Era una notte di mezza estate, e non era un sogno. Lo ricordo bene perché quella mezzanotte, trascorsa da poco, segnava il mio cinquantesimo passaggio nell'egida della Vergine.

All'ombra luminosa della meraviglia arabescata del Rosone della Cattedrale di Troia, con Pietro Carriglio, Direttore del Teatro Stabile di Palermo, si parlava di Shakespeare e di Eliot, di Eduardo, Giovanni Raboni e Federico II, di lotta per le investiture, di Sinodi, pallio e liturgie.

Ed anche di Pina Bausch: della forza travolgente dell'esile coreografa tedesca, che dal suo presbiterio aveva rivoluzionato quelle dei riti teatrali d’ogni dove, e di come a Palermo, qualche anno prima, la Bausch avesse conquistato affetto, stima e ammirazione in una città difficile, autenticamente mediterranea e, nel contempo, dall'indelebile impronta Normanno-Sveva.

carriglio pietro2

Era una notte di mezza estate, e non era un sogno. Lo ricordo bene perché quella mezzanotte, trascorsa da poco, segnava il mio cinquantesimo passaggio nell'egida della Vergine.

All'ombra luminosa della meraviglia arabescata del Rosone della Cattedrale di Troia, con Pietro Carriglio, Direttore del Teatro Stabile di Palermo, si parlava di Shakespeare e di Eliot, di Eduardo, Giovanni Raboni e Federico II, di lotta per le investiture, di Sinodi, pallio e liturgie.

Ed anche di Pina Bausch: della forza travolgente dell'esile coreografa tedesca, che dal suo presbiterio aveva rivoluzionato quelle dei riti teatrali d’ogni dove, e di come a Palermo, qualche anno prima, la Bausch avesse conquistato affetto, stima e ammirazione in una città difficile, autenticamente mediterranea e, nel contempo, dall'indelebile impronta Normanno-Sveva.

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Era una notte di mezza estate, e non era un sogno. Lo ricordo bene perché quella mezzanotte, trascorsa da poco, segnava il mio cinquantesimo passaggio nell'egida della Vergine.

All'ombra luminosa della meraviglia arabescata del Rosone della Cattedrale di Troia, con Pietro Carriglio, Direttore del Teatro Stabile di Palermo, si parlava di Shakespeare e di Eliot, di Eduardo, Giovanni Raboni e Federico II, di lotta per le investiture, di Sinodi, pallio e liturgie.

Ed anche di Pina Bausch: della forza travolgente dell'esile coreografa tedesca, che dal suo presbiterio aveva rivoluzionato quelle dei riti teatrali d’ogni dove, e di come a Palermo, qualche anno prima, la Bausch avesse conquistato affetto, stima e ammirazione in una città difficile, autenticamente mediterranea e, nel contempo, dall'indelebile impronta Normanno-Sveva.

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Era una notte di mezza estate, e non era un sogno. Lo ricordo bene perché quella mezzanotte, trascorsa da poco, segnava il mio cinquantesimo passaggio nell'egida della Vergine.

All'ombra luminosa della meraviglia arabescata del Rosone della Cattedrale di Troia, con Pietro Carriglio, Direttore del Teatro Stabile di Palermo, si parlava di Shakespeare e di Eliot, di Eduardo, Giovanni Raboni e Federico II, di lotta per le investiture, di Sinodi, pallio e liturgie.

Ed anche di Pina Bausch: della forza travolgente dell'esile coreografa tedesca, che dal suo presbiterio aveva rivoluzionato quelle dei riti teatrali d’ogni dove, e di come a Palermo, qualche anno prima, la Bausch avesse conquistato affetto, stima e ammirazione in una città difficile, autenticamente mediterranea e, nel contempo, dall'indelebile impronta Normanno-Sveva.

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Pietro Carriglio continuava a raccogliere materiale e a girovagare in cerca di contesti, adeguati ed ispiratori, per le messe in scena di "Assassinio nella cattedrale", nella versione con sua regia del dramma in versi di Thomas Stearns Eliot, che ripercorre la vicenda del martirio dell’arcivescovo Thomas Beckett, avvenuto nel 1170. Lo stesso arco temporale che vedeva avviarsi a compimento la fabbrica secolare della stupenda Cattedrale che ci stava di fronte.

Ammirando e indicando ad un’ammaliata Liliana Paganini il ciglio del Rosone (come lo definisce Pina Belli d’Elia, storica dell’Arte), ne paragonava l’inquietante e curiosa fantasmagoria zoomorfa al taccuino mediterraneo che Pina Bausch riempiva, nei giorni di Palermo con i suoi danzattori, di osservazioni sulla gente, sulle meraviglie e le miserie di una città, specchio del Sud, dalle mille contraddizioni.

Paganini Eliot

Quel ciglio poteva considerarsi una sceneggiatura coreografica già pronta, nel suo stravagante zibaldone di risposte alle famose domande di Pina Bausch. La testimonianza euro-mediterranea dell’anticipazione sulla pietra del linguaggio della parola che si alterna con quello dei gesti, della danza, della rappresentazione. Un linguaggio che in buona parte non riusciamo più a decifrare con immediatezza. Un linguaggio che si serve di simboli e di segni per "parlare" delle cose celesti. Una sorta di canovaccio senza tempo del difficile lavoro di selezione, di montaggio, di reinvenzione: tipico della regia raffinata di un’artista universale come Pina Bausch.

Rosone illuminato

Alla luce di tali riflessioni, che riaffiorano nell’orto dei ricordi, in occasione del ritorno a Bari del Tanztheater Wuppertal Pina Bausch e dell’omaggio per un’intera settimana alla grande coreografa tedesca, assume tutt’altra prospettiva la memorabile “ouverture” proprio di quel Palermo Palermo: presentato al Teatro Petruzzelli nel 1990. A pochi mesi dall’entusiasmante debutto nel capoluogo siciliano.

Neues Stück Pina Bausch,T. Julie Anne Stanzak,Daphnis Kokkinos,Mai 2008IMG 3889

Non un sipario che si apre, ma un muro d’omertà che s’infrange. Stimolo e auspicio di un rigurgito rigenerante, i cui sintomi permangono vivi sotto la cappa opprimente di una città e di un intero Sud offesi, sedotti e degradati. Uno spettacolo ricco di speranza, che non ha bisogno di trama, per sviluppare il suo filo narrativo.

Michael Strecker. Julie Shanahan. (c) ulli weiss ok

Emozioni, angosce, sensazioni, paure, ansie e verità si dipanano nel susseguirsi di tutto il repertorio bauschiano, attraverso immagini come le vedove di mafia, il silenzio espressivo delle ribellioni femminili, la violenza sui corpi, le processioni e l’icona popolare di Santa Rosalia, o ancora gli scheletri vestiti appesi nella cripta dei Cappuccini. Abbracciando mondi differenti e comuni solarità mediterranee, filtrando sentimenti universali, ed emozionando oltre ogni differenza.

Da Ifigenie auf Tauris all’Orfeo ed Euridice,  dal Café Müller a Vicktor, passando per Palermo Palermo, Tanzabend, O dido e Agua, fino al più recente e fatale Bamboo Blues (Spoleto -Teatro Nuovo, 2009), il laboratorio sperimentale di Pina Bausch ha continuato a fondere teatro e danza con maestria introspettiva: dosando e amalgamando ballo, azione scenica, musiche, materiali documentari ed espressioni verbali “indigene” e quotidiane.

carto

Nel tributarle il Leone d'Oro alla Carriera, la giuria di Venezia - nel 2007 - le rese omaggio con questa motivazione: "Pina Bausch è un'artista che ha segnato una nuova via originale all'espressione scenica del corpo danzante e parlante, influenzando non soltanto la danza contemporanea, ma anche le arti ad essa contigue, mutandone gli orizzonti. La Bausch è una coreografa che ha innovato il teatro, rendendolo più che mai fisico e musicandone la drammaturgia: una regista che ha firmato montaggi sapienti di passi, suoni e testi per raccontare con la danza storie di persone, di individui, di vite, raggiungendo un pubblico tanto numeroso e vario, come la danza non aveva mai incontrato prima".

Mentre Renato Nicolini, suo grande estimatore insieme a Federico Fellini, a Pedro Almodovar e numerosissimi altri artisti in tutto il mondo, e a lei accomunato dal nobile culto dell’effimero, fece ricorso ai celebri versi del Prospero di Shakespeare, per immortalarne la memoria: “Noi siamo della materia / di cui son fatti i sogni”.

Un sogno che si rinnova nello scrosciare degli applausi dopo quell’intenso, immancabile e interminabile momento di rapimento silenzioso, che sigilla la fine di ogni stück di Pina Bausch.

Il prossimo appuntamento italiano, in prima nazionale, per la storica compagnia di danza della coreografa tedesca Pina Bausch è previsto per venerdì 28 giugno alle 20.30 al Teatro Petruzzelli di Bari (in replica sabato 29 giugno alle 18.00, domenica 30 giugno alle 18.00 e lunedì primo luglio alle 20.30). Il Tanztheater Wuppertal Pina Bausch, presentato da Andres Neumann International, presenta quattro uniche rappresentazioni, dello spettacolo ‘Sweet Mambo’, nell’ambito di un omaggio alla grande coreografa tedesca,

Biglietti in vendita al Botteghino del Teatro Petruzzelli e on line su www.bookingshow.it

Informazioni: 080.975.28.40.

Dopo la prima nazionale al Petruzzelli, il Tanztheater Wuppertal Pina Bausch è atteso poi dal 11 al 14 Luglio 2013 al Teatro di San Carlo di Napoli, sempre con un repertorio di grande impatto: Café Müller e Le Sacre du Printemps.

(gelormini@affaritaliani.it)

 

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