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PugliaItalia

 

18Michele Emiliano foto A. PellegrinoBari – È di nuovo countodown. Meno di settantadue ore e i destini della direzione nazionale democratica, chiamata a scegliere, sia pure fino al Congresso, il successore di Bersani si incroceranno con quelli della nascente “Cosa Giusta” di Nichi Vendola, al varo in Piazza Santi Apostoli. Con più di un interrogativo in sospeso e qualche fibrillazione.
 
Tra i democrats, la marcia di avvicinamento al giro di boa della Fiera di Roma passa attraverso un gruppo ristretto di fedelissimi, compresi il pugliese Ivan Scalfarotto e i capigruppo Zanda e Speranza, chiamati a trovare la convergenza sul nome del reggente da eleggere in assemblea: una figura “di garanzia” che, almeno stando alle indiscrezioni, rimarrebbe in carica solo pochi mesi, anticipando il Congresso a luglio. E se per le date bisognerà aspettare fino a sabato, sull’identikit sembrano in forte ascesa le quotazioni del numero uno del gruppo a Montecitorio, Speranza, in vantaggio tanto su Anna Finocchiaro quanto sui meno probabili Cuperlo ed Epifani. 
 
Hanno avuto paura di vincere, e si è annullata la possibilità di un’uscita a sinistra dalla crisi della società italiana”, ha attaccato a testa bassa il Governatore pugliese dall’agenzia parlamentare, sparando ad alzo zero sulla governance Pd: “Si sono infilati nella macchina del tempo tornando alla prima repubblica, dall’elezione del Capo dello Stato alla formazione del governo non hanno voluto osare e così facendo  hanno ridato ossigeno a Berlusconi”, ha mandato a dire. E a chi gli ha chiesto del contenitore al quale sta lavorando, il Rivoluzionario gentile ha parlato apertamente di “una nuova soggettività politica di sinistra, un progetto largo, condiviso, partecipato”. “Una sinistra di governo, radicalmente riformista ed europeista”, annuncia: “Anche  il Pd, partito dalla natura incerta, dovrà scegliere”.
 
 
E nel Tacco dello Stivale i venti nazionali hanno già provocato non pochi smottamenti: Patrizia Calefato, responsabile cultura, ha lasciato la segreteria regionale poco più di una settimana fa, chiedendone l’azzeramento come segno di responsabilità della dirigenza locale. E non che il primo cittadino barese Michele Emiliano, le abbia mandate a dire: “Il Pd pugliese a Roma non conta nulla”, rincara in serata dalla propria pagina Facebook, commentando un tweet del foggiano Michele Bordo, risalente a prima della nomina di quest’ultimo a Presidente della Commissione Politiche Ue. E poco male se nel pallottoliere vanno citate anche la Commissione Bilancio, andata al biscegliese Boccia, e la Difesa, del fasanese Latorre: il Gladiatore non recede. “Non contiamo nulla, menomale, quando vengono spartiti i sottosegretari senza che nessun pugliese entri nella lista, sia quando ben tre pugliesi diventano Presidenti di Commissione Parlamentare”. Poi l’affondo: “E tutto sommato sono contento di non aver mai contato nulla in questo Partito e di non avere nulla a che vedere con questa assurda maggioranza che spartisce poltrone col Cencelli e decide delle nostre vite senza alcuna legittimazione politica. Nessun elettore italiano aveva votato per una simile soluzione!”.
 
 
Una bordata in piena regola e per nulla sfumata che trova subito l’appoggio del civilista barese Enrico Fusco: “Il Pd Pugliese non conta nulla perché, negli ultimi anni, è stato a capo chino rispetto al livello nazionale ed è gestito (come il nazionale) da correnti e potentati”, spiega senza mezzi termini ad Affari prima della trasferta capitolina, ricordando come, a quarantotto ore dalla assemblea nazionale di sabato, non vi sia ancora un ordine del giorno. Guai però a parlare di resa: “Parteciperò all'assemblea nazionale e porterò il forcone nello zaino, anche per dare voce allo sdegno delle persone di OccupyPd e per dare il mio contributo al dibattito”, rilancia, “per evitare che il massimo organo statutario del Partito svolga solo funzione di ratifica di decisioni prese altrove, da un gruppo dirigente che non si rende conto di essere davvero fuori tempo massimo e di non avere più alcuna legittimazione.” E al ritorno dall’assise romana? “Mi auguro che Emiliano dia seguito alle sue parole e convochi al più presto l'assemblea regionale, che lo stesso Emiliano non convoca da due anni, perché si discuta delle responsabilità del livello regionale del partito nella disfatta elettorale”. Battaglia all’interno, dunque, ma non certo guardando alla creatura del Masaniello terlizzese: “Temo che sia l'ennesimo tentativo di creare un nuovo contenitore: un partito di sinistra in Italia c'è già ed è il Pd. Piuttosto che creare nuovi cantieri, contribuiamo tutti a finire la costruzione del Pd, per avere finalmente quel partito rinnovatore e riformista, che ci è stato promesso fin dalla sua fondazione e che ancora non c'è”. E queste erano solo le premesse
 
(a.bucci1@libero.it)
 
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