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Petruzzelli AffaritalianiBari –  Ai ballottaggi delle Amministrative manca poco più di una settimana ma a Bari si guarda già alle comunali del dopo Emiliano. È Pietro Petruzzelli, consigliere Pd a Palazzo di Città, il primo candidato alla fascia tricolore: “Mi candido per smuovere le acque”, spiega provando a scompaginare i piani degli aspiranti papabili, dopo una lunga gavetta nella circoscrizione Libertà datata 1995 (“Portavo i capelli lunghi e i jeans a zampa”) e l’approdo in Aula Dalfino nel 2009. Ma che cosa cambia tra i democrats con questa accelerazione? Quali sono le idee, le reazioni e le possibili alleanze? Affari ne ha parlato con il diretto interessato.
 
 
Basta tatticismi” ha mandato a dire, “al voto manca meno di un anno e non sappiamo se faremo le primarie, né come o con chi le faremo”: una candidatura per costringere tutti ad uscire allo scoperto?
 
"Le finalità della mia candidatura sono molteplici e tra queste c’è sicuramente l’esigenza di un cambio di passo. Mi riferisco alla possibilità che il centrosinistra riesca realmente a interpretare quello spirito di rinnovamento e partecipazione che è emerso con forza dalla base e dalla società civile. Si era parlato inizialmente di candidature a giugno e primarie ad ottobre. Ora il tema magicamente viene derubricato o peggio confinato nei corridoi della politica e dei palazzi. La mia candidatura propone uno stimolo alla trasparenza, al confronto e al coinvolgimento pubblico, ben venga se indirettamente costringe i miei competitor a proporsi".
 
Le primarie, così come sono oggi, si confermano uno strumento valido anche dopo le ultime tornate elettorali? Chi vorrebbe, dentro e fuori il recinto dei democratici, a competere per la nomination?
 
"Credo che lo strumento delle primarie abbia dimostrato in più occasioni una doppia capacità: di selezione e di motivazione. Di selezione perché i cittadini possono esprimere una preferenza, spesso infrangendo le “regole” e le “discipline” dei partiti, facendo scelte più lungimiranti delle classi dirigenti. Di motivazione perché inducono processi virtuosi di partecipazione politica favorendo il confronto e l’emersione dei temi. Un “recinto dei democratici” non esiste: è tempo di guardare al centrosinistra come una piattaforma di innovazione pronta a contaminarsi e aprirsi al nuovo, alle generazioni, alle donne, alle associazioni".
 
Immagina della partita anche il Movimento 5 Stelle, al quale Michele Emiliano ha più volte strizzato l’occhio? E con quale road map rispetto alle tempistiche?
 
"Il movimento cinque stelle è un fenomeno che conferma la mia ipotesi di apertura e l’esigenza di partecipazione dal basso. E al di là delle contraddizioni manifeste tra leadership e movimento, vi sono due  elementi che ne confermano l’attualità: l’attenzione ai temi, al programma, alla proposta programmatica e culturale, e quello del web, rappresentazione di un modello sociale di tipo reticolare, sfuggente agli schemi tradizionali di tipo dirigista e verticale. Proporremo dei temi e ci confronteremo con tutti. E siamo determinati".
 
sala consiglio comunale Bari1“Dell’Onda del 2004 ormai non c’è più traccia”, ha attaccato in conferenza stampa: che cosa non ha funzionato nella seconda amministrazione Emiliano e nel passato più recente? 
 
"L’onda del 2004 nasceva da una profonda inquietudine civile: non si poteva più assistere da spettatori alla negazione di una città ma si doveva reagire, liberare le energie più sane della società civile e individuare elementi simbolici su cui concentrare un tratto di discontinuità. Punta Perotti fu il totem da abbattere per ricostruire una nuova città fondata su, trasparenza, partecipazione e legalità. Emiliano fu interprete genuino di questo nuovo corso condiviso con le cittadinanze sino al secondo mandato in cui quella spinta di rinnovamento si è scontrata con il realismo di una proposta politica. Un realismo presunto che si è dimostrato molto meno efficace sotto il profilo dei risultati e soprattutto ha allontanato moltissime persone dalla politica. La mia candidatura nasce dalla convinzione che bisogna recuperare quello spirito civico e ridisegnare e aggiornare la visione della città che si è evidentemente persa nel tempo". 
 
Quali sono le colpe imputabili al partito di maggioranza e al Sindaco?
 
"Non rimprovero nulla a Michele Emiliano né alla maggioranza così come considero assolutamente legittime le ambizioni di un Sindaco che ha fatto un percorso politico importante e che ora guarda lontano. Ma è tempo che anche lui ceda il passo e si metta al servizio di una proiezione di Bari a dieci anni per la quale può dare un contributo significativo. Per me Emiliano è un alleato strategico per costruire una nuova visione che tenga conto dei migliori risultati conseguiti in questi ultimi dieci anni".
  
 
Dalla nomina di Gianni Giannini nella Giunta Vendola alle fibrillazioni con Sel, da tempo si parla di rimpasto nell’esecutivo, con tanto di provocazione del primo cittadino su una sorta di “talent politico”da organizzare, comprese le videocandidature su Twitter prima dei colloqui in Comune. È la strada migliore per rilanciare il finale di legislatura?
 
"Non condivido quell’impostazione e conoscendo Emiliano so che si tratta di una boutade politica. Il suo elemento provocatorio però lo capisco e lo colgo, al punto di decidere di candidarmi a Sindaco. L’esigenza di un rinnovamento che spezzi l’immobilismo di Giunta e di Consiglio lo avverto tanto quanto Emiliano e invito la mia generazione ad esporsi liberamente, senza attendere la legittimazione di qualcuno o qualcosa. Credo che la mia generazione abbia subito passivamente e per troppo tempo un messaggio ideologico che è quello di “saper attendere pazientemente il proprio turno” come se la vita fosse una fila alla Posta determinata su base anagrafica".
 
Del Pd ha detto “è un partito vivo e che si confronta: quali sono le reazioni dei “piani alti” nel day after  della candidatura?
 
"Conosco molto di più le reazioni dei piani bassi che dei piani alti del mio Partito. Ho sorriso leggendo di accostamenti a D’Alema o ad altri padri nobili del PD. Se avessi atteso il permesso di qualcuno non mi sarei mai candidato e la convinzione che il mio Partito sia molto più vitale di quanto appare è stata una delle leve più significative della mia scelta".
 
mission
Ha già citato ecologia, spazi pubblici, cultura diffusa e repulisti nelle municipalizzate tra le tue priorità: che cosa farebbe nei famosi “primi cento giorni” con la fascia tricolore?
 
"Il mio programma sarà scritto e pensato con i cittadini e tutti coloro che vorranno attivamente partecipare. Bari può e deve diventare una “città a misura di bambino”. Siamo scesi in tutte le classifiche sulla qualità urbana e in questo intravedo un elemento di debolezza in alcune scelte di governo molto orientate alle grandi opere e meno attente alla qualità di vita dei territori. Bari è una delle città meno verdi d’Italia, l’attivismo associativo ha dimostrato di saper proporre cultura più di quanto abbia fatto l’Amministrazione negli scorsi cinque anni, creatività giovanile e industrie culturali sono le vere economie urbane da cui ripartire: uno spazio urbano policentrico e  denso di aggregazione. Quali saranno le priorità dei primi cento giorni lo decideremo insieme". 
 
A proposito, quello sulle municipalizzate non rischia di diventare un boomerang comunicativo dopo due consiliature con la coalizione al Governo in città?
 
"Circa le municipalizzate si devono fare aggiustamenti importanti sotto il profilo gestionale, dell’efficienza e della trasparenza. E’ tempo di ripensare il ruolo di queste aziende e posizionarle diversamente sul mercato. Orientandone maggiormente l’azione ai bisogni dei cittadini e liberandole dal peso della politica".
 
(a.bucci1@libero.it)
 
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