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ulivo
 

PIL o FIL, …quale sviluppo possibile?

E’ di questi giorni la notizia del grande bluff costruito con il caso della Xylella : se alla vigilia della pena capitale inflitta a centinaia di migliaia di ulivi secolari salentini , questi grandi vecchi , testimoni di civiltà , paesaggi e cultura non si fossero risvegliati a dispetto di chi ne aveva decretato la morte, ordinandone l’abbattimento e la devastazione chimica dei terreni, oggi avremmo compiuto l’ennesimo attentato alla  terra che ci ospita.

Ancora una volta emerge uno scenario agghiacciante con interessi pari a quelli già evidenziati in presenza di una dissennata ed incontrollata campagna di evangelizzazione dell’energia pulita da fonti rinnovabili che ha già compromesso inesorabilmente ettari di terreni agricoli convertiti a campi di produzione di denari in favore di ristrette lobby affaristiche.

Anche qui pendono pesanti gli spettri della speculazione del mercato delle biomasse, delle multinazionali e dell’agrochimica industriale , sino agli OGM per produzione di biocarburanti e non solo . Anche qui la famelica macchina che vuole emungere immense risorse statali e comunitarie si è messa in moto “in nome e a difesa dell’Italia e dell’Europa” sacrificando sull’altare il paesaggio salentino.

Ed intanto mentre piccoli produttori agricoli ed aziende artigianali, che rendono lustro al proprio contesto territoriale  contribuendo con sane e virtuose pratiche agricole alla sua conservazione, sono costrette a chiudere battente poiché il peso dell’eccessiva burocratizzazione, del costo di adeguamento a sempre più restrittive normative comunitarie ne rende impossibile la sopravvivenza ed il pareggio di bilancio, assistiamo inerti a quanto la politica di industrializzazione selvaggia ha prodotto sulla vita delle persone nella sua follia speculativa:  equilibri ambientali alterati,  biodiversità distrutte , terreni contaminati, danni irreversibili alla salute dei cittadini.

Alessia
 

Fautrici di siffatto scempio quelle aziende che per anni hanno avuto gli onori dello Stato e dei vari Enti territoriali e che sono state supportate dal mondo finanziario in virtù del peso dei propri fatturati  e dei posti di lavoro mercanteggiati.

Oggi si è scoperto il valore competitivo del paesaggio anche nelle produzioni agricole ed  inventare  un’economia che valorizzi e rispetti le risorse del territorio diventa un necessità improrogabile. L’Italia è tra i pochi paesi al mondo ad aver sancito nella propria Costituzione il principio della tutela del paesaggio  e del patrimonio culturale ma, avverte Settis,  “esiste un baratro tra i principi di difesa e tutela enunciati e la realtà di degrado dello spazio in cui viviamo. Il degrado non riguarda solo la forma del paesaggio e dell’ambiente e nemmeno solo gli inquinamenti, i veleni… è una forma di declino complessivo delle regole del vivere comune, reso possibile da indifferenza, leggi contraddittorie, aggirate con disinvoltura, malcostume diffuso e monetizzazione di ogni valore. ” Mancano di fatto gli strumenti di tutela e sensibilizzazione del rispetto del paesaggio.

ulivi malati
 

Recentemente inizia ad affacciarsi l’idea che la crescita di un paese debba essere valutata non solo in termini di PIL (prodotti interno lordo) ma anche adottando un indicatore definito FIL (felicità interna lorda) che si ricava dalla considerazione di elementi  quali la qualità dell’aria, la salute dei cittadini, l’istruzione, la ricchezza dei rapporti sociali.

Ogni Stato , quindi dovrebbe mirare al benessere dei cittadini e le aziende stesse dovrebbero essere considerate e  valutate e in base alla loro capacità di produrre benessere al territorio che le ospita, in termini di tutela ambientale , preservazione delle biodiversità  e della qualità della vita dei  cittadini. Forse si inizierebbe così a dare forza a quell’enunciato  presente all’art 9 della nostra Costituzione che pone la tutela del paesaggio  e dell’ambiente tra i valori primari strettamente connesso al diritto alla salute dell’individuo e all’interesse della collettività.

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