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Piano Paesaggistico, Barbanente: ‘Premi a chi pianifica, altro che vincoli’

barbanente assessore

Un profluvio trasversale di lodi e di apprezzamenti personali ad Angela Barbanente, Vice-presidente ed Assessore al Territorio della Regione Puglia, ma nel contempo una corale diffidenza sul Piano Paesaggistico della Puglia. Il primo in Italia, e già modello per altre regioni che stanno lavorando per potersene anch’esse dotare.

“E’ l’atavica resistenza al cambiamento”, ritiene la neo vice-presidente regionale, “che alimenta l’abitudine a pensare ai Piani paesaggistici in termini di vincoli, impedimenti e paventati blocchi dell’attività edilizia. Mentre essi, in realtà, sono lo strumento per perseguire azioni programmatiche di riqualificazione urbana, di integrazione tra paesaggio e insediamenti, di miglioramento della qualità edilizia stessa. L’impressione è che siano le strutture tecniche comunali ad assumere posizioni di difesa di fronte al nuovo assetto normativo”.

Il Piano Paesaggistico pugliese, adeguato al Codice dei Beni culturali e del Paesaggio stabilisce un prncipio, in qualche modo rivoluzionario: “I piani regolatori comunali, adeguati al Piano Paesaggistico regionale – che a sua volta è elaborato in conformità al Codice dei beni culturali – godono di semplificazioni amministrative”.

In pratica, adeguando i Piani Regolatori al Piano Paesaggistico regionale – conforme al Codice dei Beni culturali – il parere della Soprintendenza non sarà più vincolante, ma solo obbligatorio. Ovvero, precisa l’Assessore Barbanente: “Si premia la pianificazione, come forma di tutela e valorizzazione del paesaggio”.

Puglia luogo storia

“Tutela e valorizzazione – continua – vissute non più come ostacolo, vincolo e impedimento, ma praticate e vissute invece come valore aggiunto rispetto alla quotidianità delle attività ordinarie”.

“Il Piano Paesaggistico”, ribadisce, “è strumento di opportunità e di limite alla discrezionalità relativa alla pratica delle autorizzazioni, affinché il paesaggio sia ‘integrato’ in ogni intervento di trasformazione del territorio”.

C’è da fare uno sforzo collettivo, per uscire dalle secche e dalle derive di processi di omologazione degli sviluppi urbanistici e territoriali, che da tempo fanno di tutto il mondo lo stesso paese. Per cui, va premiata l’approvazione di nuovi Piani Regolatori in linea con gli indirizzi del Piano Paesaggistico Territoriale Regionale, e lavorare di concerto per accelerare le dinamiche di salvaguardia ed entrare quanto prima a regime.

L’esortazione di Angela Barbanente, poi, mira a svegliare coscienze e sensibilità più o meno assopite: “La Puglia è regione del Mezzogiorno e i suoi processi di sviluppo ne devono essere testimonianza e modello costanti. Abbiamo bisogno di elevare la cultura del paesaggio e la consapevolezza dei grandi valori identitari di questo territorio”.

“Un territorio come altri”, continua l’Assessore Barbanente, “che nel dopoguerra ha conosciuto processi di crescita di inusitata velocità, a scapito del senso di appartenenza ai luoghi e a scapito della conoscenza della storia”.

creato da difendere

“Abbiamo trascurato – sottolinea – voltato le spalle ed abbandonato i centri storici, li abbiamo fatti degradare e oggi li riscopriamo grazie a chi ha continuato ad apprezzarli da fuori: i nostri cervelli in fuga e le nostre risorse umane migranti che tornano, insieme ai tanti turisti che scelgono ancora  l’Italia grazie proprio a questi tesori”.

“Dobbiamo riappropriarci – rincara la vicepresidente della Regione Puglia – di un patrimonio fin troppo maltrattato. E il nostro Piano Paesaggistico vuole essere attrattore e catalizzatore di progetti culturali, con uno scenario strategico fatto di progetti territoriali tesi a creare nuove economia: a partire dalla valorizzazione del paesaggio”

“Mobilità lenta, per rendere più accessibile i territori. Rapporto città/campagna, per riqualificare periferie e contorni urbani. 100 ha. Al giorno di consumo o sciupio del suolo agricolo non sono evidentemente sostenibili. Riqualificazione anche delle fasce costiere e interventi efficaci per arginarne le erosioni. Recupero delle ‘sapienze’ locali, quelle che razionalizzavano spontaneamente l’invasività degli interventi”.

“Questa si chiama tutela attiva, altro che vincoli. Questo non è un Piano per bloccare l’edilizia, e i primi a saperlo sono proprio gli imprenditori edili, ma è un Piano per la costruzione. Sì, per costruire, ma in modo diverso”.

(gelormini@affaritaliani.it)