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adolescents all'Oasi

Buongiorno a tutti, amici dell’Oasi. So che la notizia potrebbe essere uno shock per molti (oppure un sollievo per altri, chissà…) ma sono spiacente di dover comunicare che la storia dell’Oasi San Martino si concluderà nei primi giorni di ottobre. Sono stati 4 anni intensi, bellissimi e difficilissimi, ma sono stati 4 anni in cui si sono avverati tanti sogni”. Con queste righe iniziava il post di alcuni giorni fa scritto dall’Oasi San Martino di Acquaviva delle Fonti - culla della musica di qualità per gli addetti ai lavori e per gli spettatori più fedeli o semplicemente di passaggio -, una notizia che è arrivata ex abrupto e che ha spiazzato chiunque. L’Oasi San Martino era stata fino ad oggi una tra i sopravvissuti alla crisi, garantendo sempre un’attività ricca e, soprattutto, di qualità con ospiti che hanno scritto la storia della Musica (Diaframma, Zen Circus, Zamboni/Baraldi, Giorgio Canali e tantissimi altri). Commossi e dispiaciuti i commenti dei cittadini pugliesi e non alla notizia: “Non sto esagerando ma da quattro anni a questa parte quello che avete fatto è un qualcosa di straordinario”. Ed ancora: “Quando realtà di questo tipo sono costrette a chiudere, tutti perdiamo qualcosa”. Uno degli ospiti della stessa Oasi, il musicista Umberto Palazzo, ha commentato su Facebook: “E dopo il Wake Up, il Tago Mago e tanti altri posti muore pure la fantastica Oasi San Martino. Mi si spezza il cuore”.

Affaritaliani-Puglia ha deciso allora di intervistare Marco Antonelli, il responsabile per le attività dell'Oasi San Martino, per cercare di capire l’accaduto.

foto live 1

Alcuni giorni fa uno status su Facebook, nel quale si raccontava della chiusura imminente dell’Oasi San Martino, ha destabilizzato non poco gli amanti della musica (e non solo). Cosa è successo e perché si è arrivati a questa difficile decisione?

Marco Antonelli: “E’ stata sicuramente una decisione difficile e dolorosa, purtroppo gli alti costi di gestione del locale sono stati determinanti  ai fini della stessa. Non si tratta, però, dell’unica motivazione. La musica dal  vivo al giorno d’oggi è il motore portante di tutto il music business, gli artisti ormai vendono i loro dischi solo ai concerti, purtroppo il modello del negozio di dischi come punto di riferimento è ormai obsoleto. Nonostante questo, però, ultimamente c’è stata una flessione anche nel campo dei concerti live e i “rischi imprenditoriali” sono aumentati notevolmente, in più i soldi nelle tasche del pubblico sono sempre di meno e i ragazzi, pur appassionati, sono costretti a scegliere un concerto a discapito dell’altro, di conseguenza un concerto su tre va male. E’ diventata una roulette russa tra gli organizzatori, oggi tocca a me rimetterci, domani a chi?”

“La musica è lavoro” recitava un messaggio all’ingresso del Medimex, la Fiera internazionale della Musica promossa da Puglia Sounds, gli scorsi anni. Eppure si è arrivati a questa scelta per un locale storico e seguitissimo come l’Oasi. La politica regionale poteva fare qualcosa? Cosa rimproverate agli attuali amministratori o, più semplicemente, cosa chiedereste?

“Non voglio fare polemiche, perché sicuramente c’è buona fede negli intenti, ma questo bellissimo slogan spesso viene pronunciato da chi non ha mai rischiato un euro di tasca sua per organizzare un concerto e che quindi non ha per niente chiaro il quadro della situazione. L’Oasi non ha mai richiesto fondi per organizzare concerti, sarà che sono sempre stato abituato a lavorare così, ma fosse per me abolirei proprio ogni tipo di finanziamento in quanto sono convinto che sia dannoso per tutti e spiego perché: ci sono tot soldi a disposizione? Le agenzie degli artisti sparano cifre altissime e fuori da ogni logica perché sanno di poterlo fare, gli organizzatori se ne fregano di contrattare, tanto i soldi glieli fornisce la regione, i concerti sono gratuiti per il pubblico che così pensa che l’ingresso libero sia una cosa normale e quando c’è da sganciare 10 euro per un concerto organizzato da un privato, che deve coprire le spese di tasca sua, si lamenta per il costo. Questa catena “malata” fa poi in modo che ci siano alcuni artisti che, abituati a chiedere cachet stellari, non riescono più a ritrovarsi nella grande crisi che invece attanaglia il mercato e si auto riducono a fare una decina di concerti l’anno, tanto la pagnotta (salatissima) se la portano a casa comunque”.

Lydia Lunch

Siete stati contattati da rappresentanti della politica locale, ci sono delle possibilità che l’Oasi non chiuda definitivamente? Una soluzione potrebbe essere quella della creazione di una rete, simile a quella di Circuito d’Autore con Apulia Film Commission, a sostegno dei locali, come il vostro, che ospitano musica di qualità.

“La creazione di una rete è una cosa più facile da pronunciare a parole, realizzarla è un’altra cosa. E poi, quali locali? Ormai ce ne sono pochissimi! È chiaro che se ci fosse la possibilità concreta di poterla realizzare sarebbe interessante, ma più che di sostegno economico per i concerti, ci si potrebbe concentrare su un sostegno per migliorare la logistica in modo che i locali diventino più belli e più adatti ad ospitare musica dal vivo, la stessa Oasi presenta carenze tecniche e logistiche”.

C’è qualcosa che rimproverate a voi stessi, invece?

“Potrei elencare tantissime cose che rimprovero a me stesso, sono stati fatti degli errori e uno di questi paradossalmente è legato al numero di concerti organizzati all’Oasi, forse sono stati troppi. Duecentocinquanta concerti in quattro anni sono una media troppo alta, proprio per i motivi legati ai pochi soldi nelle tasche dei fruitori di musica li abbiamo costretti a scegliere un concerto a discapito dell’altro. La voglia di proporre musica, però, era troppo forte!”

Dall’esterno, erroneamente, l’organizzazione di un concerto appare come un progetto semplice, quasi alla portata di tutti. Sfatiamo questa leggenda metropolitana? Quali sono le difficoltà che attualmente si incontrano in questo tipo di lavoro?

“L’organizzazione di un concerto comporta molto stress, ci sono da seguire con attenzione mille dettagli che ai più sembrano insignificanti, ma che fanno la differenza tra un bel concerto e una brutta serata. Sono aspetti che vanno dall’accoglienza al catering, la Siae, la sistemazione degli artisti negli alberghi fino ad arrivare ovviamente alle richieste tecniche. Certe volte se un artista arriva e si trova un piccolo buffet si mette di buon umore e magari è meglio disposto se si presentano problemi tecnici. Devo ammettere che i musicisti che sono passati dall’Oasi sono stati in grandissima parte molto carini e disponibili, contribuendo a creare quella che è sicuramente una peculiarità del locale, l’informalità. I musicisti cenano in mezzo alla gente e non mi ricordo di qualcuno che sia stato infastidito in qualche modo! Quando poi le richieste del catering sono particolari, mi conservo le schede perché si potrebbero incorniciare. Si va dalla richiesta di “degustazione di prodotti tipici locali” alla “barretta di cioccolato alle noci”, se ne potrebbe parlare per ore, fortunatamente succede solo di tanto in tanto…”

Facendo un salto indietro nel passato, com’è iniziata l’avventura dell’Oasi? Qual è stato il vostro primo concerto?

“Ho fatto parte per più di 15 anni dello staff di un locale in Romagna, la mia terra natìa, e sicuramente il know how incamerato in quella esperienza mi è servito, ma all’Oasi siamo davvero partiti da zero. Abbiamo iniziato in una saletta piccola ad ospitare concerti di band locali, in modo da far conoscere il nome del locale, poi abbiamo costruito un gazebo esterno, molto più grande e accogliente, con un palco serio e discretamente spazioso. Nel frattempo ho utilizzato alcuni miei contatti con vari promoter per fare arrivare gruppi più conosciuti, ho avuto anche alcune persone con le quali ho stretto amicizia che mi hanno dato una grossa mano contattando le agenzie che non conoscevo. Il resto l’hanno fatto i musicisti stessi, il loro feedback positivo, presso le rispettive agenzie una volta tornati a casa, ha reso tutto più facile e sono state loro stesse a contattarmi per propormi altri concerti”.

oasi san martino music live.logo

Il vostro locale ha ospitato tra le più eclettiche ed originali personalità artistiche (da Lydia Lunch a Massimo Zamboni, da Giorgio Canali a Kim Gordon, dai Diaframma agli Zen Circus, solo per citarne alcune). C’è un evento al quale siete particolarmente legati, perché?

“Ho ricordi meravigliosi di quasi tutti i concerti di quelli che si menzionano nella domanda, l’arcigna (la conoscevo come antipatica) Lydia Lunch la ricordo mentre mangia una piadina con la nutella alle tre di notte con un sorriso grande così, a Kim Gordon non sono riuscito quasi a rivolgere la parola per quanto ero emozionato, ma conservo gelosamente una foto con lei. Federico Fiumani e i Diaframma sono venuti a pranzo a casa e mi sembrava una cosa normale, come se venissero dei parenti, Giorgio Canali ha il record di presenze all’Oasi (sei!) e lo ringrazio per l’onore che mi ha fatto, gli Adolescents, mitica punk band losangelina, hanno richiesto espressamente di suonare di nuovo all’Oasi dopo che la prima volta si erano divertiti da morire. Più recentemente sono venuti gli Agnostic Front, leader mondiali della scena hardcore-punk. Ci sono due concerti, però, dei quali vado orgoglioso e che non scorderò mai: i Pere Ubu e Jon Spencer Blues Explosion. Insomma, mi trovavo ad Acquaviva delle Fonti, sotto un gazebo di legno in mezzo alla campagna con David Thomas dei Pere Ubu, la band che ha praticamente inventato la new wave e mi veniva da piangere. David Thomas, personaggio davvero difficile, mi ha fatto sudare sette camicie, ma alla fine sono riuscito a strappargli un sorriso e vi assicuro che non è stato facile! Jon Spencer, invece, è un grande musicista ma soprattutto una persona meravigliosa che per una sera mi ha fatto provare il piacere assoluto di fare questo mestiere, l’unico artista di grande livello che sia andato in cucina a ringraziare la cuoca! Quella sera ho visto tante persone commosse e incredule, ma il più commosso ero io che leggevo le date della tournee di Jon Spencer Blues Explosion (Rio de Janeiro, Buenos Aires, Los Angeles, Tokyo, Londra, Berlino, Dublino, Parigi, Acquaviva!!!) e sentivo Jon Spencer che mi diceva che quella dell’Oasi era stata la serata migliore dell’anno per loro”.

Molte volte avete anche ospitato artisti emergenti. C’è un artista, più di tutti, al quale siete fieri di aver dato una possibilità di raccontarsi?

“Ho avuto il piacere di ospitare tanti gruppi emergenti, che mi hanno tutti lasciato qualcosa di positivo, vorrei menzionarne uno pugliese che mi ha emozionato ogni volta che è salito sul palco dell’Oasi: C.F.F. e Il Nomade Venerabile. Altro artista meraviglioso sicuramente è stato Stefano Edda Rampoldi, ex leader e voce dei Ritmo Tribale, band seminale nella musica italiana degli anni ‘80; i suoi concerti ad Acquaviva sono stati una pugnalata al cuore. Chiuderei con Federico Fiumani e Umberto Palazzo, artisti tra i migliori in Italia e gran belle persone”.

Adesso cosa accadrà, cosa ne sarà dell’Oasi? Con quale saluto vorreste lasciare chi vi ha seguiti questi anni?

“L’Oasi chiuderà a fine ottobre, non so sinceramente a quale uso sarà destinato il locale che ci ha ospitato per quattro anni. Per quanto mi riguarda, avrò sicuramente bisogno di ricaricare le pile per qualche tempo, poi magari si penserà di realizzare qualche altro progetto che possa avere una continuità con quello realizzato fino ad ora. Il mio è un arrivederci rivolto a tutti quelli che hanno frequentato l’Oasi con una certa continuità facendoci crescere tanto, vorrei ringraziarli e abbracciarli uno per uno! Molti mi chiedono sempre: “Ma se è così difficile e poco gratificante, chi te lo fa fare?”. La risposta è una sola: la passione per la musica”.

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