», reso tale forse per la sua partecipazione consulenziale. Si vuole far scendere sul piano della operatività «umana» uno strumento tecnico che va contro un principio sacrosanto di cui abbiamo urgente necessità: la semplificazione, producendo invece complicazioni.

Non ci permettiamo di dare lezionia nessuno! Facciamo semplici domande: per esempio, il Pptr salvaguarda i diritti acquisiti (ovvero non si applica) provenienti dai pug vigenti, conformi al Putt/P, per le aree di espansioni residenziali, commerciali, artigianali, industriali; dei  «piani esecutivi attuativi» approvati o adottati  alla data del 31.7.13 ( vale a dire Pue, Pp, PdL, eccetera); dei Prg vigenti, conformi al Putt/P, per le aree di espansione residenziali, commerciali, artigianali, industriali?

Se non si recepiscono  preliminarmente i suddetti  diritti,  tutte le osservazioni di questo mondo  produrranno solo un solletico al Pptr (è questo  l’obiettivo della Barbanente e dei suoi consulenti?).

Infine, ma non meno importante, ma semplicemente devastante per il lavoro che richiederà, è il disposto «adeguamento dei piani urbanistici al Pptr». Non sarà una passeggiata per i Comuni ma una vera e propria «ripianificazione» del loro territorio con varianti generali ai loro strumenti attuali i cui «costi» determineranno il crollo dei bilanci. E non parliamo dei macroscopici errori cartografici sulle aree di territorio costruito che verrebbero nuovamente sottoposte a parere paesaggistico.

Come il lettore normale, e non super, potrà vedere, qualcosa i consiglieri regionali hanno letto e leggeranno ancora, con le «modeste» capacità che madre natura ha loro donato e sempre battendo le strade vicine alle persone comuni e ai loro problemi.
      
Nino Marmo

*Vice Presidente del Consiglio Regionale della Puglia

(da La Gazzetta del Mezzogiorno 6/9/2013)

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