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di Antonio V. Gelormini

“La linfa vitale, la forza interiore per un uomo sta nella capacità di ricordare il suo passato o nella speranza del proprio futuro. Quando la profondità di questi angoli visivi, per una ragione o per l’altra, si attenua, allora è inevitabile la crisi dell’individuo”, lo sosteneva a ragione Henri Bergson, filosofo francese e premio Nobel 1927.

A Orsara di Puglia, nella notte di “tutti i santi”, si celebra una festa antichissima. A pochi giorni dall’evento, le famiglie cercano di accaparrarsi le zucche migliori per i propri bambini. Saranno i più piccoli, con l’aiuto di nonni e genitori, a intagliare queste grandi “mongolfiere” arancioni per renderle “umane” e adeguarle a ospitare un lume al loro interno.

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Affinché la festa sia perfetta, occorre accatastare per tempo tutto il legname necessario a preparare un falò che faccia invidia a quello del vicino. E poi non bisogna dimenticare vino, carne, pane, patate e dolci tipici, cioè tutte le pietanze e gli ingredienti che saranno consumati quando, in ogni stradina del borgo medievale, si terrà un banchetto a base di piatti “poveri”, ma gustosi e in tutto il paese saranno esposte zucche lavorate in modo creativo e illuminate al loro interno.

Orsara si trasforma, acquisendo le caratteristiche di un luogo magico. Davanti all’uscio di ogni abitazione si vedono grandi tavolate. Si mangia per strada, in una grande comunione collettiva che riempie il borgo di voci, risate, musica e allegria. Avvolte dal mistero di una notte che sembra davvero fare abbracciare due mondi: uno materiale e visibile, l’altro ultraterreno e impalpabile, ma pieno di suggestioni.

La tradizione vuole che le anime del Purgatorio (Cocce priatorije) possano purificarsi attraverso il fuoco e trovare la via del Paradiso, che viene indicata loro dai lumi nascosti dentro le zucche. E’ la festa della luce, dunque, non quella delle tenebre (Halloween).

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Non farsi ammaliare, quindi, dalla rincorsa relativistica a mode con elevato tasso di consumismo, come le zucche “vuote” di Halloween. Ma perseguire itinerari della memoria e della tradizione, per rinforzare il carattere identitario comune e far rivivere il senso di appartenenza alla propria comunità. Questo é il meritevole intento e la pregevole azione di questa comunità dell’Antica Daunia (Daunia Vetus).

L’evento che si celebra a Orsara di Puglia, rifugge dall’effimero commerciale, ma resta tradizionalmente e profondamente legato al culto dei defunti. Per cui, al diavolo “dolcetto o scherzetto”, per un ben più nostrano: “fichi secchi e mele cotogne, con grano cotto (cicc’ cott’) e vino cotto per le anime dei morti”. Affinché i nonni di ieri e la memoria tramandata, possano farsi leva per i giovani d’oggi, utile a un futuro davvero migliore e niente affatto evanescente.

Un consiglio pratico per quanti hanno intenzione di andare a Orsara a godersi lo spettacolo: è meglio arrivare presto in paese, e comunque entro le 20, perché una volta esauriti i posti auto, diventa difficilissimo fare ingresso nel centro storico. La notte dei fuochi è un appuntamento da non perdere.

(gelormini@gmail.com)

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